Un assassinio in Turchia, World Press 2017

di Luigi Coluccia

Pillole di ArchiMinimal è la nuova rubrica del nostro Blog che ha lo scopo principale di animare le attività del nostro Laboratorio. Brevi articoli, appunti e note di interesse sui tanti aspetti legati al mondo della fotografia che hanno lo scopo di stimolare un confronto fra esperienze al fine di favorire la crescita reciproca. Siete quindi tutti invitati a seguire ed a partecipare a questo nostro nuovo interessante esperimento. Buona lettura!

Come già detto, in questa nuova rubrica del nostro blog, ho preso il gusto della provocazione. Quella su cui vorrei discutessimo oggi trae spunto da due notizie di cronaca, una un po’ datata, quella che riguarda l’omicidio dell’ambasciatore Russo in Turchia, Andrei Karlov, per mano di un poliziotto Turcodi 22 anni, Mevlut Mert Altintas, appartenente alle unità anti-sommossa di Ankara. L’altra, proprio di questi giorni, la premiazione della foto che riprende il corpo dell’ambasciatore a terra e la figura dell’assassino che, con pistola fumante ancora in pugno, scaglia verso il cielo il braccio e urla qualcosa dopo il suo folle gesto.

Con questa immagine, il fotografo turco Burhan Ozblici ha vinto il premio per la miglior fotografia della categoria spot news del World Press 2017, sulle quasi 80.000 mila immagini in concorso, scattate da oltre 5000 fotografi. Questa fotografia è stata scattata il 19 dicembre 2016, ironia della sorte, proprio ad una mostra di fotografia ad Ankara. Il suo titolo è “Un assassinio in Turchia” e qui potremmo riaprire una piccola appendice circa la discussione dell’ultimo argomento trattato nelle pillole di ArchiMinimal.

A ben guardare questa immagine, ciò che si evince immediatamente sono essenzialmente la freddezza dei colori, data dall’ambiente in cui questo tragico fatto è avvenuto, la somiglianza dell’attore principale ad un personaggio dei film di Tarantino – cosi come oggi citava il Corriere della Sera che riportava l’articolo – e l’assenza nel fotogramma della rappresentazione dell’atto violento. Non c’è sangue infatti e il corpo giace già a terra. La freddezza dell’autore dello scatto, che davanti ad una scena del genere riesce a trovare la forza d’animo per scattare questa immagine infischiandosene del reale pericolo in atto intorno a lui, meriterebbe un capitolo a parte.

Mi farebbe piacere intanto sapere da voi cosa pensate di questo scatto, soprattutto alla luce della sua recente, prestigiosa premiazione. Come detto c’erano in esame oltre 80.000 immagini che puntualmente avranno trattato di immigrazione, di profughi ammassati su “disastro-navi” – per citare un celebre brano della Mannoia – di eccidi nelle molteplici zone di guerra. Giusto propendere quindi per una scelta del genere, un’immagine che ritrae un fatto violento che non sembra neanche tale, a discapito magari di tantissime altre, più realistiche, che ritraggono umane tragedie? Sarà stata premiata la freddezza dell’autore? Senza nulla togliere però alla straordinarietà di questo scatto!

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