Fotografia, William Klein in mostra

Fotografia come William Klein. Fino all’11 settembre, il Palazzo della Ragione a Milano ospita la mostra  di fotografia dedicata a William Klein – Il mondo a modo suo, una retrospettiva della carriera artistica del trasgressivo e innovativo fotografo e regista statunitense.

di Giusy Baffi

William Klein, nato a New York nel 1928 è fotografo, pittore, artista, grafico, cineasta, scrittore, egli ha frequentato ed attraversato ogni forma espressiva del ‘900, innovandola profondamente.

Nella sua fotografia non esiste un solo primo piano, ma un secondo, un terzo e perfino un quarto. Non c’è un personaggio principale, ognuno è a sè stante, contemporaneamente comparsa e protagonista del rutilante mondo che scorre nelle vene della città, il sacro e il profano, l’alto e il basso, il rozzo e il raffinato sono spesso inseriti insieme, quasi a forza, sotto l’occhio empatico di Klein.

Per lui la macchina fotografica documenta e trasforma. In un’intervista Klein afferma che per lui “la fotografia è una finestra aperta sulla vita dove non ci devono essere regole, divieti, limiti”.

William Klein – Pepsi and moves, Harlem, New York 1955

L’utilizzo del grandangolo, obiettivo mai utilizzato precedentemente per la fotografia di strada, gli fa cambiare prospettiva; In contrapposizione ai “classici” della fotografia di strada degli anni ’50, H. C. Bresson fra i più noti, Klein vuole andare “molto vicino al soggetto” e usa un obiettivo grandangolare per non escludere dall’inquadratura parti rilevanti dell’immagine. Commentando uno dei suoi scatti più celebri, quello della Parata del Primo Maggio a Mosca nel 1959, il fotografo spiega efficacemente il suo intento, ovvero quello di catturare in un’inquadratura l’immagine dell’impero, Tartari, Armeni, Ucraini, Russi, identificabili dalle caratteristiche dell’abbigliamento o del taglio di capelli, ripresi intorno ad una vecchia signora che rivolge lo sguardo alla macchina fotografica, mentre assiste alla sfilata. L’utilizzo di un tradizionale 50mm avrebbe “ristretto” l’inquadratura a quell’unico soggetto, allontanando Klein dal suo scopo.

W. Klein – Mayday, Moscow, 1959

“Does it really bother you? In any case, I’m not deliberately distorting. I need the wide-angle to get a lot of things into the frame. Take the picture of may day in Moscow. With a 50mm jammed between the parade and the side-walk, I would have been able to frame only the old lady in the middle. But what I wanted was the whole group – the Tartars, the Armenians, Ukranians, Russians, an image of empire surrounding one old lady on a sidewalk as a parade goes by.” – William Klein

 

Klein dispone le inquadrature in modo da riempire gli spazi sfruttando le possibilità compositive narrative del primo e del secondo piano. Il grandangolo gli permette sempre di contenere sia una grande abbondanza di soggetti che la profondità di campo. In questa prospettiva Klein si mischia e si intromette nei percorsi di tante vite. Il ritmo è coinvolgente, niente regole, niente buone maniere, distorsioni, effetto sfocato, messe a fuoco non convenzionali, sovra e sottoesposizioni, situazioni casuali, provocazioni, ingrandimenti sgranati.

Con un realismo psicologico spietato, i fotogrammi affollati vibrano di dramma umano in primo piano, l’osservatore è inscindibile dal soggetto osservato in un insieme rapido di emozioni che si accumulano e si esaltano. La sua macchina fotografica trova la bellezza e il grottesco ugualmente fotogenici.

Klein è considerato anche un innovatore della fotografia di moda, lavorando a lungo per la rivista Vogue. Anche in questo caso utilizza sia il grandangolo che il teleobiettivo, alle fotografie da studio preferisce mettere in posa le sue modelle in esterno, con la luce naturale, una forma di rottura rispetto ai paradigmi dell’epoca. Nelle fotografie di moda Klein ama ripetere l’immagine della modella all’infinito, con un sapiente utilizzo di gioco di specchi, oppure inquadrandola in strada, in mezzo alle persone, spettatori e protagonisti a loro volta.

Una delle sue immagini più famose, realizzata con il teleobiettivo, è nata da un’intuizione: chiese alle due modelle, vestite con un abito bianco ed uno nero, di camminare avanti e indietro sulle strisce pedonali, che con il loro caratteristico bianco e nero alternato richiamano i colori degli abiti, in mezzo alle gente vicino a Piazza di Spagna.

William Klein – Simone Daillencourt & Nina Devos dressing Capucci – piazza di Spagna, Roma 1960-61

Klein distrugge anche le classiche regole del reportage, il suo non è uno stile o un atteggiamento, ma una sorta di empatia con ciò che lo circonda, un suo modo personale per evitare giudizi affrettati e tenere aperti i canali della comunicazione con l’esterno. Nelle sue immagini c’è sempre qualcuno che guarda la fotocamera e, all’interno della stessa inquadratura, il suo obiettivo riesce a far coesistere la fotografia provocata dalla presenza del fotografo e quella rubata del fotoreporter invisibile.

Nei suoi film, anch’essi di profonda spaccatura con i canoni vigenti, Klein ha osservato la stretta correlazione che intercorre tra i mass-media e la politica: le informazioni mistificate, le esagerazioni, le consapevoli manipolazioni delle opinioni e delle abitudini delle masse; in queste riprese emerge sempre e comunque, non l’indifferenza del registra bensì la sua grande dimensione umana.

Fonti:

“Il mondo secondo William Klein” di Alessandra Mauro

“Alla maniera di William Klein” di David Campany

Eric Kim Photography – 10 lessons William Klein has taught me about street photography

BBC One – The Many Lives of William Klein

Per maggiori informazioni:

William Klein – Biografia

Palazzo della Ragione – William Klein – La mostra

Arte.it – William Klein, il mondo a modo suo

Interviewmgazine – A lens on William Klein

The Guardian – William Klein Interview 2012

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