Il caso Weinstein, un’ipocrisia tutta italiana

Il Borghese oggi si occupa del “caso” Weinstein. Un’ipocrisia tutta italiana, un’occasione persa. Giulio Borghese ce ne spiega le ragioni.

di Giulio Borghese

Il Borghese

Lo scandalo del produttore di Hollywood Harvey Weinstein, 65 anni, che ha dominato l’industria cinematografica americana per oltre 30 anni, accusato di molestie sessuali grazie ad un’inchiesta del New York Times e alle dichiarazioni di alcune note star del cinema, ha suscitato clamore nell’opinione pubblica di tutto il mondo.

Per il nostro paese si è trattato di un’ipocrisia tutta italiana. Qualche attrice, con un colpevole ritardo di qualche decennio, come dicono i più, ha denunciato quello che tutti possono immaginare e sanno.

Per le donne è dura muoversi nel mondo dello spettacolo e del lavoro in generale, qualunque esso sia. Un’ovvietà talmente scontata, da creare un clamore immenso. Si può rifiutare è vero, sono solo delle avances, nessuno ti punta una pistola contro. Ma è vero anche che spesso certi meccanismi, certe dinamiche ti sorprendono proprio quando sei più vulnerabile, quando sei giovane ed inesperta, quando l’abuso di potere lascia sottintendere il ricatto e la negazione di un futuro scintillante ed è così che la paura e la sudditanza psicologica prendono il sopravvento.

Allora è vero anche che una denuncia, se pur tardiva, non può essere sottovalutata o peggio ancora considerata come l’ennesima boutade per attrarre consensi e magari ripulirsi la coscienza.

Potrebbe invece essere colta come l’occasione per testimoniare alle nuove generazioni che quei comportamenti non sono la regola a cui sottostare, non sono da assecondare, cercando di guidare le donne più giovani ad essere più consapevoli ed a nutrirsi di quella forza venuta a mancare a chi le ha precedute.

Sono tante le dimostrazioni nella storia recente in cui una denuncia tardiva ha fatto del bene. Immaginate ad esempio un pentito di qualche mafia delle tante che il nostro paese annovera, uno di quelli che a vent’anni si è fatto accecare dai soldi facili e dal lusso. Quando a quaranta poi si pente e denuncia ciò che ha fatto, quale insegnamento dovremmo trarre da quel pentimento? Quale messaggio dovremmo trasferire alle nuove generazioni?

Credo che l’esperienza negativa possa insegnare tanto alle giovani generazioni affinché possa insorgere in loro almeno il dubbio, quel dubbio che crea consapevolezza e può aiutare a non lasciarsi facilmente abbindolare dai falsi idoli del momento.

Ecco, la stessa cosa dovremmo fare con le star holliwoodiane.

Come molto chiaramente spiega Lina Wertmuller “quei giochi di potere possono spaventare una giovane attrice, che pensa – Se parlo, poi non lavoro più. Questo è il problema. […] Bisogna avere la forza di denunciare. Per due motivi. Per spaventare il molestatore e perché non succeda ancora ad altre donne“.

Perché una delle paure che in giovane età può assalirti è che in una società come la nostra, dove spesso chi viene stuprata diventa poi il bersaglio, chi parla poi viene di fatto isolato.

Ricordate la sentenza della Cassazione del 1999, quella conosciuta come “la sentenza dei jeans“? La sentenza negava di fatto uno stupro semplicemente perché la vittima indossava i jeans, indumento che, come tutti sanno, non è sfilabile “senza la fattiva collaborazione di chi lo porta“.

Non stupisce affatto che la paura risieda nella consapevolezza che non stai rifiutando delle avances, rinunciando solo ad un’opportunità, tanto poi ne avrai un’altra, oppure ad una promozione, tanto ci sarà un’altra occasione per progredire. La paura nasce dal fatto che stai rinunciando a qualcosa di più grande, a qualcosa che non tornerà mai più. Perché? Perché poi si è destinati all’isolamento che di solito tocca, in un paese di omertosi, a chi parla, a chi denuncia. Come il povero imprenditore siciliano che dopo aver denunciato il pizzo ha dovuto chiudere i battenti della sua attività perché nessun cliente andava più ad acquistare da lui.

Per concludere, non essendo io un ipocrita, mi compiaccio di queste denunce che, se anche tardive e sgangherate, hanno il pregio di suggerire una riflessione, ragione per la quale, ritengo che noi tutti abbiamo perso un’occasione.

Buona giornata a tutti, vostro Giulio

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