Vittoria e Michelangelo, Agàpe e parole

Vittoria Colonna e Michelangelo Buonarroti furono legati da un amore incondizionato, superiore e spirituale, molto simile ad Agàpe, come si percepisce dalle loro lettere, tra le parole scritte su di un foglio di carta.

Di Cristiana Zamboni

Ritratto di Vittoria Colonna Sebastiano del Piombo1520-25
Barcellona Museu Nacional de Art de Catalunya Collezione Cambò

Ci sono infinite forme d’amore. L’antichità ne riconosceva tre ricorrenti nella natura umana. Eros, l’amore passionale, carnale, simile all’innamoramento e sempre più connesso al principio di  possesso. Philos, l’amore della condivisione e della conoscenza intima, la giusta evoluzione di Eros. Complice e fidato. E, l’assoluta forma d’amore per eccellenza, Agàpe. Un amore unico ed incondizionato, superiore e spirituale. Oltre la carne ed il proprio piacere. Un cedersi completamente per la felicità interiore ed intellettuale dell’altro , al di là di ogni condizionamento. Nell’arte gli amori sono spesso stati equiparati a Eros, a volte trascesi in Philos ma, da quello che si percepisce dalle loro lettere, molto simile ad Agàpe, fu quello che Vittoria Colonna e Michelangelo Buonarroti conobbero nella loro solitudine, tra le parole scritte su di un foglio di carta.

Il carattere burbero e poco accondiscendente di uno dei più grandi artisti di tutta la storia  italiana, Michelangelo Buonarroti, è ormai più che noto. Ma, nel suo profondo, era ben diverso dal personaggio schivo che pubblicamente mostrava. Aveva una ricca personalità spirituale. Un amore nei confronti di Dio che gli ha permesso di creare inimmaginabili bellezze. La sua religiosità era una continua fonte di tormento e dubbi. Lavorava per l’istituzione che aveva il compito di rappresentare Dio, ma il suo comportamento, non ne permetteva la giusta evocazione. Fu l’affetto trascendente e profondo che Vittoria Colonna provò per l’artista, a concedergli il conforto necessario a riconoscere la potenza di Dio nelle sue opere.

Michelangelo Buonarroti

Un amore molto diverso dalla forma canonica a cui siamo legati. Nell’antichità veniva chiamato Agàpe, l’amore spirituale ed intellettuale che portava a cedersi per la ricerca della felicità dell’altro. Fu quello che Vittoria Colonna e Michelangelo Buonarroti conobbero nella loro solitudine, tra le parole scritte su di un foglio di carta.

 

 

Scrivo sol per sfogar l’interna doglia,
Ch’al cor mandar le luci al mondo sole;
E non per giunger luce al mio bel Sole,
Al chiaro spirto, all’ onorata spoglia.

Vittoria Colonna Sonetto I

 

Vittoria Colonna fu una grande poetessa e marchesa di Pescara in carica dal 1504. La datazione della sua nascita resta ancora imprecisa, è possibile collocarla tra il 1490 ed il 1492. Fu una donna molto colta. Crebbe nella corte letterata e umanistica di Napoli in uno dei momenti più floridi e comunicativi tra le corti italiane. Affollate da artisti e letterati che apportavano il loro contributo per l’evoluzione intellettuale. Vittoria, a sua volta, fu una delle colonne portanti della poesia di desinenza petrarchesca. Convertita, poi, in spirituale con la nuova Riforma protestante. Fu il fulcro dell’evoluzione ascetica della concezione religiosa.

Sibyl Ritratto di Vittoria Colonna Francesco D’Ubertino Verdi
1540

Studiosa di letteratura e teologia, era profondamete legata alla religione cristiana. Professava la fede cattolica. Apparteneva alla famiglia nobile dei Colonna, alleati degli d’Avalos.

Fernando Francesco d’Avalos

Fin da bambina fu promessa in moglie a Ferdinando Francesco  per suggellare questa alleanza. Si unirono in matrimonio il 27 dicembre del 1509 ad Ischia. Ferdinando Francesco, marchese di Pescara, era un militare e sostenitore di Ferdinando II d’Aragona e partecipò a moltissime campagne belliche italiane del periodo.

 

 

Se noi volessimo mettere insieme tutte le onorate virtù del corpo e dell’animo delle cose da lui fatte, egli senza ombra di dubbio supererebbe tutti i suoi uguali e i valorosi capitani che lo hanno preceduto per lode di combattente.

Vitae – Paolo Giovio

Nonostante nacque come un matrimonio concordato tra famiglie per interessi politici e diplomatici, fu felice e colmo d’amore canonico. Poco condiviso per le innumerovoli battaglie a cui Ferdinando era obbligato a partecipare su ordine del padre di Vittoria.

Lui partiva e lei lo aspettava scrivendo poesie e rime per lo più a lui dedicate.

Da Dio mandata angelica mia scorta
Guida per dritto calle al ciel la mente;
E qualor l’ alma al suo cader consente,
Riprende il freno, e ’l piè lasso conforta:
Sicch’ alle nozze eterne non sia morta .

Vittoria Colonna Sonetto VII

Fernando Francesco d’Avalos

Nel 1525, durante la Battaglia di Pavia, l’amato consorte  fu gravemente ferito. Alla notizia lei si mise in viaggio per raggiungerlo ma lui morì prima del suo arrivo. Vittoria cade nella depressione più cupa. Pensa al suicidio come unica via di salvezza, ma gli affetti a lei vicini, la salvano. Decide allora di recarsi a Roma ed entrare nel convento delle Clarisse. La sua fede ed il suo prodigarsi al prossimo fu di copioso aiuto durante il Sacco di Roma nel 1527.

Vittoria e Michelangelo si conobbero a Roma intorno al 1536. Dando inizio alla loro agàpe. Un rapporto intenso e, per lo più, epistolare. Un susseguirsi di confessioni intime atte alla ricerca della pace e del conforto da parte di Michelangelo e per Vittoria, un modo per appagare il suo bisogno di offrire  amore ed assopire il vuoto lasciato dalla perdita del marito. Nonchè un sentiero per comprendere Dio.

Crocefissione per Vittoria Colonna Michelangelo Buonarroti 1538-1541

Nel 1540 Micheangelo le offre in dono una Crocefissione dipinta su una tavoletta di legno di castagno. Ne rimane uno schizzo preparatorio esposto al British Museum di Londra. Attualmente, sono in atto alcuni importanti studi su una Crocefissione ritrovata, simile al disegno.

Maria sotto la croce Michelangelo Buonarroti

Vittoria spesso viene ritratta e rappresentata da vari artisti nella storia come una combattente. Anche se ancora con un parvente velo di dubbio, pare che il ritratto più famoso che abbiamo di lei è di Sebastiano del Piombo, in cui viene ritratta nelle vesti di Artemisia, regina dell’antica Grecia.

Ritratto di Vittoria Colonna Sebastiano del Piombo 1520

Dubbi e misteri avvolgono artisticamente questo affetto profondo e platonico. A partire dal Noli me tangere, un cartone perduto, probabilmente commissionato da Vittoria Colonna a Michelangelo e di cui si hanno solo alcuni schizzi a Casa Buonarroti. Alla Crocifissione, non ancora certa ed ancora da attribuire, agli schizzi preparatori di un ritratto con autoritratto che, per alcuni storici dell’arte, ricorda quelli di Michelangelo nei suoi appunti.

 

Unico maestro Michelagnelo et mio singularissimo amico. Ho hauta la vostra et visto il crucifixo, il qual certamente ha crucifixe nella memoria mia quale altri picture viddi mai, né se pò veder più ben fatta, più viva et più finita imagine et certo io non potrei mai explicar quanto sottilmente et mirabilmente è fatta, per il che ho risoluta de non volerlo di man d`altri, et però chiaritemi, se questo è d`altri, patientia. Se è vostro, io in ogni modo vel torrei, ma in caso che non sia vostro et vogliate farlo fare a quel vostro, ci parlaremo prima, perché cognoscendo io la dificultà che ce è di imitarlo, più presto mi resolvo che colui faccia un`altra cosa che questa; ma se è il vostro questo, habbiate patientia che non son per tornarlo più. Io l`ho ben visto al lume et col vetro et col specchio, et non viddi mai la più finita cosa. Son al comandamento vostro, La Marchesa di Pescara

Lettera con cui Vittoria ringrazia Michelangelo del dono dell’opera la crocifissione

 

Per l’artista, Vittoria fu la figura femminile mai presente realmente nella sua vita. Appena nato fu affidato ad una balia, moglie di uno scalpellino e spesso ricorda quel periodo come il più felice di tutta la sua vita, quello in cui conobbe la sua vera passione ed il suo unico amore,  la scultura.

Bozzetto preparatorio al ritratto di Vittoria Colonna di Michelangelo

L’amore per la scultura è nato in me attraverso il latte succhiato dalla buona e brava balia che mi accudì. Michelangelo

La madre morì che lui aveva solo sette anni. Così come per Raffaello, anche per Michelangelo, la perdita precoce di una madre potrebbe aver provocato un vuoto immenso, con la conseguente incapacità a gestire intimamente gli affetti. Seppur in maniera diversa, i due artisti hanno cercato di rappresentare, attraverso la loro arte, questa loro mancanza.

La Pietà vaticana Michelangelo Buonarroti 1497-1499 Basilica di San Pietro nella Città del Vaticano, a Roma

Le Madonne di Michelangelo sono caratterizzate da una grande forza trovata in loro stesse. Usata per sostenere il corpo del figlio morto, ma con uno sguardo estremamente dolce, sublime e colmo di pace.

Pietà di Michelangelo

Vittoria fu la sua àncora spirituale. Colei che poteva spiegare tutto, mostrargli l’amore immortale e superare il suo risentimento per quegli uomini autoproclamatisi di Dio. Fu colei che gli permise d’aprirsi ad un altro essere umano e con serene e poetiche parole, essergli di compagnia. E lei trovò nell’artista un lettore attento e capace di intravedere nelle sue rime la sua più profonda ieraticità. Furono affetto e sostegno. Comprensione, libertà di pensiero e profondo ascolto.

Studio per Noli me tangere Michelangelo Buonarroti 1530 circa Casa Buonarroti

Non è difficile pensare a Michelangelo come a un uomo diviso e conteso tra due emblematiche personalità. Da un lato, l’artista schivo, superbo, amante sicuro ed appassionato del suo lavoro, alla costante ricerca della perfezione.

Dall’altro,  l’uomo in balia dei suoi dubbi, della sua religiosità, sempre in discussione con se stesso e con il mondo che lo circondava. Un mondo che detestava e non comprendeva perchè alla mercè del potere. Critico, riserva a Roma, il titolo di terra ormai d’infedeli. Spesso nei suoi scritti si ritrova a colloquiare con l’Altissimo, chiedendogli aiuto e fede. Nel servire la Chiesa con la sua arte, ritrova una sua personale forma di salvezza.

 

Quante più fuggo e odio ognor me stesso,
tanto a te, donna, con verace speme
ricorro; e manco teme
l’alma di me, quant’a te son più presso.
A quel che ‘l ciel promesso
m’ha nel tuo volto aspiro
e ne’ begli occhi, pien d’ogni salute:
e ben m’accorgo spesso,
in quel c’ogni altri miro,
che gli occhi senza ‘l cor non han virtute.
Luci già mai vedute!
né da vederle è men che ‘l gran desio;
ché ‘l veder raro è prossimo a l’oblio.

Michelangelo per Vittoria Colonna

 

Vittoria fu una donna profondamente innamorata del suo uomo ma perennemente sola. Così come Michelangelo fu innamorato della sua arte ma solo nella comprensione della potenza, quasi vicina al divino, del suo creare.

De[h], porgi, Signor mio, quella catena
Che seco annoda ogni celeste dono:
la fede, dico, a che mi stringo e sprono,
né mia colpa, n’ò gratia intiera e piena.
Tanto mi fie maggior quante più raro
Il dono dei doni, e maggior fia se, senza,
pace e contento il mondo in sé non ave.
Po’ che non fusti del tuo sangue avaro,
che sarà di tal don la tua clemenza
se ‘l ciel non s’apre a noi con altra chiave.

Michelangelo

 

Una forma d’amore e affetto intimi. Intensi nella fiducia e nella comprensione. Complici nell’ascolto e nella rivelazione di sè. Un‘affetto diverso da quello canonico a cui siamo abituati. Oltre al quale siamo abituati. Vittoria e Michelangelo furono per sempre legati attraverso le parole. Attraverso la comunicazione diretta seppero creare un’autentica e profonda comunicazione indiretta con la loro vera ed unica essenza. L’agàpe spirituale più vicina all’amor divino.


Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge.

Per ArteVitae Cristiana scrive nella sezione ARTE

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