Vitelloni alle terme – Seconda parte – Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Vitelloni alle terme – seconda parte – è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Vitelloni alle terme

Racconto breve – Seconda Parte

Alzò lo sguardo e vide il trombone in piedi davanti a lei. Accappatoio azzurro, per sottolineare il colore degli occhi, e infradito sayonara nere ai piedi, che si accoppiavano all’unghia livida dell’alluce sinistro.

– La sua amica mi ha detto che lei ha un bosco, intorno alla casa – continuò lui.

– La mia amica ha detto bosco ma intendeva uliveto – tagliò corto lei, continuando a giocare.

Lui le fece altre domande alle quali lei rispose sfottendolo e ridendo parecchio, fino a che il trio si ricompose intrattenendolo per altri minuti. Infine si salutarono stringendosi la mano e le tre si avviarono, sempre in fila indiana, verso il tunnel che portava fuori dall’impianto termale.

Palmira fu la prima ad infilarsi nella porticina. Marzia si avvicinò al passaggio seguita da Roberta ma, non appena infilata tra gli stipiti, Marzia si voltò verso di lei  urlando, con il braccio alzato ed indicando l’uomo:

-Dagli un contatto, vuole un contatto, Robi dagli un contatto!- Roberta, senza capire nulla, si avvicinò all’uomo, al quale avrebbe voluto dare il contatto di Marzia, che invece disse:

-Mi dia il suo telefono, stasera ho un impegno con mia sorella, ma mi dia il suo telefono. Se lei digita il mio numero e anche la cornetta verde, per incanto il mio cellulare squillerà -.

Si scambiarono i numeri e soprattutto i nomi. Roberta estese l’invito anche alla sorella, sempre per cortesia, e sempre nella speranza di un rifiuto, che arrivò anch’esso puntualmente.

La motivazione però la lasciò basita.

-No grazie, è una storia lunga, mia sorella è una misantropa, non frequenta nessuno e non ha amici, è una diffidente verso tutti -.

Roberta tentò invano di trattenere le proprie cornee, che invasero lo spazio circostante, sollecitando un:

-Lo so, è una persona strana, ma mi è rimasta solo lei, siamo solo noi due – concluse il trombone guardando il lastricato intorno alla vasca con occhio vitreo.

Si ristrinsero la mano nuovamente:

-Buonasera Roberta.

-Buonasera Stefano.

Le tre grazie se ne andarono, finalmente, soddisfatte, rilassate e leggermente abbronzate, verso l’auto che le avrebbe portare alla casa col camino e alla loro grigliata di carne di maiale, radicchio alla brace e patate sotto la cenere. Serata riuscitissima perché le tre donne avevano chiacchierato e riso a lungo. Si ritirarono oltre la mezzanotte prorogando il loro sonno fino oltre le 10 del giorno dopo.

Che bella pelle, tesa, luminosa, leggermente ambrata.

Le terme sono salutari, convennero due delle tre. Roberta alzò gli occhi al cielo. Il cielo era pessimo, piovigginava e decisero di rientrare in città nel primo pomeriggio. Roberta guidava e le curve inghiottivano la vettura. Marzia era davanti, accanto a lei, frenava in continuazione e la implorava di rallentare. Le curve della strada di montagna le sembravano un videogioco ansiogeno. Roberta rallentò. Marzia respirò. Il beneficio della giornata alle terme venne bruciato in una mezz’ora. Era rimasta solo la leggera abbronzatura.

La settimana lavorativa iniziò con un caffè al bar, dove le tre amiche ridacchiavano sul fine settimana appena trascorso. Lunedì passò. Martedì anche.

Il mercoledì Roberta  fece abbastanza tardi in ufficio, alle 18 era ancora lì.

Dolon dolon…

Essemmesse: – Buon pomeriggio Donna Roberta, sei stata a visitare la tomba del Castelli? – Eccolo il trombone. Dal lei formale era passato direttamente al tu confidenziale senza chiedere il permesso.

-Non ancora, io lavoro – insinuando che lui non lo facesse – forse ci andrò domenica mattina – puntualizzò Roberta.

– Conosci la chiesa di Sant’Ignazio?

“Ma cos’è?”  Si chiese, “una interrogazione in differita? Dopo mi darà il voto ‘sto soggetto?” -Si, la conosco – di rimando lei.

-Ti volevo suggerire di vedere la cupola, ma se la conosci! Allora se andrai a San Giovanni Battista dei Fiorentini vai dietro l’abside, e troverai una piacevole sorpresa. –

-Va bene, grazie, ti comunicherò le mie impressioni appena possibile. –

Chiusura delle trasmissioni. La successiva domenica, a mezzogiorno, Roberta comunicò le sue impressioni  via sms:

“In altre faccende affaccendata,

la tomba del Castelli ho trascurata.

Se si desidera favellar

un altro argomento si dovrà trovar”

Risposta:

“Per ludico piacere, trascurato si ha il sapere…”, con altre quarantasette righe di scritto. A quel punto lei tentò un “ma non sarebbe meglio parlarsi cinque minuti anziché scrivere cose, cose e cose?”

Lui la chiamò e parlarono un’oretta circa.

Passarono muti altri tre giorni e si rifece vivo ancora con un messaggio, invitandola per un aperitivo di pistacchi e prosecco, in uno spazio-tempo non definito, lasciando il tutto tra le cose levitate dieci centimetri sopra il raggiungibile. Passarono ancora giorni. Anch’essi muti.

Lei pensò che fosse un pochino strano.

Era abituata a persone che la assillavano, e questo comodone la infastidiva e incuriosiva allo stesso tempo, comunque si diede pace e pensò “probabilmente non è così interessato” e ci mise una pietra sopra. Come finì di aggiustare la pietra, ecco il messaggio – Ti chiamo? –

-Va bene! –

-Buonasera donna Roberta, appuntamento domani alle 19 davanti alla posta centrale per l’aperitivo? –

-Va bene! –

L’indomani lei lo guardò da lontano, mentre si avvicinava al luogo deputato. Non era poi così male, coi capelli asciutti ed al posto loro era meglio di quanto lei si ricordasse. Indossava una giacca di velluto a coste larghe beige, maglione bianco sotto e camicia grigio chiaro, pantaloni grigi appena più scuri e scarpe Clark beige.

“Molto raffinato” pensò lei, “un tipo quasi interessante”.

Quando si avvicinò lui allargò le braccia per abbracciarla e salutarla alla maniera cittadina, con baci sulle guance. Lei, un pochino riluttante ma sorridente, si fece rigidamente abbracciare.

Entrarono in un bar poco distante, lei si tolse il trench. Lo sguardo di lui individuò anche l’etichetta con la taglia. Camicia nera allacciata a chimono sopra una lingerie di pizzo che appena si vedeva, pantaloni color senape poco svasati e stivaletti  di camoscio nero, tacco a spillo 10 cm.

Il trucco era ben diverso da quello adottato alle terme, ed anche la pettinatura era, questa volta, sciolta e curata. La chioma mossa, biondo cenere appena mesciata, arrivava a metà schiena e si muoveva mentre lei si accomodava, attirando lo sguardo di uomini e donne. Nonostante l’età, in grande spolvero, lei ancora si faceva notare.

Chiacchierarono e risero fino alle 21 circa, si studiavano senza scoprirsi. Quando si salutarono, lui la accompagnò all’auto, la abbracciò e le disse:  – A presto! – .

Più tardi le arrivò un messaggio ‘Sono stato bene. Buona notte’.

E buonanotte” pensò lei.

Si sentirono spesso e si incontrarono altre due volte. La seconda proprio in quella casa davanti al camino:

– Ci penso io- disse lui, -non comprare nulla. Porto io tutto quello che serve per la grigliata – e si presentò con salsine varie, una bottiglia di vino rosso e pane senza sale.

E la carne? Che peccato!

Roberta si accorse che il vitellone era sì un vitellone, ma era buono per la griglia.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

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