Vitelloni alle terme – Prima parte – Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Vitelloni alle terme è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Vitelloni alle terme – Racconto breve – Prima parte

Racconto breve – Prima Parte

Entrarono nella struttura in fila indiana. Era da tempo che Marzia voleva passare un sabato alle terme. Era inoltre parecchio tempo che Roberta avrebbe voluto avere il piacere di ospitarla nella propria casa di campagna collocata, invece, a mezza montagna. Era un luogo di scorribande per cinghiali evasi dalla riserva. A completare la compagnia si era aggiunta Palmira. Negli ultimi mesi faceva quasi coppia fissa con Roberta, anche quando la Pally, così la chiamava, aveva i bimbi durante il week end.

Erano tutte separate, con o senza figli, esperienze da dimenticare e con aspettative diverse verso la vita. Marzia era la più fiduciosa e aperta. Palmira la più incazzata. Roberta, invece, la più scettica e distaccata: mai più un uomo a cui lavare le mutande. Insomma, quel fine settimana, decisero di emigrare verso la campagna e Roberta, suo malgrado, acconsentì ad accompagnare le due amiche alle terme.

Non era certo il luogo per lei, sempre in fermento, con mille cose da fare e da pensare. Entrarono in fila indiana:

Marzia, alta, lunghi capelli rossi e occhi scuri con taglio orientale.

Palmira, più piccola ed esile come lo stelo di un fiore, scura con tratti mediorientali e labbra carnose. Infine

Roberta, mediamente alta, mediamente bionda e con occhi mediamente azzurri.

Il sorriso era stanziale sul volto di tutte e tre ma Roberta amava fare battute e riderci sopra sonoramente. Palmira le capiva al volo, e si sganasciavano spesso battendosi il cinque. Dopo i riti dello spogliatoio, le tre grazie fecero il loro ingresso nella grande piscina. Era divisa in due da una cordonata che delimitava la parte più alta da quella accessibile anche ai non nuotatori. I 58 gradi dell’acqua iniziarono subito ad ottenebrare la proverbiale lucidità di Roberta, che aveva già normalmente una pressione sanguigna non pervenuta.

Le tre si disposero a triangolo nel mezzo della parte bassa e iniziarono la loro discussione sul viaggio agostano ipotizzato da Roberta e Palmira. Qualche difficoltà veniva evidenziata da Marzia, soprattutto sul vizio del fumo che Palmira non aveva ancora voluto eliminare.

-Non credo che tu ti possa trovare bene a New York, Palmira!

-Perché?

-Perché fumi, e negli Stati Uniti non si fuma da nessuna parte – concluse Marzia.

-Per agosto, smetterà! – esordì Roberta con fare scherzosamente risolutivo. I suoi colori e l’atteggiamento algido, solo agli occhi di chi non la conosceva, ne facevano un soggetto da prendere con le pinze.

– Come è prepotente, la signora! – disse una voce estranea, maschile, nasale e un po’ baritonale, con uno spiccato accento locale, come un trombone raffreddato.

Roberta si era fulmineamente voltata verso l’intruso. Era pronta a fornire indirizzo, numero civico e codice di avviamento postale per quel paese, ma Palmira la anticipò rivolgendosi proprio a lui:

– Ha ragione, per agosto non fumerò più.-

Roberta se ne andò sguazzando altrove e lasciando i tre a qualche chiacchiera. Guardò di malocchio quel soggetto con i gomiti appoggiati alle corde. Di carnagione bianca. Un po’ arrossata dal sole. Capelli bianchi bagnati, tirati indietro e forse troppo lunghi. Occhi azzurri e fisico asciutto, per quello che permetteva un’età non definita tra i cinquantacinque e i sessantacinque anni. Soprattutto le risultava antipatico perché quel tono forzatamente confidenziale le suscitava diffidenza. L’atteggiamento da vitellone la infastidiva assai.

Le tre amiche si ricongiunsero in uno spazio diverso ma poco dopo Roberta uscì dalla vasca perché la sua pressione era profondamente depressa. Vagò tra il bar ed il prato, la temperatura esterna era quasi perfetta, oltre 20 gradi. Lei si sedette al gazebo per riprendere un po’ di forze. Le altre due si dispersero tra i fumi sulfurei. All’ora di pranzo,  le ammollate si avvicinarono alla terza amica proponendo un panino. Roberta rifiutò rivangando la cena della sera precedente e si lasciò scivolare nell’acqua guardando le due allontanarsi. Riprese a sguazzare come un’anatra puntando a tutta dritta verso la parte più alta, predisposta già a godersi il sole e la noia.

Il trombone le suonò in faccia andandole incontro: – Le sue amiche l’hanno abbandonata?

Lei rispose con un sorriso di cortesia – Affatto, si stanno solo nutrendo, poi torneranno –

– E lei non si nutre? – incalzò il trombone,

-Ho abusato in solido e in liquido ieri a cena, oggi sto! – rispose Roberta avviandosi verso la sua tutta dritta. Non pago, il trombone seguitò – Lei non è di qui?!  Cosa fa quando non ha impegni?

Roberta ormai era determinata a liberarsene. Si voltò a guardarlo. Il naso corto, ma grosso e aquilino, divideva i due occhietti chiari piazzati in un viso affilato ed appena tagliato da una piccola bocca con labbra sottili.

– Vado a Sant’Ivo alla Sapienza – rispose lei, certa che lo avrebbe allontanato.

– Le piace il barocco? – continuò il suo interlocutore.

Roberta lo guardò con occhi di ghiaccio bollente e disse: -Sono una fan di Borromini, che è l’essenza dell’architettura nella sua massima espressione.

Ormai lo odiava con tutti i suoi pori e cellule epiteliali. L’uomo non si arrese:

– Quindi apprezza anche Bernini?!

– No. Affatto. Bernini era la longa manus di Urbano VIII, pronto sempre ad usurpare la creatività degli altri. Tra l’altro, era anche un delinquente con tutte le scarpe, si faceva pagare le bustarelle dalle botteghe. Compresa quella di Borromini col quale era in società, che poi girava parzialmente al suo Papa magnate magnante.

– Ma Bernini era un gaudente, uno che sapeva vivere, uno che sapeva stare nel suo tempo – proseguì il trombone.

– Sarebbe stato benissimo anche nel nostro! – battibeccò lei.

– Ma lei sa dove è sepolto Francesco Castelli detto Borromini? E’ a San Giovanni Battista dei Fiorentini.

– Andrò a sincerarmene ed a portare fiori al Castelli – concluse Roberta, e si allontanò lasciando il suo interlocutore. Mentre usciva lui la informò che egli era competente in materia.

Lei fece spallucce, lo salutò agitando in alto la mano destra e si crogiolò nel brodo.

Passarono pochi minuti e le compagne di avventura la raggiunsero. Chiacchierarono guardando il sole per specularne qualche raggio. Un velo di abbronzatura avrebbe migliorato il loro aspetto, anche se Roberta iniziava a sentirsi un po’ gallina natalizia. La pressione si era nuovamente depressa, decise così di lasciare le due a godersi il dopopranzo e di uscire definitivamente. Si avviò verso lo spogliatoio dal quale sarebbe uscita solo venti minuti più tardi, già pronta per la partenza.

Si accomodò al gazebo in cerca di qualcuno da castigare a ruzzle, in attesa delle amiche. Anche Palmira la seguì poco dopo. Passò oltre un’ora.

Che fine aveva fatto Marzia?

La cercarono in lungo e in largo. La trovarono a mollo accanto al trombone che indicando le due diceva: – Eccole le sue amiche, non se la sono dimenticata qui e non sono tornate a casa senza di lei.

– Certo che no – rispose Marzia.

Ma il trombone guardava le due fuori dall’acqua e con lo sguardo ridanciano si rivolse a Roberta: – La sua amica mi ha detto che lei ha una casa qui vicino e che stasera cucinerà una grigliata sul camino. –

Roberta pensò che, questo qui, mezzo etto di affari propri se li poteva anche fare, e rispose ridendo: – Si, però vedo un velo di invidia nel suo sguardo –

– Vero, un pochino di invidia ce l’ho –

– Se si vuole unire a noi, io sono impegnata come fuochista, ma le leonesse la potranno intrattenere senza imbarazzo – concluse Roberta. Confidava in un rifiuto, che puntualmente arrivò. Lei rifece ciao con la manina e si accomodò nuovamente al gazebo mentre Palmira si avviava al bar per un caffè.

Quanti caffè prendeva Palmira: troppi!

Seduta sulla panchina di legno, Roberta era intenta in una colossale sfida a ruzzle contro Carotinaciao, la sua temibilissima nemica.

E che diamine!

– Cosa sta facendo, gioca a ruzzle come i miei studenti? –


[Continua….] Appuntamento a venerdì prossimo


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017. Daniela conduce la rubrica “Suggestive Evasioni”, una vivace collezione di racconti bonsai da lei scritti.

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