Una “scelta di pancia” in Rue Montorgueil, à Paris

Scordatevi monumenti, giardini o mostre à la page; nessun luogo charmant da visitare; lasciate stare il pittoresque: se trascorrerete del tempo in Rue Montorgueil a Parigi, la vostra unica occupazione sarà mangiare.

Di Francesco Galletta

No! Non voglio proporvi un tour da grand gourmet, né locali très chic o bistrot con antichi arredi o, peggio ancora diocisalvi!, lounge starckiani con illuminazione da bolletta scaduta. Rue Montorgueil è solo una delle tante, ordinarie, già viste, strade parigine dove puoi trovare una via l’altra: boulangérie, café, bistrot, patissérie, crepérie, spesso con tavoli a due all’aperto, tende anti pioggia e tettoie. Insomma quello che, per la maggior parte della gente, “deve essere” Parigi. In più è molto lunga, larga e pedonale.

La prendo quindi come esempio riassuntivo, sia chiaro. Sappiamo tutti che nella capitale francese, ovunque troveremmo altre Rue Montorgueil dove mangiare. Ognuno di noi, infatti, scavando nella propria memoria potrà riesumare la sua speciale boulangérie e magari, come me, ricorderà un magnifico pain au chocolat divorato una mattina a St. Paul-Le Marais, appena fuori dal Métro.

In ogni luogo, si sa, c’è sempre un prospetto principale e il suo retro; così come ci sono la salita e la discesa: le due facce di una strada che mai si somigliano. Allo stesso modo c’è l’andare e il tornare: come sempre, l’importante è scegliere. Ho deciso di percorrere la strada dall’esterno all’interno della città e in questo la Montorgueil è proprio speciale.

Il luogo di partenza è Rue Réaumur, fermata Sentier, sulla linea 3 del Métro; 2e arrondissement Bourse, quartiere Bonne-Nouvelle. Lascerei stare il consiglio del web per Étienne Marcel, linea 4. Il motivo è duplice: abbiamo scelto di entrare e da lì saremmo già bassi; secondo: Sentier è giusto all’inizio dell’area pedonale. L’ingresso è distinto da un arco di ferro verde con la scritta dorata Marché Montorgueil, uno di quegli arredi urbani che preso e portato fuori da Parigi, lo schifi di sicuro, ma che lì – potenza della Cité – sta bene e ti piace.

In verità, passato l’arco, non siamo ancora nella nostra strada ma in Rue des Petits Carreaux. Suggerisco prima una breve risalita di cinquanta metri alle nostre spalle, fino a Rue d’Aboukir, dove troveremo una piccola square triangolare e la facciata cieca di un edificio tutta ricoperta da un rampicante. Ok, questa era un omaggio agli amanti del pittoresco. Vediamo, però, se ora resisterete alla tentazione di guardare Google Street View!

La vera e propria Rue Montorgueil comincia, invece, all’incrocio in discesa della Petits Carreaux con la Rue Léopold Bellan a destra e la Rue Saint-Sauveur a sinistra, ma tranquilli non vi sarete accorti del cambio. In effetti, l’evidente continuità delle due strade sta nella gran quantità di negozi turistici, alimentari e da ristorazione che le caratterizzano e che ovviamente vi spingeranno a istintive scelte di pancia.

Il modo migliore per non sentirsi in colpa davanti al cibo è mangiare subito la prima cosa e portarsi dietro la seconda in un sacchettino, per gustarla dopo, con calma. Scherzi a parte, funziona. Comunque, quando si viaggia, suggerisco sempre almeno un giorno di astinenza pur parziale dai monumenti per godersi dell’altro. Anche perché, a me, quella totale viene proprio impossibile.

Infatti, alla fine della Montorgueil, quattrocentocinquanta metri più giù, ormai al 1er arrondissement, c’è l’odiata-amata Église Saint-Eustache, una delle più famose della capitale. La visita servirà per farci una nostra opinione sull’edificio. Poco oltre, è già Chatelet-Le Halles; centro preciso di Parigi, anzi centrissimo.

Google Maps ci aveva dato solo sei minuti per fare l’intero percorso, ma si sa: le mappe virtuali non mangiano!

 


Note biografiche sull’autore

Francesco Galletta (Messina, 1965), architetto, grafico. Titolare di Tecniche Grafiche alle scuole superiori; laureato con una tesi di restauro urbano, è stato assistente tutor alla facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per Storia dell’Urbanistica e Storia dell’Architettura Moderna. Dottore di Ricerca alla facoltà di Ingegneria di Messina, in rappresentazione, con una tesi dal titolo: “L’Immaginario pittorico di Antonello”. Con l’architetto Franco Sondrio ha rilevato, per la prima volta, la costruzione prospettica e la geometria modulare dell’Annunciazione di Antonello. La ricerca, presentata in convegni nazionali e internazionali, è pubblicata in libri di diversi autori, compresa la monografia sul restauro del dipinto. Sempre con Franco Sondrio ha studiato l’ordine architettonico dell’ex abbazia di San Placido Calonerò nell’ambito del restauro in corso e scoperto a Messina un complesso architettonico della metà del ‘500, collegato al viaggio in Sicilia del 1823 dell’architetto francese Jaques Ignace Hittorff.

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