Un prigioniero iracheno e suo figlio-Storie di fotografie

Un prigioniero iracheno e suo figlio, è una fotografia del francese Jean Marc Bouju. Siamo in Iraq, nel marzo 2003. L’amministrazione Bush intima a Saddam Husseim di arrendersi e lasciare il paese. Storie di fotografie ci riporta a quei giorni drammatici attraverso la lettura dell’immagine proposta oggi. In questa rubrica di ArteVitae, Edmondo Di Loreto ogni settimana ci propone una fotografia. Di questa, ci racconta la storia che in essa vive per sempre. 

Storie di fotografie si propone di raccontare la storia celata dietro uno scatto fotografico. Lo fa raccontando le particolari situazioni ed i fortuiti eventi che l’hanno generato. Analizza cosa ha indotto il fotografo ad immortalare quel momento unico ed irripetibile, rendendolo cosi immortale. La rubrica prende spunto dall’attualità, da particolari ricorrenze, ma anche da circostanze curiose piuttosto che eventi storici. Sceglie una fotografia di un autore contemporaneo o del passato, per svelarne la storia con la spiccata sagacia che lo contraddistingue.

Il mattino del 20 marzo 2003, due giorni dopo la richiesta rimasta ignorata del presidente George W.Bush a Saddam Hussein di arrendersi e lasciare l’Iraq, una coalizione guidata da forze statunitensi bombarda Baghdad. Nel giro di tre settimane il regime iracheno è destituito e la capitale cade. Tra gli alleati le vittime sono poche, ma migliaia di soldati iracheni, civili e combattenti stranieri muoiono o sono fatti prigionieri. L’invasione viene legittimata dai rapporti dell’intelligence americana. Al loro interno, la denuncia del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq. Conseguenza diretta quindi ne è la minaccia alla sicurezza internazionale rappresentata da Saddam Hussein. La prima motivazione, come appurato in seguito, risulterà falsa.

Nel sud dell’Iraq un prigioniero di guerra privato della sua dignità conforta il figlio nella base della 101° divisione aerea, vicino ad An Najat. Il fotografo francese Jean Marc Bouju, 42 anni, ha trascorso 9 settimane in Iraq tra marzo e maggio di quell’anno. Era aggregato appunto con la 101esima divisione aviotrasportata dell’esercito americano. Testimone del triste momento riportato in foto, dice “Vedendo il padre incappucciato e ammanettato, il terrore aveva invaso il piccolo. Un soldato americano allora gli ha levato le manette di plastica così da permettere all’uomo di confortare il figlio. Non so cosa sia successo in seguito a questo padre e suo figlio”.

Un prigioniero e suo figlio foto di Jean Marc Bouju

Jean Marc Bouju

La foto è stata premiata al World Press Photo nel 2003 come foto dell’anno. “La foto -racconta il fotografo- vuole mostrare uno dei rari momenti di umanità in una zona di guerra”. 

Alla prossima, Ed.

Jean Marc Bouju, alcune immagine del fotografo francese.

 

 

Edmondo Di Loreto

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”. Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis.

E’depositario e curatore dell’archivio storico fotografico familiare che comprende oltre 10.000 immagini in lastra e negativi ed ha donato parte di tale materiale al Museo del Territorio di Foggia che lo espone in pianta stabile. E’ socio del FotocineClub Foggia BFI EFI  del quale è stato anche vicepresidente e con cui ha allestito varie mostre personali e numerose collettive. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.

 

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