Un architetto multitasking dell’Ottocento: Hittorff a Parigi

Nella sua attività professionale progettò circa centoventi edifici, per la maggior parte realizzati. Jaques Ignace Hittorff percorse l’Ottocento con architetture molto note che utilizziamo ancora oggi a Parigi.

Di Francesco Galletta

Jaques Ignace Hittorff era un francese nato tedesco come Jakob Ignaz, nel 1792. Faceva l’architetto. Non per il signor nessuno, ma per i Sovrani di Francia; curò per cinquanta anni gli allestimenti effimeri (le scene delle feste) per Luigi XVIII, Carlo X, Luigi Filippo D’Orleans e Napoleone III, l’Empereur. Fu un progettista di livello e un ricercatore scrupoloso; scrittore d’architettura e disegnatore eccezionale; un vero soggetto multitasking.

Un’opera su tutte segna la sua carriera parigina e il nostro immaginario. Chi non conosce infatti, almeno di nome, Place de la Concorde? Hittorff la eseguì nel 1842. La storia della Place (la più grande di Parigi e la seconda di Francia) è però più antica di un secolo, così come il senso simbolico che si porta dietro.

Prima, durante e dopo la Révolution, ebbe vari nomi e utilizzi: diciamo che lì, potevi anche perderci la testa e non in senso lato. L’enorme spazio della Concorde (linee 1, 8 e 12 del Métrò), alla fine dei Jardins des Tuileries è la cerniera tra la lunghissima Rue de Rivoli, che taglia la Cité da est a ovest, e l’ancor più lunga Avenue des Champs-Élysées che raggiunge l’Étoile e, con altri nomi, prosegue a La Défense. È un punto speciale dell’Axe Historique, la linea dritta dell’espansione storica della capitale francese verso l’Ouest.

Place de la Concorde_fontana

Molti progetti di Hittorff hanno ascendenze lontane e inaspettate. Un viaggio in Sicilia del 1823/24, portò l’architetto a un nuovo giudizio sul suo senso di classico e di moderno. Nell’Isola valutò quanto emergeva sulla policromia nell’arte greca, dopo la scoperta delle metope di Selinunte da parte degli architetti inglesi William Harris e Samuel Angell.

Lì elaborò l’idea che l’architettura gotica avesse radici nell’arco acuto degli edifici arabo-normanni. La cinquecentesca fontana di Orione di Messina gli offrì lo spunto per quelle della Concorde, mentre il modello architettonico della Palazzata Messinese, in ricostruzione dopo il terremoto del 1783, ritornò nei passi strutturali di alcune sue facciate sulla Rivoli.

I disegni siciliani furono pubblicati nel 1835 in un volume di gran formato e pregio dal titolo: L’Architecture Moderne de la Sicile. L’opera, dal costo altissimo, fu sponsorizzata in solido dai sovrani di Francia, Prussia, Baviera e dai Borbone delle Due Sicilie, da cinque biblioteche francesi e da una serie di grandi personalità del tempo: per esempio, architetti come Antoine Quatremère de Quincy, segretario perpetuo all’Académie des beaux-arts, pittori come Jean-Auguste-Dominique Ingres e, sopra tutti, da Johann Wolfgang Goethe.

Église Saint Vincent-de-Paul

Gli echi dell’Isola emergeranno ancor di più nell’Église Saint Vincent-de-Paul, iniziata con il suocero Jean-Baptiste Lepère, anch’egli noto architetto, ma finita in proprio nel 1844. Sfruttando la morfologia del sito, in Place Franz Liszt, al 10er arrondissement Enclos Saint-Laurent, Hittorff elevò l’edificio al centro ottico del quartiere, con belle rampe a giardino, collocandolo sull’asse della stretta e molto lunga Rue d’Hauteville.

La pianta a cinque navate presenta affinità con la chiesa messinese di S. Nicolò dei Gentiluomini (distrutta dal sisma del 1908), mentre il soffitto prende a modello il decoro dei cassettoni della Cattedrale di Messina (attenzione, però! Wikipedia riporta improprie analogie con Monreale). Altra potente legame siciliano sono le lastre in lave émaillée usate nella facciata sotto il pronao. Hittorff conobbe la pietra lavica ceramizzata dell’Etna grazie all’architetto catanese Sebastiano Ittar. Alla chiesa di St. Vincent, però, la novità non fu accolta benissimo. Negli anni le lastre furono in parte smontate; solo nel 2011 la facciata è stata ricomposta come in originale.

Gare de Paris Nord_galleria binari

Trecento metri alle spalle della chiesa, c’è un’altra grande opera parigina di Hittorff, la Gare de Paris Nord, del 1865: con gli ampliamenti successivi è oggi la stazione più trafficata d’Europa. Qui, però, entriamo in un altro genere di progetto: strutture in ferro e vetro nella zona binari; giganteschi archi in pietra e una gran quantità di statue, nella facciata. Può piacere oppure no, ma la Gare du Nord è un luogo importante per la capitale francese, vivo più che mai dopo centocinquanta anni d’uso continuo: uno snodo fondamentale. Se ci passate e l’enorme flusso di persone e mezzi ve lo permette, guardatela con attenzione.

Da qui transitano le linee RER B (per l’Aéroport Charles De Gaulle e Stade de France a nord; Orly a sud) e D (Saint-Denis e ancora Stade de France a nord; Gare de Lyon a sud); un collegamento sotterraneo porta alla fermata Magenta della RER E (con capolinea a Gare Saint-Lazare). Poi ci sono tre linee del Métro: la 4 (affollatissima perché è l’unica che incrocia tutte le altre), la 5 e la 7; una correspondence diretta porta infine alla 2, a La Chapelle. Invece, curiosamente, il flusso di automobili è ben poca cosa. La Gare affaccia, infatti, su Rue Dunkerque, una strada piccola che pare ingabbiare l’enorme massa dell’edificio.

Piuttosto, se voleste evitare tutto ciò e visitare in comodità l’Église e la Gare di Hittorff, meglio prendere la  linea 7 e scendere a Poissonnière, su Rue La Fayette. In due minuti sarete a Saint Vincent, in sette alla Gare. Conviene fare prima Concorde, però. Da lì, con la 8 cambiando una sola volta a Opéra, sarete subito sulla 7.

Troppo complicato? Ma no! Più facile a dirsi che a farsi:  Parigi “è” anche il suo Métro. Buon Hittorff.

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