Ulisse, tra arte e mito

Un articolo un po’ diverso da quelli abituali di Luca Tizzi, un breve racconto di una giornata trascorsa in un museo ad osservare opere d’arte che celebrano Ulisse ed il suo mito. L’uomo dalle mille forme e dalle mille astuzie visto attraverso l’arte.

Trenta e passa anni fa, durante una stagione lavorativa all’Isola d’Elba trovai, in una spiaggetta vicino a Porto Azzurro, un sasso sul quale c’era scritto con un pennarello blu “Se fossi solo piangerei”.
Qualche giorno fa, in un sabato non dei migliori, sono andato a Forlì a vedere una mostra ai musei di San Domenico, Ulisse l’arte e il mito. Vorrei, se permettete, raccontarvi questa mia visita, parlando sì dei quadri esposti ma anche delle emozioni che mi hanno suscitato.

La storia di Ulisse, Odisseo in realtà, attraversa due poemi epici scritti da Omero, L’Iliade e l’Odissea, Il primo narra della sua partecipazione alla Guerra di Troia ed il secondo del suo lungo e difficoltoso rientro in patria, nella adorata Itaca. L’Odissea di Omero, come il romanzo Ulisse di James Joyce, altro capolavoro della letteratura mondiale, racconta l’avventura, il percorso, che un uomo compie nel mondo, nella vita e della sua crescita tra tentazioni, sconfitte e vittorie;  è un viaggio che si compie da soli per quante siano le persone che ci accompagnano.

Entrando nel museo veniamo accolti da un grande quadro di Rubens, il concilio degli dei, i resti di una antica imbarcazione e, in una specie di abside, uno dei cavalli di Mimmo Palladino, nel suo fianco, il sinistro, si  vede la testa di uomo, uno dei tanti guerrieri greci che distrussero la città di Troia. Segue una interessantissima serie di opere che rappresentano il mito di Ulisse e termina con due sculture del Laocoonte. Salendo al primo piano si aprono alcune sale contenenti decine di quadri che raccontano Ulisse e il suo viaggio. Alcune di queste opere mi hanno fortemente emozionato, di quelle e solo di quelle voglio parlarvi, senza un ordine logico. L’ordine e la logica in fondo non mi appartengono.

Pietro Paolini Penelope mostra ai Proci che la tela non è finita

Il primo di questi quadri, dal quale sono stato particolarmente colpito, è un dipinto di Pietro Paolini, pittore lucchese del ‘600, che raffigura Penelope che mostra ai Proci la sua tela non ancora terminata. I Proci, 108 gentiluomini di Itaca e dintorni, dimoravano presso la reggia di  Ulisse pronti ad insediare il trono pretendendo la mano di Penelope, sposa del re. La donna avrebbe sposato uno dei pretendenti quando avesse finito di tessere una tela che, regolarmente, di notte disfaceva.
Un quadro molto bello, con luce caravaggesca, che mostra una Penelope diversa dall’iconografia abituale, più simile a un fumetto di Milo Manara che a un dipinto seicentesco. I capelli lunghi, neri e sciolti, il seno prosperoso e lo sguardo quasi provocatorio la discostano dall’immagine della madre, della sposa in attesa del ritorno del marito dalla guerra, si mostra invece come ammaliatrice irraggiungibile se non per il suo sposo. Un quadro in penombra dove solo i volti delle persone sono illuminati, non si vede una fonte di luce se non la bellezza, e la purezza, di Penelope.

I quadri si susseguono raccontando di Calypso, di Polifemo e della maga Circe che trasforma gli essere umani in animali secondo la loro natura, delle Sirene. Dell’incontro con queste ultime creature, che tentano Ulisse tra Scilla e Cariddi, ci sono diversi quadri che le mostrano intente ad ammaliare l’eroe legato all’albero della nave. Metà donne e metà pesce seducevano i naviganti destinandoli a morte sicura. Ulisse fu consigliato da Circe stessa su come superare quel mortale ostacolo. Chiunque abbia ascoltato le loro parole, che offrivano l’onniscienza, avrebbe perso gli affetti, si sarebbe dimenticato dei familiari e sarebbe poi imputridito su quelle spiagge.

Giulio Aristide Sartorio – La sirena

Questo quadro, di Giulio Aristide Sartorio, pittore romano vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, è quello che ho preferito tra quelli raffiguranti le Sirene. Un uomo nudo, a bordo di una barca, che cerca di raggiungere una bellissima figura femminile che nuota libera nel mare. Per riuscirci deve abbandonare la sicurezza della barca che rappresenta gli affetti, la famiglia, le proprie certezze e raggiungere quello che pare uno stato di grazia che non lascia superstiti. Quell’inseguire virtute e canoscenza che allontanerà l’uomo dal giardino dell’Eden e fece inabissare, come piacque ad altri, la barca di Odisseo spintasi oltre le colonne d’Ercole. La mostra ospita alcuni quadri della scuola preraffaellita, Waterhouse e compagni per intenderci, stupendi ma questo, per me, ha qualcosa in più.

Verso la fine della mostra, dopo aver salito alcuni gradini che portano ad una serie di sottotetto, ci si imbatte in una statua raffigurante Cassandra, figlia di Priamo, re di Troia, e di Ecuba fu sacerdotessa di Apollo. Ebbe il dono della preveggenza ma, per non essersi concessa al Dio, fu condannata a rimanere inascoltata.

Ercole Drei – Cassandra

Lo sguardo di questa figura, scolpita da Ercole Drei, ha occhi che guardano senza vedere, che conoscono il destino dell’uomo senza poterlo rivelare, lo sguardo dicevo sovrasta una figura china, impotente, quasi penitente per quell’impossibilità ad essere creduta. Lo sguardo profetico della follia e per me un’altra piccola grande emozione.
Uscendo dalla mostra sul libro delle firme ho scritto, cosa che non faccio mai, “Se fossi solo piangerei”.

Andate a vederla se potete.

Musei San Domenico
Piazza Guido Da Montefeltro 12
Forlì

Fino al 21 Giugno

 

 

Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

NB: Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright.L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 

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