Tutto l’amore del mondo, la prostituta nel cinema

La rubrica Cinema e donna oggi ci racconta una delle figure più potenti ed emozionanti del cinema, la prostituta. Un personaggio dai mille volti e ruoli, sempre cangiante eppure universale, che gli autori di ogni epoca e paese raccontano per  affondare lo sguardo, loro e nostro, nella parte più autentica, e dunque spesso rimossa, dell’esistenza e della società.

di Gabriella Maldini

Audery Hepburn

Nella storia del cinema la figura della prostituta occupa un posto di grande rilievo. E’ forse il personaggio più antico e senza dubbio uno dei più potenti, dei più incisivi. Sia per quanto riguarda il contenuto (i valori che esprime), sia la forma, vale a dire l’immagine filmica tout court. Pensiamo alla Jean Harlow del film ‘Lo schiaffo’ (1932), alla Audrey Hepburn di colazione da Tiffany (1961), alla Shirley MacLaine di Irma la dolce (1963).

Jean Harlow, Lo schiaffo,1932

Tre esempi famosissimi del cinema classico che mettono in evidenza come, nella maggioranza dei casi, quella della prostituta sia una figura positiva. E’ una donna che incarna i valori della vitalità, della sincerità e persino di una sorprendente forma di ingenuità. Una donna dai buoni sentimenti che molto spesso salva il protagonista maschile. Da un pericolo concreto,  incombente, o da una vita inautentica, più subita che vissuta, come nel caso della Melanie Griffith di Qualcosa di travolgente che fa riscoprire l’ebbrezza e la follia della vita a un giovane impiegato timido e insicuro,  già vinto dal conformismo e dalla omologazione.

Melanie Griffith in Qualcosa di travolgente, 1986

Quello della prostituta è uno dei personaggi meno condizionati dal passare dei tempi. Ieri come oggi, da Colazione da Tiffany a Pretty woman, la figura della prostituta di buon cuore, in fondo fragile, romantica e sognatrice, resta un classico; e non è un caso che spesso si fonda con quell’archetipo preistorico ma mai del tutto archiviato  che è Cenerentola.

Julia Roberts in Pretty Woman

Julia Roberts e Richard Gere in Pretty Woman

L’esempio più celebre è la Julia Roberts di Pretty woman che, sequenza dopo sequenza,  si trasforma in innamorata e principessa da favola e trasforma il cinico uomo d’affari Richard Gere in un perfetto principe azzurro hollywoodiano, realizzando il sogno dei sogni.

Ma nelle storie più impegnate, più toste, di tanto cinema d’autore, dall’italianissimo Adua e le compagne al francese Il matrimonio di Lorna, la prostituta è colei che più deve combattere con le ingiustizie e le sopraffazioni che non di rado sfociano nella violenza.

Simone Signoret e Sandra Milo in Adua e le compagne, 1960 di Antonio Pietrangeli

Ingiustizie, sopraffazioni e violenza compiute dagli uomini, che non ammettono la sua ricerca di libertà e di identità e le impongono con efferatezza il loro dominio, sia economico che psicologico. La dinamica uomo – donna che si presenta più spesso è di due tipi: all’interno della classica logica maschilista, l’uomo si approfitta della donna con la violenza o con l’inganno, la menzogna, opprimendola e umiliandola.

Il matrimonio di Lorna, di Luc e Jean Pierre Dardenne, 2008

In una dinamica più originale, i rapporti di forza sono ribaltati: il personaggio maschile è fragile e in una condizione di difficoltà, di debolezza, sia essa fisica, psicologica o materiale, e la donna, all’opposto, è la parte forte, vitale, generosa, quella capace di aiutarlo e perfino di proteggerlo. Fino ad incarnare, più o meno inconsciamente, più  meno esplicitamente,  il ruolo salvifico e quasi spirituale di madre.

Naturalmente, nella storia del cinema troviamo anche figure di prostitute tutt’altro che salvifiche e positive: basti pensare alla torbida Catherine Deneuve di Bella di giorno o alle tante dark ladies di ogni epoca e latitudine.

Catherine Deneuve in Bella di giorno

Giulietta Masina, in Le notti di Cabiria, 1957

Ma dato che sono romagnola, concludo questo pezzo con l’indimenticabile piccola Cabiria creata da Fellini nel film del 1957  grazie alla straordinaria  interpretazione di Giulietta Masina che ne fa una specie di strano, poetico puer aeternus. Un unicum assoluto nel panorama di prostitute felliniane dalla fisicità imponente e sfacciata: una donnina gracile e buffa, che saltella tra le baracche di una desolata periferia con la sua pelliccetta spelacchiata. Un visino tondo illuminato da occhi spalancati, fiduciosi, di una disperata allegria. Uno scrigno di amore e di speranza che la miseria e la menzogna di un ultimo uomo calpesteranno ancora.

 

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Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al liceo classico si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un corso di Racconto e Romanzo e uno di sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con l’Università aperta di Imola, la libreria Mondadori di Forlì e le scuole medie per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Da pochi mesi è uscito il suo primo libro, edito da Carta Canta, dal titolo ‘i narratori della modernità’, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant, come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno colto la nascita del mondo moderno.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV.


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