Omaggio a Totò, il principe della risata

Totò è una delle più celebri icone della storia recente del nostro paese. A 50 anni dalla sua scomparsa, ArteVitae rende un tributo a questa straordinaria figura di uomo, artista e mito che da sempre incarna nell’immaginario collettivo l’emblema della Napoli scanzonata e generosa, della risata genuina e sincera.

Totò

Per il 50° anniversario della scomparsa di Antonio De Curtis, in arte Totó, la Regione Campania in collaborazione con la Fondazione Campania dei festival e la Fondazione Film Commission ha previsto un programma ricco di iniziative che avranno luogo dal 12 Aprile al 01 luglio 2017.

  • Dal 12 aprile al 09 luglio Mostra Totò Genio al Maschio Angioino, Palazzo Reale e nel complesso San Domenico Maggiora
  • 15 aprile – Totò si ri-gira. Ricostruzione di alcuni set fotografici
  • 16 aprile – La Regione Campania e RAI 2 presentano “Il nostro Totò”
  • 27 e 28 aprile – Al Teatro Trianon Viviani di Forcella, andrà in scena “Totò che tragedia!”
  • 6 maggio – All’Auditorium della RAI di Napoli, andrà in scena La Sinfonia di Totò
  • 20 e 21 giugno – Convegno Diagonale “Totò all’Università Suor Orsola Benincasa”

Per tutto il periodo celebrativo il Rione Sanità ospiterà un ciclo di concerti in piazza Sanità.

 

 di Biagio Di Meglio

‘A morte ‘o ssaje ched”e?..è una livella.  ‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’o punto c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme: tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto? Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,  suppuorteme vicino-che te ‘mporta?  Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie… appartenimmo à morte!”

L’icona del Principe Antonio de Curtis, in arte “il grande Totò” è racchiusa nelle poche righe conclusive di quest’opera, “A livella“. Uomo poliedrico, finissimo comico, attore di rivista e cinematografico, umorista e personaggio popolare, Totò ha saputo infondere negli italiani, la voglia di ridere nuovamente dopo i tristi eventi del terribile conflitto mondiale. E’ riuscito a farci ricordare inoltre, che sulla terra siamo solo di passaggio. Siamo quindi tutti orfani del grande Totò. Dimostrazione ne è il fatto che ancora oggi, a cinquant’anni dalla sua morte, il popolo italiano conserva, inalterato, il suo profondo affetto per la sua figura.

Analizzando la sua vita risulta evidente che la crescita del personaggio ha seguito di pari passo quella dell’uomo. La sua grandezza è tutta nelle deliziose macchiette proposte nelle tante interpretazioni che si rifacevano alla figura dell’italiano medio. Successo e popolarità sono ampiamente dovuti proprio all’italianità che i personaggi interpretati trasudano da ogni poro. Aveva la capacità innata di renderli così simili per miserie, pregi e difetti al cittadino medio di quell’epoca cosi come anche a quello di oggi.

La sua Napoli lo riconosce e lo incorona come Principe della risata. La nascita in uno dei quartieri più popolari della città, quale il rione Sanità e la nobile origine, se pur determinata dall’essere figlio illegittimo, non fa che accrescere l’amore che i suoi concittadini gli tributano annoverandolo tra i simboli della città stessa. La sua figura, paragonabile a quella di Pulcinella, ha sempre rappresentato lo spirito napoletano. La sua icona campeggia un po’ ovunque, contribuendo a rendere eterna non solo la sua figura ma anche il suo spirito. Totò, nume delle case, delle attività commerciali, dei taxi, Totò un po’ ovunque, proprio come Pulcinella.

Totò

Forse per scaramanzia e sicuramente per simpatia, Totò è in ogni dove. In una società dedita all’emulazione, al copiare e riprodurre tutto, a Napoli l’unico clone o “pezzotto” non ancora riprodotto, a parte le statuine da presepe di San Gregorio Armeno, è proprio lui.  La gente lo ama e preferisce ricordarlo così, in bianco e nero, in una fotografia incorniciata, spesso con Eduardo e Peppino de Filippo, Tina Pica, Nino Taranto ed altri famosi interpreti di una Napoli povera e bella, piena di sentimenti semplici, col capitone a Natale e lo spumone e il babà d’ estate.

Il suo modo di essere interprete, attore, comico e il non aver recitato in dialetto napoletano lo ha posto all’attenzione del grande pubblico del Paese. Le sue macchiette, i suoi atteggiamenti di una serietà comica o di una comica serietà nonché le particolarissime mimiche facciali e il suo sguardo unico, lo hanno fatto apprezzare e riconoscere in tutto il mondo. Ha saputo creare una tendenza artistica entrando a pieno titolo nella lista degli indimenticabili insieme a personaggi del calibro di Charlie Chaplin e Buster Keaton.

I suoi film sono ancora oggi i più trasmessi dalle tv italiane. Sembra strano che non abbiano ancora pensato di lanciare un canale interamente dedicato a lui. La sua comicità è una di quelle che non ti viene mai a noia, le sue battute non sono mai volgari così come gli ammiccamenti, le figure e la mimica sempre nuove e originali. Ma ciò che più ha caratterizzato le sue interpretazioni, nelle macchiette così come nelle gag, è stata l’improvvisazione. Ridicolizzare continuamente la realtà avvalendosi di una comicità imprevedibile, spontanea, aggressiva, mirata a stemperare l’insensatezza della realtà in tutte le sue forme tra le quali la povertà, la guerra, i tradimenti e perfino il divertimento, a dimostrazione che la comicità si cela in ogni aspetto o ambito della vita, senza alcuna preclusione del momento.

Una delle sue gag più popolari e iconiche è la famosa “pernacchia”. Non servirebbero trattati di socio-psicologia per spiegarne il grande successo. Rappresenta l’essenza stessa dello sberleffo, della presa in giro e dell’offesa senza profferire parola, la peggiore offesa che si possa fare anche a chi non è napoletano, data la sua manifesta ed evidente internazionalità.

Come non inchinarsi pertanto al genio spontaneo che, come spesso succede, ha dovuto fare anche i conti con la propria sregolatezza di uomo della notte che era solito rientrare a casa nelle ore piccole. Le sue serate erano sempre costellate da molte amicizie, anche femminili e nell’ambiente artistico e cinematografico davano adito al pettegolezzo. Si sussurrava infatti che fosse un tombeur de femmes.

La sua crescita artistica è stata alimentata da tanta gavetta. E’ stata quindi una parabola la sua, dai teatri alla rivista e poi al cinema, conclusasi solo con la sua morte. Se avesse potuto vivere altri cento anni, avrebbe ancora fatto ridere intere generazioni; avrebbe ancora fatto pensare ai tanti Antonio La Trippa della nostra classe politica, che la cosa pubblica è affare serio. Alla Miseria e Nobiltà tanto diffuse in questo Paese, ai Tartassati sempre attuali e agli innumerevoli ruoli interpretati che ancora oggi troverebbero dei vividi riscontri nell’attualità. Tra una risata e l’altra, ha saputo dare quelle risposte alle tante domande di carattere sociale che ancora oggi caratterizzano questo paese. Con 60/70 anni di anticipo ci ha raccontato la realtà della politica italiana, a modo suo.

Il grande Totò, nel film “Onorevoli” (1963), nella scena in cui, affacciatosi alla finestra del suo balcone, con un improvvisato megafono a forma di imbuto, gridava:

Concittadini, amici, fratelli, paesani, compaesani, italiani, al di qua e al di là del mare, vicini e lontani. Chi vi parla è ANTONIO LA TRIPPA.
In questo momento cruciale della vita del nostro paese bisogna separare il bene dal male, il vero dal falso.
Se io vi dicessi che una volta eletto mi batterei per Roccasecca, nostro paese, che farei costruire scuole, strade, acquedotti, case. Voi mi credereste?
Siii!

Se io vi dicessi che questi signori sono persone onorevoli, degne di pregiarsi di questo appellativo parlamentare e che adopereranno i vostri voti per il bene del paese, voi mi credereste?
Siii!

E allora sapete che cosa vi dico? Che siete degli ingenui, dei fessacchiotti, dei deficienti, degli incoscienti, perché io, una volta eletto, per Roccasecca non potrò fare un cacchio, dico cacchio; perché questi signori appena saranno eletti poseranno i loro sporchi deretani sugli scanni della camera e faranno soltanto i loro sporchi affari; vi faranno fessi, perché sono papponi, papponi, papponi.
Non votate per me! Non votate per me!

Dal film Gli Onorevoli – Totò e il comizio di Antonio La Trippa

Ciao Totò, come affettuosamente tutti ti ricordiamo.

 

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