Thelma e Louise, on the road attraverso il West

Il lungo viaggio del cinema, il legame naturale fra cinema e viaggio. Dopo la Lancia Aurelia del film Il Sorpasso, protagonista della scorsa puntata, saliamo a bordo di un’altra automobile divenuta leggenda, la Ford Thunderbird guidata da Thelma e Louise, le indimenticabili protagoniste del film di Ridley Scott che, dopo 28 anni, è già diventato un classico.

di Gabriella Maldini

Susan Sarandon e Geena Davis nel film di Ridley Scott, 1991

Due amiche partono insieme per qualche giorno di vacanza; Louise fa la cameriera in un fast food, Thelma è una piccola casalinga per forza, annullata in un matrimonio -ghetto, mortificata da un marito maschilista che la tratta come una serva bambolina. Una mattina salgono in macchina, vogliono solo passare qualche giorno fuori città, staccare dalle piccole umiliazioni quotidiane. Poche ore dopo si fermano a bere in un locale, un uomo tenta di violentare Thelma e Louise lo uccide con un colpo di pistola. Qui inizia il vero viaggio.

Una fuga sempre più disperata e solitaria attraverso il sud ovest degli USA, quel West di deserti assolati, montagne e strade senza fine, dove tutto è estremo, assoluto; come sarà anche questo viaggio che, da subito, diventa un indimenticabile viaggio verticale, interiore. Anche lo scorrere del tempo cambia, entrando in una dimensione altra, sempre più simbolica e segnata in particolare dalla luce, una luce spettacolare che accende le protagoniste, le svela e le libera, inquadratura dopo inquadratura.

Susan Sarandon e Geena Davis nel film di Ridley Scott, 1991

Il loro andare si trasforma, da viaggio in fuga, e da fuga in ricerca di sé, della propria dignità e libertà di donne.

Donne che la tragedia e il pericolo spingono all’improvviso a ribellarsi a quel mondo maschilista che le usa e le giudica, senza sapere e senza capire nulla di loro. Del loro sentimento del mondo e del vivere, fatto di comprensione e compassione, e  sintonia profonda con la natura. La scena nel deserto, di notte, quando entrambe hanno capito di essere ormai vicine alla fine, esprime con meravigliosa poesia il legame profondo e antichissimo che unisce l’elemento femminile a quello naturale, in una sorta di struggente ricongiungimento al grembo universale e originario, la Madre terra.

Ma il viaggio di Thelma e Louise è anche un meraviglioso esempio di sorellanza.

Sono molto diverse tra loro e spesso entrano in conflitto, anche molto duramente, ma non si giudicano mai; e quando arriva il momento, ognuna è sempre pronta ad aiutare l’altra. Senza bisogno di tanti discorsi, basta un sorriso, basta uno sguardo.

 

Susan Sarandon e Geena Davis nel film di Ridley Scott, 1991

Questo di Ridley Scott è un film immenso, una straordinaria rielaborazione del western che probabilmente rimarrà un unicum nella storia del cinema. Quel western in cui le donne erano sempre relegate a ruoli marginali, ancillari rispetto all’eroe maschio, ora si capovolge e le rende protagoniste assolute; nono solo, ma protagoniste che si ribellano senza alcun compromesso alla prospettiva meschina e prevaricatrice del mondo maschile; un film coraggioso e non politicamente corretto che fu addirittura accusato di ‘femminismo criminale’, evidentemente perché andava a toccare le corde di una società americana ancora profondamente maschilista e incapace di fare i conti con l’indipendenza della donna e la sua sacrosanta pretesa di veder riconosciuta la sua libertà e dignità.

Susan Sarandon e Geena Davis nel film di Ridley Scott, 1991

Cardine di tutto il film è la contrapposizione tra l’arrogante e impunita oppressione del mondo maschile e la rivendicazione  di rispetto e di libertà incarnata dalle due protagoniste  e da quell’automobile scoperta che attraversa gli spettacolari paesaggi del west.  Sferzate dal vento, sciolte dal caldo e bruciate dal sole, Thelma e Louise vanno avanti, ed è come se quell’andare sempre avanti, tenaci e sognatrici, nonostante i continui colpi bassi del destino, le forgiasse, le scolpisse, come rocce che tutta la violenza e l’ingiustizia del mondo non potranno più scalfire. Miglio dopo miglio, insieme, lasciano andare tutto, tutta la meschina zavorra del mondo e degli uomini e si riprendono se stesse. Fino a quel salto finale nel Gran Canyon, che Ridley Scott fa restare sospeso, in alto, contro il cielo.


Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al Liceo Classico si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un corso di Racconto e Romanzo e uno di sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola, la libreria Mondadori di Forlì e le scuole medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nell’aprile dello scorso anno è uscito il suo primo libro, edito da CartaCanta, dal titolo ‘I narratori della modernità’, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant, come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno raccontato la nascita del mondo moderno.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV.


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