Storie di Fotografie: la guerra di Robert Capa

Storie di fotografie oggi ci propone un celebre fotogramma scattato nel 1943, dopo lo sbarco degli Americani in Sicilia da Robert Capa, fotografo di guerra che nella sua breve vita ha documentato ben cinque conflitti bellici.

di Edmondo Di Loreto

Troina, in Sicilia: Un pastore siciliano indica a un soldato americano la strada per Sperlinga. ©Robert Capa, 1943

 

“…La guerra è come un’attrice che sta invecchiando: sempre più pericolosa e sempre meno fotogenica”.

Il 23 ottobre 1913 nasceva tale Endre Erno Friedman.  Chi era costui?
Ungherese di nascita e figlio di sarti ebrei, visse a Vienna, Berlino e Parigi, pubblicò
la sua prima fotografia a 19 anni e fu uno dei più grandi fotogiornalisti di guerra.
Fece anche un’altra cosa quando aveva 34 anni: insieme ad altri celebri colleghi fondò una cooperativa di autori che si trasformò nella più grande e potente agenzia fotografica del XX secolo “Magnum Photos”. A 38 anni ne divenne presidente. A loro si deve l’imposizione di alcuni princìpi alle riviste che pubblicavano le loro foto (né tagli, né modifiche e didascalia redatta dall’autore).

Robert Capa (1913 – 1954)

A 21 anni aveva incontrato Gerda, photo editor della AlliancePhotos e prima donna fotoreporter di guerra. Andre e Gerda si “inventarono” letteralmente un fotografo inesistente di nome ROBERT CAPA…un incrocio tra il regista Frank Capra, l’attore Robert Taylor e il soprannome che Friedman aveva a scuola! Un autore per il quale i due dicevano di lavorare e che siglava le foto scattate da entrambi. Quando Lucien Vogel (creatore della rivista “Vu”) scoprì il giochetto, il fotografo tenne per sé il nome: Robert Capa appunto.
Partecipò ed immortalò 5 guerre, scattando foto che sono entrate nella storia. Delle 106 foto fatte durante lo sbarco in Normandia, ne sopravvissero a stento 11, diventate leggendarie.

E’ celebre una sua frase, parole simbolo di un fotogiornalismo di presenza e di testimonianza che poco o nulla concede al sentimentalismo.

“Se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino.” – Robert Capa

Morì a 40 anni saltando su una mina in Corea.
Cosa impariamo ancora oggi da questo fotografo che “non esiste”? Forse apprendiamo che l’impegno e l’ambizione sono le due polarità opposte di una batteria che può dar vita all’inesistente, dar voce a ciò che non sa parlare, dare luce a ciò che non ha la forza di farsi vedere. Compiti che l’autore fotografico porta su di sé come un destino, in particolar modo un fotoreporter di guerra come Robert Capa.

Sono condivisibili le parole di John Steinbeck che lo ricordano: “…Capa sapeva che cosa cercare e che cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può fotografare la guerra perché la guerra è soprattutto un’emozione. Ma lui ha fotografato quell’emozione scattando accanto a lei. E’ stato capace di mostrare l’orrore di un intero popolo nel volto di un bambino. La sua macchina fotografica coglieva quell’emozione e la tratteneva. Le sue foto non sono incidenti. L’emozione che contengono non arriva per caso. Capa era in grado di fotografare il movimento, l’allegria e lo sconforto. Era in grado di fotografare il pensiero. L’opera di Capa è in se stessa la fotografia di un grande cuore e di un’empatia irresistibile…” La foto: dintorni di Troina (Sicilia) 4-5 agosto 1943. Un contadino indica la direzione della ritirata delle truppe tedesche a un soldato americano. Una fotografia di Robert Capa…una delle più empatiche.

Alcune fotografie scattate da Robert Capa


Note biografiche sull’autore

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”. Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.

 

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