Storie di Fotografie. Tributo a Robert Frank. Non solo The Americans.

Storie di Fotografie dedica la puntata di oggi al fotografo americano Robert Frank, recentemente scomparso. Noto per il lavoro fotografico “The Americans”, Robert Frank è stato fra i più grandi e poliedrici autori americani.

di Edmondo Di Loreto

Robert Frank

La Storia che vi propongo riguarda ROBERT FRANK, un grande autore americano. Tra i più grandi, purtroppo scomparso il 9 settembre scorso, coinvolto anche lui in quella sorta di “moria” di grandi fotografi che ha contraddistinto questi ultimi scampoli di tempo. Il titolo non è casuale: Robert Frank non ha fatto soltanto “The Americans” che è il suo lavoro fotografico più noto ed importante. E’ un modo questo per sottolineare la grandezza e la poliedricità di questo autore.

E’ una storia a cavallo tra musica, fotografia e costume.

Il 1972 è l’anno nel quale molti profeti del giornalismo di settore identificano la fine della storia del rock e la nascita dell’Industry Of Coolness (l’industria del più figo, ovvero la nascita del rock commerciale e del marketing musicale).
Ma nel maggio del 1972 viene pubblicato Exile On Main Street  dei Rolling Stones, un disco che “trasporta” il rock verso mondi diversi. È l’ultima concreta espressione di una storia che si consolida e, puro capolavoro di modernismo, scrive quel che sarà da lì in avanti, il dogma di fede del rock and roll. È il decimo album della carriera degli Stones e tutto il mondo crede che ormai Jagger e soci

“…siano completamente, incredibilmente soddisfatti della loro esistenza: appagati, senza più alcuna voglia di andare oltre. Gli Stones, dal canto loro, sono stanchi della loro popolarità e forse, ancor di più, degli schemi in cui il mondo li ha costretti. A forza. Quasi con l’idea e bisogno di tutelare un mito…”.

I Rolling Stones scappano in Francia, essenzialmente per motivi fiscali e scelgono una villa isolata come rifugio per la dissipazione.

Il loro diventa”… un incredibile banchetto di debosciati, nel quale droga, alcool, sesso sono le uniche componenti presenti…”

Meravigliosi libri fotografici dell’epoca, ritraggono la band in una dimensione quasi aliena, completamente abbandonata e dimessa, allucinata.  Exile On Main Street è un album scritto tra la vita e la morte, in piena incoscienza, ma in totale contatto spirituale con il sovrannaturale.  Una sorta di rito voodoo. La fine del rock per come era conosciuto. E l’inizio di una nuova era.  Un’opera d’arte a partire dalla copertina, realizzata niente meno che da Robert Frank, uno dei più grandi fotografi del ‘900.

Suo è “The Americans” uno dei lavori fotografici caposaldi della fotografia americana del dopoguerra. Nel 1972, Mick Jagger si incontra con Frank perché ha in mente proprio le fotografie di “Americans” per cercare una copertina al nuovo album. Qualcosa di diverso da quello fatto fino ad ora: di crudo ed univocamente “americano”. Jagger e soci vogliono riflettere nelle immagini di copertina il loro spirito di “outlaws”: fuorilegge fuggiti usando il blues come arma contro il mondo.

Quella copertina doveva trasmettere questa sensazione di isolamento gioioso, sorridendo davanti a un futuro spaventoso e sconosciuto. Doveva essere perfetta. Frank era stato originariamente incaricato di scattare foto alla band mentre cammina lungo la Main Street di Los Angeles, e quelle foto sono tutte sul retro dell’album. Ma c’è una fotografia (tra le 27.000 che Robert Frank scattò per Americans) che fa parte degli scarti di quel libro. E’un singolo scatto, una sorta di collage, di tatuaggio di New York che magneticamente cattura l’attenzione di John Van Hamersveld, il grafico incaricato di “assemblare” il pacchetto album.

Quella sarà l’immagine principale di Exile on Main Street: fotografia di Robert Frank, un grande. Purtroppo scomparso il 9 settembre 2019.


 

[Ndr] Tutte le foto e i video presenti in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.


Edmondo Di Loreto

Note biografiche sull’autore
Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report. Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”.
Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in ogni sua forma e significato.

 

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