Storie di Fotografie. Tommie Smith e John Carlos, un pugno alzato contro il razzismo.

Protagonista della rubrica Storie di fotografie è la fotografia di John Dominis che riprende un gesto eclatante contro il razzismo imperante nell’america della fine degli anni ’60, ad opera degli atleti di colore Tommie Smith e e John Carlos, che alzano il pugno chiuso guantato di nero al momento della premiazione, davanti alla bandiera a stelle e strisce mentre risuona l’inno americano.

di Edmondo Di Loreto

Quel pugno alzato sul podio 50 anni fa esatti, è il 16 ottobre 1968, ci riporta all’America nera in lotta per l’uguaglianza dei diritti civili. Quel gesto imprime il suo marchio sulle Olimpiadi di Città del Messico. Tommie Smith, medaglia d’oro nei 200 mt e John Carlos, edaglia di bronzo, alzano il pugno chiuso guantato di nero davanti alla bandiera a stelle e strisce mentre risuona l’inno americano.

Quel gesto resta uno dei momenti più famosi nella storia dello sport, ma ad ambedue gli atleti costerà la carriera ed una vita difficile. Tommie Smith frequenta la San Josè State University in California e all’epoca è uno degli uomini più veloci del mondo avendo già stabilito un paio di primati mondiali sui 200 mt.

Fin dal 1966 segue l’evolversi delle lotte studentesche per i diritti civili dei neri, portate avanti da Harry Edwards. Ispirato da Malcom X, Edwards raduna molti atleti e studenti per protestare contro il razzismo nella loro università. Il movimento supera ben presto i confini del campus. Nel 1967 Edwards lancia il progetto olimpico per i diritti umani, minacciando di boicottare gli imminenti giochi olimpici.

Alla fine gli atleti decidono di partecipare alle olimpiadi, permettendo così a Smith e Carlos di vincere le medaglie. Ma il gesto eclatante di contestazione che avrebbe fatto tanto scalpore, è preparato meticolosamente. La simbologia studiata con cura. I due uomini indossano infatti una collanina di pietre, simbolo dei linciaggi dei neri, dei calzini scuri senza scarpe, simbolo di povertà, ed il guanto nero simbolo del Black Power.

Portano anche la spilla del Progetto Olimpico per i diritti umani e lo stesso fa, aderendo alla protesta, l’australiano Peter Norman vincitore della medaglia d’argento. Quando Smith e Carlos sollevano i pugni al cielo, all’improvviso lo stadio si zittisce.

 “…per alcuni secondi non si sentì volare una mosca- Scriverà Carlos nella sua autobiografia- C’è qualcosa di impressionante in cinquantamila persone che si zittiscono: è come trovarsi al centro di un uragano…”.

Quello che accade dopo è difficile da sopportare. I due atleti sono esclusi da ogni competizione internazionale e la loro carriera terminerà quel giorno. E ancora: minacce di morte, promesse di lavoro finite in fumo, emarginazione e solitudine. La moglie di Smith chiede il divorzio, quella di Carlos si suicida.

Uno dei più grandi atleti del secolo, detentore di 11 record mondiali, ridotto a dover  “lavare automobili a tre dollari all’ora”! Solo molti anni dopo la società americana ha, per così dire, riabilitato Smith e Carlos. Nel 2005 l’Università di San Josè ha eretto una statua nel campus in onore di quel pugno alzato ed ha conferito ad entrambi una laurea honoris causa.

Smith e Carlos sono stati anche insigniti dell’Arthur Ashe courage award, ambito premio per atleti impegnati fuori dal mondo sportivo. In ultimo si è rimediato al orto subito nel 1968 quando i due contestatori non sono ricevuti alla Casa Bianca. Nel 2016 Barak Obama, li ha voluti incontrare, in qualità di Presidente americano, meglio tardi che ma. In quella occasione Smith dona ad Obama un disegno che lo ritrae nel 1966 mentre passa il testimone della staffetta 4×100, quella che stabilisce il record del mondo.

Sul retro una scritta: “…Cosa molto importante, il testimone non è caduto”. Alcuni mesi dopo Tommie Smith torna alla Casa Bianca ma non fa visita al presidente. Sostiene che il testimone è stato fatto cadere. “…ma non è fuori dalla pista – aggiunge – possiamo ancora raccoglierlo”.

Forse non tutti sanno che la fotografia più usata, gettonata, abusata e riprodotta di quell’avvenimento è stata scattata da John Dominis, valente fotoreporter che all’epoca lavorava per la rivista Life. Quella fotografia fece la sua fortuna. Dominis, classe 1921 è scomparso nel 2013.

 

Alla prossima, vostro, Ed.


Note biografiche sull’autore

Edmondo Di Loreto

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”.

Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.


[Ndr] ©Tutte le foto e i video sono stati presi, a titolo esplicativo,  da internet  e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 

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