Storie di Fotografie – Stazione di Atocha Madrid, Project 192

Storie di fotografie. Madrid, 11 marzo 2004, un attentato colpisce i vagoni ferroviari in transito in diverse stazioni madrilene provocando 192 vittime. Project 192 il nome del progetto fotografico che le commemora.

di Edmondo Di Loreto

Madrid, 11 marzo 2004. Mancano tre giorni alle elezioni generali. Stazione di Atocha, binario 2, ore 7,39. Tre esplosioni a bordo del treno 21431. Pochi istanti dopo altre quattro bombe scoppiano sul treno 17305 che sta per entrare nella stazione. Stazione di El Pozo del Tío Raimundo, ore 7,41.
Due esplosioni sul treno 21435. Stazione di Santa Eugenia, ore 7,42. Altre due bombe sul treno 21713. Il bilancio ufficiale degli attentati è di 192 morti e 2057 feriti.

Per ricordare le vittime di quella tragedia Ciro Prota, fotografo napoletano che vive e lavora a Parigi, lancia sul web un’iniziativa nel decennale della strage. Nasce così Projet 192: 192 fotografi per le 192 vittime di Madrid alle quali si aggiunge due mesi dopo quella di un bimbo appena nato e subito morto a causa delle ferite subite dalla madre nell’attentato.

11 Marzo 2014 – Flash mobbing a Roma in occasione del decennale della strage

A ognuna delle vittime viene associato un fotografo che deve realizzare, entro trenta giorni, un’immagine in bianconero in cui compaia il nome della persona deceduta cui è stato collegato e un elemento ferroviario lasciato alla libera interpretazione.
In poco tempo le adesioni da tutto il mondo si moltiplicano, accettando la sfida contro l’oblio. Centonovantadue foto in bianco e nero. Tutte hanno come elemento figurativo i binari di un treno, una carrozza o come sfondo la stazione ferroviaria. Centonovantadue scatti dai quali emerge la sofferenza, il dolore e lo strazio per una tragedia che ha scosso una nazione. Una grande anima collettiva di persone che lavorano con l’immagine, con i propri occhi e la propria sensibilità
interpretando vite di persone mai conosciute, con il solo scopo di non dimenticare.

Centonovantadue scatti raccolti con quella delicatezza, simbolismo ed interpretazione di attimi che la fotografia sa dare quando cerca di colpire il cuore tramite gli occhi. L’assenza è di fatto il filo conduttore dell’opera. Assenza che spesso coincide con quella di altre vittime della follia umana del passato, come per esempio le foto fatte vicino la lapide che ricorda la strage della stazione di Bologna.

Dimenticare è il pericolo maggiore secondo Ciro Prota.

Un passato molto prossimo sul quale però ogni giorno cala impercettibile un velo, il velo più pericoloso, il velo dell’oblio, lento e sottile. Io non voglio dimenticare, e non posso. L’ambiente dei treni, specie quelli dei pendolari, è un microcosmo inarrestabile; brulicante di vita, di movimento, di rumori. Migliaia di persone diverse tra loro, eppure simili, nei loro sentimenti, nelle loro motivazioni. Ciro Prota

E sulla vita visibile, fatta di gesti e movenze, di voci e rumori all’improvviso scatta e si staglia quella invisibile, fatta di pensieri e di silenzi. E nasce una fotografia. Nei treni c’e’ tutto.
C’è la nostra vita, fatta di tante cose, che vogliamo, che non vogliamo, che cerchiamo, che non troviamo, che facciamo perché dobbiamo. Il nostro lavoro, i nostri incontri, i nostri passaggi occasionali. Ci siamo noi. Vivi e veri. Tutti i giorni, a tutte le ore. Un giorno uguale all’altro, un giorno dopo l’altro.

Ma l’11 marzo 2004 è stato un giorno diverso. Nei treni è entrata la morte, quella più cieca, violenta, cattiva, portata da un odio cieco, violento, cattivo. 192 persone non ci sono più e accanto alle loro vite perdute per caso, per un attimo sbagliato, ci sono le vite devastate dei loro familiari e amici.
Qualche giorno di caos, di ricerche febbrili e accorate, di strazi impietosamente portati in giro per il mondo dai mass media, e poi i tanti gesti di eroismo e solidarietà, tanto più sinceri quanto più improvvisati e nati cavalcando l’onda del sentimento umano ferito e oltraggiato, e lentamente la vita è tornata, con le sue leggi ineludibili.
Si continua, c’e’ un altro giro di giostra per tutti noi. Nei nostri obiettivi, gesti, movenze, voci e rumori. E ancora pensieri e silenzi. Dietro il suo fluire inarrestabile la vita cela il suo doppio, la paura, il terrore, la morte.

192 fotografie in bianconero. Una fotografia per ogni vittima, e il nome di ognuno di loro “ dentro “ l’immagine, scritto su un foglio, su una mano, su uno scalino, su un sedile o altro ancora. Sarà la fotografia a deciderlo volta per volta, sarà il nome a chiederlo volta per volta, a creare la situazione fotografica. A volte con la partecipazione di uno sconosciuto consenziente, che si farà testimone d’accusa e portatore di pietà. Perché soffrire della sofferenza altrui è il nostro cammino…”

Project 192 Fonde la vita, la morte, la pietà e l’accusa.

Tra gli innumerevoli allestimenti ci piace ricordare quello del Semplicemente Fotografare LIVE 2016 a Novafeltria. Una esposizione originalissima e dal forte impatto. ArteVitae si è già occupata di questa esposizione nel resoconto pubblicato a suo tempo sulle giornate del festival del 2016. Un sentito ringraziamento a Ciro Prota, Donato Chirulli, Giuseppe Tangorra.

Project 192 – Allestimento Semplicemente Fotografare LIVE 2016

 

 


Note biografiche sull’autore

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”.

Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.

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