Storie di fotografie, Africa di Sebastiao Salgado

Storie di fotografie è la rubrica di Archiminimal Blog curata da Edmondo Di Loreto, che ogni settimana ci propone una fotografia della quale racconta la storia che in essa vive per sempre. Lo scatto di oggi è tratto dalla serie “Africa” di Sebastiao Salgado, uno dei più grandi fotografi viventi di cui ricorre il compleanno proprio in questi giorni.  Buona lettura! 

Storie di fotografie si propone di raccontare la storia celata dietro uno scatto fotografico, le particolari situazioni ed i fortuiti eventi che hanno generato una fotografia, inducendo il fotografo a scattarla, rendendo così immortale un momento unico, irripetibile.  La rubrica è curata da Edmondo Di Loreto che, prendendo spunto dall’attualità, da particolari ricorrenze, ma anche da circostanze curiose piuttosto che eventi storici, sceglie una fotografia di un autore contemporaneo o del passato, per svelarne la storia con la spiccata sagacia che lo contraddistingue.

Africa 2007, Sebastiao Salgado. 

Donna malnutrita e disidratata aspetta il suo turno nell’ospedale di Gourma Rharous, Mali 1985

La foto che vi presento oggi è tratta da “Africa”, un lavoro di Sebastiao Salgado, uno dei più conosciuti fotografi ancora viventi a cui Storie di Fotografie dedica questo tributo in occasione del suo compleanno.

Sebastiao Salgado nasceva l’8 febbraio 1944 ad Aimares in Brasile. La sua reputazione di fotogiornalista si è consolidata nel tempo, grazie ai decenni spesi a documentare la vita delle popolazioni povere e diseredate, scattando immagini di forte impatto emotivo, in bianco e nero ed in luoghi dove quasi nessuno avrebbe osato recarsi.

Salgado ha lavorato in tutto il mondo, ma ha dedicato un’attenzione particolare all’Africa, dove ha realizzato oltre 40 reportage nell’arco di 30 anni, dandone una rappresentazione attuale e realistica, sotto tutti gli aspetti. Dell’Africa ha documentato praticamente tutto: i popoli, la natura, la storia, i fenomeni naturali, le guerre e le carestie. Ogni sua fotografia è talmente avvolgente che guardandola è praticamente impossibile non esserne rapiti.

Il lavoro “Africa” che ha dato vita ad una mostra e ad un poderoso volume di accompagnamento, offre un’ampia documentazione su questi immensi territori ed è un vero e proprio omaggio a suggestivo continente. Lo stesso Salgado, parlando dell’Africa si esprime così: “Il primo posto dove fotografare per me è ancora l’Africa, amo i suoi cieli, i deserti, le montagne, tutto è enorme ed ogni volta che arrivo sento che sono a casa. “

In questo Gruppo siamo tutti appassionati di fotografia e amiamo praticarla, ecco allora che vorrei svelarvi alcune ‘note tecniche’ su questo grande autore. Salgado ha scattato sempre nel modo tradizionale, usando pellicola fotografica in bianco e nero e una fotocamera da 35 mm: strumenti portatili e poco ingombranti. È nota la sua preferenza per le macchine Leica, in virtù della qualità dei loro obiettivi. Particolarmente attento alla resa dei toni della stampa finale, Salgado applica uno sbiancante con un pennello per ridurre le ombre troppo intense. Nel corso della realizzazione del progetto Africa però, Salgado aveva la necessità di stampare alcune scene in grande formato. La Leica non gli consentiva di andare oltre una certa misura, per cui ha iniziato ad utilizzare una Pentax 645 con pellicola medio formato 120, per poter realizzare negativi 6×4,5 cm.

All’inizio invece della realizzazione del progetto Genesi – forse uno fra i più noti dell’autore – Salgado calcolava che avrebbe dovuto girare il mondo con 600 rullini di formato 220, con un peso di 30 chili circa di pellicola. Inoltre, con le misure di sicurezza instaurate negli aeroporti di tutto il mondo, le pellicole avrebbero dovuto attraversare più volte i rilevatori a raggi X, con una conseguente perdita di qualità dell’immagine e quindi del vantaggio qualitativo che avrebbe dovuto derivare dall’uso del medio formato. Per tale motivo, il fotografo ha deciso di utilizzare una Canon 1Ds Mark III, da 21 megapixel, riducendo il peso previsto del materiale sensibile, da 30 kg delle pellicole, ad 1,5 kg di schede digitali. Quindi “Genesi” è un lavoro scattato tutto in digitale.

La foto che vi presento oggi è tratta appunto da “Africa”: una donna malnutrita e disidratata aspetta il suo turno nell’ospedale di Gourma Rharous in Mali, 1985…..tanti auguri Sebastiao!

Alla prossima. Ed!

Trailer ufficiale italiano del film Il sale della terra diretto da Wim Wenders.

Fotogallery di Sebastiao Salgado – Foto tratte dai lavori “Africa” e “Genesis”

Edmondo Di Loreto: è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”. Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. E’depositario e curatore dell’archivio storico fotografico familiare che comprende oltre 10.000 immagini in lastra e negativi ed ha donato parte di tale materiale al Museo del Territorio di Foggia che lo espone in pianta stabile. E’ socio del FotocineClub Foggia BFI EFI  del quale è stato anche vicepresidente e con cui ha allestito varie mostre personali e numerose collettive. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in ogni sua forma e significato.  

La tua opinione ci interessa. Facci sapere cosa ne pensi. Grazie!