Storie di fotografie. “Madre migrante”

Storie di fotografie è la rubrica di Archiminimal Blog curata da Edmondo Di Loreto, che ogni settimana ci propone una fotografia della quale racconta la storia che in essa vive per sempre. La proposta di oggi riguarda uno scatto molto bello ed intenso, “Madre migrante” di Dorothea Lange. Lo scatto viene raccontato però proponendo, in maniera del tutto inedita, i sei che ne costituivano l’intera serie e che hanno portato poi al successo, l’ultima foto. Buona lettura! 

Storie di fotografie si propone di raccontare la storia celata dietro uno scatto fotografico, le particolari situazioni ed i fortuiti eventi che l’hanno generato e che hanno indotto il fotografo ad immortalare un momento unico ed irripetibile, rendendolo cosi immortale. La rubrica è curata da Edmondo Di Loreto che, prendendo spunto dall’attualità, da particolari ricorrenze, ma anche da circostanze curiose piuttosto che eventi storici, sceglie una fotografia di un autore contemporaneo o del passato, per svelarne la storia con la spiccata sagacia che lo contraddistingue.

“Madre migrante”. Niporno, California 6 marzo 1936. .

Fotografia di Dorothea Lange

Questa settimana vi propongo uno scatto celeberrimo e la storia che portò alla sua realizzazione. “Madre migrante”, immagine scattata nei pressi di Niporno in Claifornia il 6 marzo del 1936, è il titolo della più famosa e certo più evocativa immagine della vasta produzione dei fotografi della Farm Security Administration. La FSA fu creata dall’amministrazione Roosevelt nel 1932 dopo il crollo di Wall Street del 1929 che fece precipitare gli Stati Uniti nella Grande Depressione: migliaia di aziende fallirono e tredici milioni di disoccupati presero a vagabondare per il paese in cerca di un lavoro. La FSA si occupava della realizzazione di un ambiziosa riforma agraria che ambiva ad aiutare il Paese ad uscire da quella profonda crisi economica avvalendosi anche del lavoro di un pugno di fotografi, sparsi per il paese, che si occupavano di documentare le condizioni disumane e di estremo disagio del mondo agricolo americano.

Tutti riconosciamo la “Madre migrante”, questa immagine infatti ha fatto il giro del mondo ma forse non tutti sanno e conoscono la sequenza fotografica  che portò alla scelta di quello scatto. Il tempo era freddo e umido quel 6 marzo 1936 e Dorothea Lange si trovava nei dintorni di Niporno in California e nonostante andasse di fretta, stava infatti rientrando a casa, decise improvvisamente  di allontanarsi dalla strada principale e finì in un campo dove si raccoglievano piselli. Con l’istinto della fotografa navigata, la Lange andò dritta da una famiglia tra le decine del campo. Ricorda in proposito la Lange: “Vidi e mi avvicinai a questa madre affamata e disperata come attratta da una calamita”.

Pare che la donna avesse appena venduto le gomme dell’auto per comprarsi da mangiare e madre e figli stavano aspettando che gli uomini di casa sistemassero l’auto. Dorothea rimase solo dieci minuti e scatto sei foto in avvicinamento con una fotocamera Graflex e pellicola 12,5 x 10 cm. Si spostò sempre più avanti fino alla composizione finale, raccolta e forse in posa. Se il suo scopo iniziale era stato mostrare lo sfondo desolato, nell’ultima immagine ogni contesto viene escluso. Quello che voleva catturare la Lange era uno “stato d’animo”.

Questa è la bellissima sequenza composta da sei scatti, ma è l’ultimo a passare alla storia. La Lange dispone la madre al centro dell’immagine, incorniciata dai figli, la bocca è il fulcro visivo e davanti alla fotocamera i bambini si voltano, convergendo l’attenzione sulla madre. I loro capelli arruffati rafforzano il messaggio di povertà, il pugno stretto del bambino denota tensione e imbarazzo, forse anche paura. La posa impacciata indica che il bambino si è appena voltato o gli è stato chiesto di stare in quella posizione. Nelle altre immagini il neonato è cullato in posizione verticale mentre qui è come se si fosse addormentato. La donna si appoggia al palo, segno che posava, ma il suo pollice è stato eliminato con il ritocco.

La donna fu identificata solo nel 1970: si chiamava Florence Owens Thompson e non era una tipica migrante europea nel periodo della grande siccità, ma una nativa americana. Nel 1998 il Getty Museum pagò 244.500 dollari per una stampa di questa fotografia. Disse una volta la Lange: “La forza della foto sta nel rapporto che sa instaurare con l’immaginario culturale, in particolare le Madonne con bambino del Rinascimento”.

Per Storie di Fotografia: “Madre migrante” di Dorothea Lange, California 6 marzo 1936.

Alla prossima. Ed!

        Edmondo Di Loreto: è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”. Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. E’depositario e curatore dell’archivio storico fotografico familiare che comprende oltre 10.000 immagini in lastra e negativi ed ha donato parte di tale materiale al Museo del Territorio di Foggia che lo espone in pianta stabile. E’ socio del FotocineClub Foggia BFI EFI  del quale è stato anche vicepresidente e con cui ha allestito varie mostre personali e numerose collettive. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in ogni sua forma e significato.  

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