Storie di Fotografia. Figli del Muro di Berlino

Storie di Fotografie dedica la puntata di oggi alla celebrazione del crollo del Muro di Berlino che secondo uno studio americano, in contrasto con l’ideale di apertura, ha generato processi di chiusura con la costruzione di altri muri, recinzioni e barriere documentate fotograficamente.

di Edmondo Di Loreto

 

“…Togliete le serrature dalle porte.
Togliete anche le porte dai cardini”

(Jim Morrison)

Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino. Lo sappiamo, ce lo ricordiamo ed il trentesimo anniversario è stato appena ricordato e celebrato. Sono passati 30 anni ed il mondo è cambiato, completamente mutato. È arrivata l’era della globalizzazione, delle democrazie liberali, di Internet e del libero mercato. Nel 1989 non soltanto fu abbattuto quel muro, ma parevano caduti anche tutti i confini. Tuttavia, da quel momento ad oggi le barriere fisiche fra Stati o comunità non hanno fatto che moltiplicarsi. Se la globalizzazione ha generato apertura, allo stesso tempo ha dato origine al suo contrario: dalla caduta del muro ad oggi, infatti, le barriere e le recinzioni si sono moltiplicate, evidenziando processi di chiusura e separazione in netto contrasto con l’ideale che si andava via via affermando. Alla caduta del Berliner Mauer si contavano nel mondo 15 barriere fisiche nel mondo, poco più di una decina in più rispetto a quante ne esistevano alla fine della Seconda guerra mondiale. Oggi queste sono 70, qualcuno dice 130…e ci sono altri muri, altre barriere già finanziate e in via di completamento. Ad affermarlo è Elisabeth Vallet, dell’Università di Montreal, la quale ha compiuto uno studio approfondito sulla proliferazione dei muri nel mondo (Borders, Fences and Walls: State of Insecurity), affermando che ad oggi esisterebbero oltre 40mila km di muri e barriere nel mondo, letteralmente la circonferenza del globo terrestre. Lo studio di Vallet presenta una fotografia della geografia del mondo in conflitto con le teorie dell’era globale. Dai muri fra diversi Stati per contenere i flussi migratori, alle recinzioni interne alle città per separare ricchezza e povertà, fino alle barriere che sono ogni anno teatro di violenze fra Paesi. Vediamo dove si trovano e come sono nati alcuni dei muri più famosi al mondo.

Una barriera di filo spinato, su cui corre una carica elettrica a 3.500 volt, separa il Sudafrica dal Mozambico. La recinzione era famosa negli anni Novanta come il serpente di fuoco, centinaia di mozambicani in fuga dalla guerra civile, nella quale il Sudafrica ha sostenuto esplicitamente la Resistenza Nazionale contro il partito di matrice socialista al governo, hanno trovato la morte lungo la barriera. Foto 2

Foto 2 – Il serpente di fuoco, fra Sud Africa e Mozambico

 

Un muro alto tre metri e lungo oltre 2.700 chilometri si pone fra il Marocco e il Sahara Occidentale. È stato costruito dalle autorità di Rabat per difendersi dal Fronte Polisario, il gruppo che nel Sahara Occidentale si batte per il diritto all’autodeterminazione. Il muro, il più grande al mondo dopo la Muraglia Cinese, è una vera e propria barriera militarizzata, in quanto si compone di bunker, filo spinato e campi minati. Sul suolo marocchino sono anche presenti delle barriere per circoscrivere e isolare completamente due città, Ceuta e Mellilla, che sono territorio spagnolo. Foto 3 e 4

L’Egitto e la striscia di Gaza sono separati da circa 10 chilometri di muro, costruito da Il Cairo con l’appoggio di Washington per bloccare l’import di armi di Hamas, l’organizzazione politica e paramilitare palestinese, ritenuta un gruppo terrorista dall’Egitto. Una barriera è in fase di costruzione dal 2014 anche fra Kenya e Somalia. Voluta dal governo di Nairobi, servirebbe a bloccare i flussi migratori dei profughi in fuga dal Paese vicino e bloccare eventuali incursioni terroristiche. Foto 5

Foto 5 – Striscia di Gaza

Anche in Europa, nell’era che ha visto la nascita di Schengen e della libera circolazione, i muri si sono moltiplicati. Secondo uno studio del centro di ricerca spagnolo Centre Delas dagli anni Novanta in Europa sono stati costruiti quasi mille chilometri di barriere. Nel primo decennio dopo il crollo del muro di Berlino queste erano solamente 2, ma dalla crisi migratoria sono diventate 15. Sui 28 Stati membri dell’Unione, 10 hanno alzato dei muri sul loro territorio. Grecia e Turchia erano già separate da tempo all’interno dell’isola di Cipro: un muro che continua a resistere. Recentemente è sorto un muro alto 4 metri sulla porzione di frontiera in cui scorre il fiume Evros: la barriera è stata costruita nel 2012 da Atene nel tentativo di respingere l’ondata migratoria. Foto 6

Foto 6 – Cipro zona turca-graca

Un’altra barriera di filo spinato divide Ungheria e Serbia. Alta circa 3 metri e mezzo e lunga quasi 200 km, ha lo scopo di bloccare i migranti che percorrono la rotta balcanica per arrivare in Europa. Il governo ungherese ha deciso di costruire, utilizzando la forza lavoro dell’esercito e dei disoccupati, una barriera di separazione in quanto riteneva che l’Ue non stesse adottando le misure necessarie per contenere il flusso di profughi. Foto 7

Foto 7 – Ungheria-Serbia

Infine, a Calais, nel nord della Francia un muro di 4 metri è stato eretto per bloccare i migranti che tentano di raggiungere la Gran Bretagna passando attraverso il tunnel che scorre sotto La Manica o entrando nei camion che si imbarcano al porto. Il muro (detto il mostro)è stato finanziato da Londra, ma costruito in accordo con Parigi per frenare le migrazioni irregolari. A Calais sorge, ormai quasi totalmente smantellato, il campo profughi conosciuto come The Jungle, dove sono state ospitate fino a 7mila persone. Foto 8

Foto 8 – Muro di Calais

Il muro più famoso in America è sicuramente quello che separa il Messico dagli Stati Uniti. La sua costruzione ebbe inizio nel 1990, sotto l’amministrazione di George W. Bush e proseguì durante la presidenza di Bill Clinton, che decise di aggiungere la presenza fissa di forze dell’ordine a presidiarlo. Si tratta di una barriera alta quattro metri fatta di lamiera metallica sagomata. Nel 2011 Barack Obama dichiarò che con oltre mille chilometri di lunghezza, il muro era sostanzialmente completo. Durante la sua campagna elettorale Donald Trump ha affermato che si sarebbe costruito un muro ancora più grande e che il Messico avrebbe pagato per i lavori. Appena insediatosi nella Casa Bianca, Trump ha firmato l’ordine che autorizza il governo statunitense a prolungare il muro utilizzando fondi federali. Foto 9,10 e 11

In Asia una delle barriere più famose è la Linea di demarcazione militare coreana, che divide la Corea del Nord dalla Corea del Sud. Si estende per 248 chilometri e fu stabilita al cessate il fuoco nel 1953. Su entrambi i lati della linea si trova la Zona demilitarizzata coreana. Foto 12

Foto 12 – Nord-Sud Corea

Fra India e Bangladesh esiste un confine fortificato. Si tratta di una barriera di muri e filo spinato che si estende per quasi tutta la lunghezza della frontiera di circa 4mila chilometri. Le autorità di Nuova Delhi, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, hanno deciso di costruire la barriera per contrastare fenomeni di immigrazione clandestina, infiltrazioni terroristiche e traffici illegali. Anche tra India e Pakistan (zona dai confini mai stabilizzati) esiste una barriera che recentemente è stata intensificata a seguito dell’instabilità politica in questa zona di frontiera. Foto 13 e 14

 

Famoso in tutto il mondo per essere scenario di violenza e repressione, il muro che separa Israele e Palestina è un sistema di barriere lungo 730 chilometri. La barricata, eretta dalle autorità di Tel Aviv a partire dal 2002, vuole separare il territorio dalla regione della Cisgiordania ed è definita come una chiusura di sicurezza che si può attraversare solo presso i checkpoint controllati militarmente. Fu costruita da Israele per bloccare gli attentati palestinesi durante la seconda intifada. I palestinesi, invece, chiamano la barriera il muro di separazione razziale. La Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha affermato che l’innalzamento della recinzione è contrario al diritto internazionale. Foto 15 e 16

I flussi migratori sono quindi diventati la maggiore causa per la quale i governi innalzano muri. Secondo la maggior parte degli studiosi in materia, tuttavia, i muri non hanno mai funzionato nel trattenere le migrazioni. Una persona che ha una valida motivazione per fuggire da un luogo, se vede chiudersi una via ne troverà sempre un’altra: chiaramente, più le ragioni per lasciare il proprio Paese sono forti, più si cercherà a tutti i costi un modo per allontanarsene, nonostante i pericoli che ciò comporta. Nick Buxton, ricercatore al Transnational Institute, sostiene che le persone troveranno sempre un modo per scavalcare un muro: un’azione che può rivelarsi rischiosa, ma che non tratterrà i flussi migratori. Per questo non ha alcun senso erigere barriere. Un’argomentazione che, per quanto sia stata comprovata, non analizza le motivazioni del perché quel muro è stato eretto. Delle ragioni che non vanno cercate solamente nel divario fra ricchezza e povertà o fra guerra e sicurezza: si tratta di un’ansia globale, che non appartiene solo al Nord benestante del mondo. La percezione di insicurezza e conflitti, di cui barriere e recinzioni non sono che la naturale riproduzione materiale, è generalizzata ed è sfociata nell’universo politico. L’ideale di un mondo senza confine e la fine del concetto di nazione inteso come lo era fino ad allora hanno generato una reazione populista che ha provocato l’ascesa delle destre più radicali da Ovest a Est del globo. Sono quindi nati movimenti di estrema destra che hanno fatto del paradigma della sicurezza il proprio cavallo di battaglia politico, generando un circolo vizioso: più fortifichiamo e militarizziamo i confini per sentirci al sicuro, più verrà percepito un senso di insicurezza che nemmeno i muri possono contenere.

In conclusione di questa breve carrellata sui “muri nel mondo” 3 fotografie, celebri ed emblematiche.
La prima è un famoso scatto del fotografo Peter Leibing che, nel 1961, immortala il soldato Conrad Shumann mentre letteralmente “salta” dalla parte est a quella ovest di una Berlino tagliata in due dal muro. Foto 17

Foto 17 – Peter Leibing Conrad Shumann 1961

Segue uno dei più famosi scatti sull’abbattimento del muro, sempre a Berlino. Raymond Depardon immortala un giovane a cavallo del muro il 9 novembre 1989. Foto 18

Foto 18 – Raymond Depardon 1989

L’ultima foto è recente e fa amaramente da contraltare ad ogni anelito di libertà legato all’abbattimento dei muri e delle barriere tra stati. Il fotografo Pedro Pardo vince il World Press Photo 1919 con questa immagine scattata tra Stati Uniti e Messico. Foto 19

Foto 19 – Pedro Pardo spot news foto singola WPP

La storia segna ma non insegna.

Fonti: Internet – rivista Internazionale – Annalisa Girardi per FanPage


[Ndr] Tutte le foto e i video presenti in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.


Note biografiche sull’autore

Edmondo Di Loreto

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report. Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”.
Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in ogni sua forma e significato.

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Una risposta

  1. Angelo Ferrarini ha detto:

    Foto 6: greca non graca…I

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