Stefania Adami Autore dell’anno FIAF 2018

Incontro Stefania Adami sul gruppo Facebook Note Fotografiche e mi rendo subito conto di trovarmi di fronte a un’ interprete di valore della fotografia amatoriale di ottimo profilo.

di Rita Manganello

A conferma di questa mia considerazione, basta leggere la sua biografia per apprezzare il suo impegno ripagato da riconoscimenti invidiabili, in ambito nazionale, fra i quali l’ambìto premio Autore dell’Anno FIAF 2018.

Stefania Adami nasce nel 1962 in Garfagnana (Lucca) dove ancora oggi vive con la famiglia e lavora come impiegata.

Stefania Adami

All’età di undici anni riceve in dono dal padre una fotocamera Olympus con la quale inizia da autodidatta un lungo percorso di formazione. Si dedica alla fotografia di reportage con naturale inclinazione e nel 1995 si associa al Circolo Fotocine Garfagnana e alla FIAF.

Si lancia con successo nel mondo dei concorsi fotografici nazionali dove in pochissimi anni si aggiudica circa 50 premi. Nel 2001 si reca in Iran per realizzare un progetto sul mondo femminile e a seguire, negli anni di inizio millennio, si dedica prevalentemente alla produzione di portfolio fotografici. Arrivano nuovi e importanti riconoscimenti, fra i quali nel 2004, il lavoro Sale Nero realizzato in Senegal, le consente di aggiudicarsi il primo posto al Fotoconfronti di Bibbiena e il secondo posto nella prima finale di Portfolio Italia. Nel 2011 viene premiata a Sassoferrato, al Portfolio dello Strega, con A dislivello del mare, per ripetersi poi nel 2013, con un opera autobiografica, incentrata sul disagio della donna colpita da tumore al seno. Nel 2013 è di nuovo finalista a Portfolio Italia. Nel 2015 viene nominata Testimonial FiafSamsung per il progetto nazionale FIAF Tanti per Tutti, viaggio nel Volontariato Italiano, progetto divenuto libro. Numerose negli anni le mostre personali e collettive dal Trentino alla Sicilia, le pubblicazioni su libri fotografici e riviste di settore, la partecipazione a tavole rotonde, giurie nazionali, serate a invito.

Con il lavoro L’inquiLinea del 2014 e il portfolio L’aspetto in Volontario si ripropone nel 2015 e nel 2016 al mondo fotografico nazionale, ricevendo ancora apprezzamenti di pubblico e di critica. Nel 2016 L’aspetto in Volontario è pubblicato su Famiglia Cristiana ed altre testate a carattere nazionale, mentre l’opera L’InquiLinea viene stampata nel formato 10 metri x 3 ed esposta in via permanente nell’ambito di “Bibbiena, Citta della fotografia”.

Nel 2016 FIAF le assegna il titolo di IFI – Insigne della Fotografia Italiana -Quando si parla di un fotografo si ricorre immediatamente alle sue immagini le quali, meglio delle parole, lo definiscono. Vorrei considerare un paio di lavori importanti di questa autrice, che ho apprezzato in modo particolare per l’originalità dell’idea in un caso e per la sua capacità di comunicare una difficile e dolorosa esperienza personale, con coraggio e lucidità, nell’altro.

Parliamo di L’Inquilinea, progetto del 2014 e del portofolio La Morte si sconta vivendo, del 2013.

L’Inquilinea: 366 giorni in linea, tempo di esposizione un anno e un giorno, la vita legata a un disegno, il disegno legato alla fotografia, la fotografia legata a me e il circuito non ha mai fine.

“Il progetto nasce improvvisamente il primo giorno del 2014 così, come una fucilata! Domande e domande di colpo nella testa”, esordisce Stefania Adami, domandandosi come rappresentare il nuovo anno fotograficamente. “Come impiegare il linguaggio fotografico per illustrare efficacemente, per l’intera durata di un anno, lo scorrere del tempo.”

Stefania Adami, autrice di pensiero, escogita qualcosa di originale e intrigante: “un mosaico d’immagini quotidiane e casuali incatenate tra loro per mezzo di un unico segno/filo conduttore : una linea.” 

Immagini tratte da L’Inquilinea, progetto fotografico di Stefania Adami© del 2014

Una linea che accompagna l’osservatore, giorno per giorno, alla scoperta di un soggetto/oggetto che lo conduce in un percorso ai confini col fantastico.

Un impegno notevole, individuare quotidianamente un soggetto che si adatti alle regole dell’impresa. Una sfida. Per un’autrice del calibro di Stefania Adami, è questione di abilità realizzativa e colpo d’occhio, quando la fotografia è allo stesso tempo cercata e immaginata.

Dalle parole della Adami: “ho optato per il telefono come mezzo di ripresa perché ero sicura di averlo sempre con me. Ho scelto il BN per motivi di semplificazione grafica. Ho scelto la post-produzione di Instagram perché funzionale e adeguata al mio intento. Lo scatto doveva essere realizzato inesorabilmente giorno per giorno. Non erano ammesse scorte o immagini di riserva.”

Se vogliamo trarre un insegnamento da questa impresa, è che la fotografia per essere interessante e meritevole di attenzione, non richiede dispendio di strumenti o luoghi esotici da visitare: è sufficiente padroneggiare i fondamentali e imparare a guardare. L’Inquilinea è progettualità che si snoda in modo costante ma non noiosamente ripetitiva: ogni immagine è autonoma pur animando una collana lunga 366 fotogrammi.


Diverso il mood del portfolio La morte si sconta vivendo del 2013, che così si intitola parafrasando Giuseppe Ungaretti (Io sono una creatura, 1916)

L’autrice racconta con compostezza e lucidità una delicata vicenda personale, la diagnosi di tumore al seno e il relativo doloroso vissuto. Un buon bianco e nero ben si presta ai temi dell’interiorità, tanto più profonda quanto più sofferente e attraversata dall’angoscia che segrega l’anima.

Ho provato a urlare il mio terrore e la mia ribellione a questa sorta di destino attraverso una produzione fotografica che si dipana in un’altalena d’immagini a volte dirette e immediate: il letto d’ospedale, i drenaggi, la ferita con sutura, l’urlo, la donna calva, la donna con parrucca, la donna mutilata, la tettona virtuale e, a volte, più simboliche ed emblematiche, quasi elevate ad analogie metaforiche quali i manichini con un occhio solo, con i seni incerottati, belle statuine, teste finte, automobili disfatte, reggiseni sgonfi, reggiseni in serie…”

Immagini tratte da La morte si sconta vivendo, progetto fotografico di Stefania Adami© del 2013

Così in un’epoca in cui tutto ciò contrasta fortemente con lo stereotipo di femmina promosso dalla società è facile ritrovarsi improvvisamente inadeguate, psicologicamente emarginate, fisicamente inguardabili e inguaribili.

Due volte offesa la donna colpita da un tumore al seno: teme di perdere la vita e vive la sua femminilità, compromessa dalla malattia, in modo lacerante.

Con grande coraggio e spirito di rivalsa, l’autrice diventa reporter di se stessa, spietata osservatrice della sua paura e dei suoi sentimenti, esponendosi con grande abilità di fotografa e donna che certifica la sua vicenda senza cedere all’autocommiserazione; con riguardo verso se stessa e le altre donne colpite dallo stesso male, che possono riconoscersi nel suo racconto.

Un incontro felice quello con Stefania Adami, Insigne della Fotografia Italiana, un’interprete del nostro tempo dotata di talento e sensibilità.


Note biografiche sull’autrice

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

 

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