Stabilimenti balneari, il modo di fruire il mare raccontato nelle architetture.

Gli stabilimenti balneari raccontano l’evolversi della società e l’affermazione di nuovi modelli culturali in cui il progetto urbano e quello architettonico si fondono, trasformando la città termale nella moderna città balneare.

di Alessandra Bettoni

La nascita degli stabilimenti balneari affonda le sue radici molto in là nel tempo. I primi modelli di sviluppo delle città costiere in tutta Europa vengono definiti nel ‘700 quando, accertati gli effetti benefici e terapeutici del mare, è necessario affrontare concretamente il problema di come fare immergere in acqua uomini e donne. Sino ad allora il culto della balneazione si era svolto all’interno degli stabilimenti termali, ovvero in un contesto pubblico ma limitato al loro interno. Estendere la cultura della balneazione all’immersione in mare dall’arenile poneva il problema della più ampia visibilità pubblica a cui soprattutto le bagnanti venivano esposte.

E’ così che nel 1735, in Inghilterra, compaiono le prime bathing machine, vere e proprie cabine in legno, dotate di ruote, alle quali si accedeva attraverso una piccola scaletta, usate per il trasporto al mare e per la balneazione in “totale privacy”.  All’interno delle “macchine da bagno” ci si poteva cambiare e riporre gli indumenti in un apposito vano al riparo dall’acqua.

Victorian Bathing Machine © Mal Bray

A circa un secolo di distanza fanno la loro comparsa le piattaforme balneari. Costruite su palafitte collegate all’arenile da un pontile, permettevano ai bagnanti di passare dai camerini al mare. Nel luglio del 1872 il Corriere dei Bagni di Rimini ci fornisce una accurata descrizione di queste «isole sul mare»: «un vasto piazzale che si inoltra per lungo tratto sul mare dove v’è una capanna “chinese”, all’ombra della quale le figlie di Eva aspettano l’ora del bagno».

Le tipologie costruttive degli stabilimenti balneari hanno subito molteplici evoluzioni. In Europa e in America gli stabilimenti galleggianti erano rappresentati dai pier, lunghi pontili realizzati in legno, ma anche in ferro, ghisa e cemento. Strutture queste dal potente significato evocativo. Strade verso l’orizzonte che si snodano dalla terra verso il mare e fanno sognare di percorsi ideali, dall’acqua verso l’infinito. I pier e gli stabilimenti galleggianti sono l’anticipazione degli stabilimenti balneari in cemento armato arrivati sino ai giorni nostri.

Brighton – West Pier 1866

Nell’articolo di oggi andiamo quindi ad approfondire il mutare del paesaggio urbano e delle architetture marine e ripercorriamo la storia degli stabilimenti balneari di Ostia e di Rimini, oggetto di un insolito lavoro fotografico di Lia Alessandrini e Giorgio Rossi che racconta il modo di fruire il mare attraverso le architetture.

Si tratta di un un lavoro di rilievo (sebbene ancora in fieri),  localizzato e storicizzato,  di similitudini e differenze, svolto da Lia Alessandrini e Giorgio Rossi ad Ostia e Rimini. Gli stabilimenti balneari di Ostia e di Rimini vengono raccontati attraverso una selezione di immagini, scattate in inverno – era l’Inverno 2013/14 – mai in estate, per cogliere le tracce del modo di fruire il mare nelle architetture, non nelle persone.

Siamo un paese che si affaccia  sul mare, il mare racconta la nostra storia ed evoluzione.

“Dalla metà dell’Ottocento quando avviene il passaggio dall’epoca dei “viaggiatori” del Grand Tour alla nuova moda “turistica” della nascente borghesia che inventa la villeggiatura da trascorrere al mare.

La balneazione, pratica che si diffonde in età moderna, è espressione dell’affermarsi di un nuovo modello sociale. Kursaal, Grandi Alberghi, Stabilimenti, Promenades iniziano ad animare i litorali delle grandi città europee. La balneazione associata al vissuto urbano diventa una forma elitaria del tempo libero.

Nel 1900 il significato della balneazione si modifica al passo con una società sempre più dinamica. Si affermano le città, centro della produzione di beni e servizi e lo stile di vita urbano. Si definiscono le classi sociali, si distingue il tempo del leisure da quello del lavoro. Ciò che accomuna la balneazione, considerata in tutti i periodi storici come la fonte di benessere individuale e collettivo, è la cultura dell’acqua che ha nella civiltà greca e romana le radici più antiche.”

Gli stabilimenti balneari di Ostia con strutture architettoniche progettate sovente da famosi architetti negli anni ’30. Tipiche cabine “toscane” in legno.Quelli di Rimini invece con strutture più leggere risalenti agli anni ’60 in cemento. Delle precedenti strutture in legno non v’è ormai alcuna traccia.  I “Bagni”, identificati dal nome di chi li gestisce o da un numero che sovente identifica la classe sociale di chi li frequenta. Il “Viaggio in Italia” è certamente ancora vivo nel ricordo iconografico. Non c’è citazione diretta, semmai ripensamento, desiderio di andare oltre e cogliere, raccontare in modo didascalico, organico e  contestualizzato, senza lasciarsi andare ad un eccessivo spontaneismo, all’estro artistico.

Gli stabilimenti balneari di Ostia 1

L’Italia è una penisola, il mare chi più chi meno, ce lo portiamo dentro. Sapore di sale sapore di mare il gusto un po’ amaro di cose perdute….

Piccole pagine di storia personale si affiancano alla storia ufficiale, spesso barbosa. Però per capire meglio anche la propria storia, non è male leggerne qualche pagina, farne un rapido riassunto. Il litorale di Ostia inizia delinearsi nel 1916 quando l’Associazione Artistica cultori di Architettura cura il primo piano regolatore del nuovo “borgo marino” che contava a quei tempi circa 100 residenti.

Intorno agli anni ’20 la Ferrovia Roma-Ostia Lido e l’apertura della Via del Mare definirono il ruolo di questa parte della città. Ostia, distante circa 25 km dalla città, era al tempo stesso il mare dei romani e la periferia di Roma. Si sviluppa in tutta l’Europa la cultura dell’acqua, della balneazione, considerata in tutti i periodi storici come la fonte di benessere individuale e collettivo.

L’Italia è in prima fila nel dibattito culturale. Nascono i primi stabilimenti. Il 10 Agosto 1924 venne inaugurata la tratta ferroviaria e lo Stabilimento Roma, per circa un ventennio sarà il più grande e lussuoso stabilimento balneare europeo. Dal 1916 al 1940 Ostia è il luogo di sperimentazione per molti architetti (tra i quali Adalberto Libera, Luigi Moretti, Giulio Magni, Giovan Battista Milani).

Un’architettura eclettica che prende spunto dal razionalismo, depurandolo dalla pesantezza, dal trionfalismo della capitale e legandolo ai suggerimenti dettati dall’ambiente. Si utilizzano elementi desunti dalle costruzioni delle navi. Si sperimentano le nuove incredibili possibilità offerte dal cemento armato.

Nella notte tra il 12 e il 13 Dicembre 1943 tutto ciò si interrompe. Le truppe tedesche, in ritirata, temendo uno sbarco degli alleati ad Ostia, fecero saltare in aria praticamente tutto il litorale. Il litorale, i palazzi di Ostia, le macerie dello Stabilimento Roma (mai più ricostruito), e quelle di molti altri stabilimenti, furono rimosse e bonificate sino al 1949 e oltre.

Ricordo vagamente che negli anni 60, quando ero in vacanza lì venne rinvenuta una mina inesplosa dalle parti dello stabilimento Lega Navale. L’ultimo disinnesco di una bomba galleggiante avvenne nel 1999.

Ostia ha dunque una storia recente, difficile, tra crescita, espansioni e declini. Le sue architetture sono sempre in fieri, come del resto è in continua evoluzione tutto quello che si affaccia e vive sul mare.

Gli stabilimenti balneari di Ostia 2

Sono passati quasi due mesi da questo ultimo sopralluogo ad Ostia, nel precedente ci eravamo dedicati per lo più agli stabilimenti “storici”, spesso interessanti, progettati da architetti importanti.

Questa volta abbiamo dedicato qualche click alle strutture minori che crescono e si evolvono tra il pontile di Piazza dei Ravennati e il porto turistico di Roma. Raramente questi stabilimenti  hanno ambizioni architettoniche,  un vago accenno al razionalismo, più che altro una sorta di postmoderno postellenico.

Più frequentemente si tratta della rivisitazione di villaggi turistici il località più o meno esotiche. Tucul africani, spiagge e club all’Avana, strutture destinate probabilmente a cambiare maquillage per seguire la  moda dell’anno che verrà.    

Ostia d’Inverno – Gli stabilimenti balneari

Gli stabilimenti balneari di Rimini 

A fine Ottocento Rimini costruisce il suo Kursaal, uno stabilimento balneare immenso. A Rimini una società milanese costruisce  nel 1908, il Grand Hotel, con 200 camere, situato direttamente sul mare. Gli ospiti illustri che frequentano i Bagni della Riviera non si contano: i Reali di Casa Savoia, Picasso, Dalì, De Chirico.

Persino personaggi di fantasia sono stati ospiti, come il sig. Bonaventura, un personaggio dei fumetti che per l’appunto possedeva un Bagno a Rimini.

Il litorale riminese, lungo 7 km, vanta la presenza di 151 stabilimenti che i riminesi chiamano “bagni”. Quelli della zona di Marina Centro vanno dal Bagno 1 al bagno 82, e tra loro all’altezza del Grand Hotel, c’è uno dei bagni più “in” d’Italia.

Gli Stabilimenti Balneari  sono la principale attività balneare commerciale di Rimini, che si è sviluppata dando vita a vere e proprie oasi di servizi poste sulla spiaggia. Non sono “solo” spazi attrezzati per vivere spiaggia e mare ma sono delle vere strutture attrezzate con ogni tipo di servizio atto al divertimento dell’ospite.

Quindi non solo ombrelloni, lettini, docce, cabine e servizi ma zone benessere con saune, bagni turchi, spazi fitness con istruttori, aree massaggi e idromassaggi. E ancora zone sportive con campi da tennis-beach volley-basket-calcetto, zone ludiche per bimbi con animatori-giochi da spiaggia-aree intrattenimento, spazi attrezzati per sport acquatici come surf-windsurf-kitesurf-vela-acquagym.

Gli stabilimenti balneari sono dei micro-mondi culla del benessere e del divertimento.

 Rimini d’Inverno – Gli stabilimenti balneari

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