Spagna, Visioni nel Desierto de los Monegros

Per la rubrica  Viaggi Fotografici, curata da Stefano Degli Esposti, oggi torniamo in Spagna per fare volare la fantasia sul Desierto de los Monegros.

di Stefano Degli Esposti  ©

Il Cappellaio Matto – Stefano Degli Esposti ©

L’immaginazione

Sin dal mio primo volo, appena ventenne, l’aereo è il mezzo che preferisco per viaggiare, nonostante soffra di vertigini. Mi sono sempre spiegato questa apparente contraddizione con l’effetto mediato, che assimila l’osservazione da un punto così alto alla visione della tv.

Durante un volo verso il Portogallo, rimango rapito dalla vista di ampie zone desertiche della Spagna settentrionale. Un mosaico di lembi di terra dalle tonalità calde, dal giallo ocra al rosso vermiglio, mi tiene incollato all’inseparabile oblò. Memore di questa emozione, qualche anno dopo decido di fare la mia prima esperienza di fotografia aerea, proprio su quella terra. È così che, sorvolando attraverso Google Earth, scelgo il Desierto de los Monegros, che pareva perfetto per il mio progetto di paesaggistica ad alta quota. Dopo lunghe ricerche su internet, riesco ad entrare in contatto con Antonio Ruata di un aeroclub a pochi chilometri da Saragozza, col quale mi accordo per un volo di un’ora.

Il viaggio

Finalmente arriva il giorno fissato. Nonostante le indicazioni approssimative ricevute, riesco a individuare questo piccolo aeroporto dalla presenza di alcuni hangar un po’ datati. Mentre mi avvicino, noto un piccolo velivolo bianco decollare ed atterrare ripetutamente. Aveva tutta l’aria di essere l’aereo che avevo prenotato, sottoposto ad una prova dopo un lungo periodo di inattività. Quindi mi domando: “entro o scappo?” Questo è il dilemma! Lo spirito di avventura e quel pizzico di incoscienza, che non mi abbandonano mai, prevalgono sulla paura.

Scendo dall’auto e vedo un uomo canuto, con la fronte aggrottata e un abbigliamento ordinario sopra a un paio di scarponi consumati e coperti di polvere. Si avvicina a me, con passo lievemente claudicante, ma ostentando la sicurezza del pilota navigato. Era proprio Antonio. Dopo una breve presentazione, mi conduce verso questo Piper biposto con la cabina rotonda panoramica e l’elica anteriore. Si, era davvero quello che aveva appena personalmente collaudato! Una libellula bianca di metallo, che in confronto, l’aereo di Indiana Jones pareva un Concorde.

Alce e Tigre – Stefano Degli Esposti ©

Il volo

Saliamo entrambi a bordo. Io ormai sono concentrato sul mio reportage e mi preoccupo soltanto della sua riuscita. Mentre mi sistemo, gli chiedo se vi sia una apertura per infilarci lo zoom, in modo da evitare il riflesso dovuto alla curvatura della cabina. Lui scende e ritorna con una corda. Se la lega al ginocchio destro e l’altro capo lo aggancia al portellone dalla mia parte passandolo intorno al pomello di apertura. Sempre con la sicurezza del pilota esperto mi dice: “al tuo segnale aprirò il portellone e se ce la vediamo brutta con la gamba tiro la corda e lo chiudo immediatamente”. Io lo ringrazio, ma declino immediatamente e con fermezza!

Stefano Degli Esposti ©

Dopo un traballante decollo, in “perfetto equilibrio precario”, spicchiamo il volo. Il paesaggio riempie immediatamente i miei occhi con curve dolci, colline ricamate con una varietà di forme difficile da immaginare. La combinazione simultanea della visione e la creazione di immagini in frazioni di secondo, mi regala emozioni impareggiabili. Attimi fuggenti che solo col mio istinto posso cogliere, spogliato dai pensieri, fuori dal tempo. Non esiste altro che l’istante, privo di un passato e ignaro di un futuro. E proprio in questi momenti esce la mia parte più intima: il bambino che agisce obbedendo solo ai propri impulsi, libero da regole e oltre gli schemi.

Vaghiamo per l’aria, salendo lentamente di quota. Alla dolcezza delle colline segue la bellezza più cruda di una terra strappata all’aridità del deserto. Qui l’agricoltura ha espresso la sua genialità nel saper coltivare tutti gli spazi fertili, anche i più angusti, insinuati fra i rilievi invasi dalle sterpaglie.

È uno spettacolo estasiante, che si esprime nelle forme bizzarre di inconsueti campi di cereali, accarezzati dalle cure dei trattori dopo la mietitura.

Desierto de los Monegros – Stefano Degli Esposti ©

La combinazione dei colori della vegetazione, che arditamente prospera sui rilievi, completa l’estetica della visione. La sensazione è di volare su una mostra di Picasso, che copre una gamma cromatica dal verde al marrone degli arbusti al giallo e il grigio dei terreni. Qua e là un groviglio di strade traccia un percorso diretto verso l’infinito.

La mia emozione è incontenibile e totale. Mi lascio andare, esulto fino ad urlare. Antonio cambia la direzione e vira sugli scenari più spettacolari, senza bisogno di domandare. L’intesa fra noi si è instaurata fin da subito senza dover parlare. Ma anche il tempo vola ed è ora di rientrare.

La consapevolezza

Il mio volo continua poco dopo in albergo, osservando le fotografie scattate a raffica senza pensare.

“Liberarsi del pensare per provare l’ebbrezza dell’immaginare. Queste foto guariscono la nostra coscienza visionaria dal mal di Cartesio.” (1)

L’immaginazione ora prende forma dalla visione istintiva. Ed ecco che mi appaiono gli animali: la tigre con l’alce, lo scorpione, lo squalo, le corna di cervo, il calamaro, il cane, lo zoo e l’acquario. Riconosco alcuni personaggi: il Cappellaio Matto, gli Aristogatti e Hello Spank. Ritrovo alcune situazioni particolari come: gli amanti, la meditazione, la manna e la carità.

“Perché quando vediamo il mondo dall’alto, esso ci appare come decostruito e ricostruito sotto la forma di quella facoltà bizzarra ed esclusiva che è l’immaginazione. Ed è così che la morfologia del mondo diviene, in queste foto, la morfologia dei sogni ad occhi aperti. ” (1)

La realizzazione

Nasce così “Fantascape” (2), grazie alla consapevolezza maturata a posteriori dalle immagini prodotte nella totale inconsapevolezza. Un progetto diverso da quello pensato, che consacra la mia attitudine per l’astrattismo. E, con ogni probabilità, questa scoperta spiega ancor meglio la pacificazione fra  le mie vertigini e la mia passione per il volo. Posto che ogni viaggio, aereo o terrestre che sia, è più di tutto un’esplorazione interiore attraverso ciò che l’ambiente esterno riflette dentro di noi.

Stefano Degli Esposti ©

(1) Cit. Sergio Labate, critica al progetto “Fantascape”, pubblicato da Gente di Fotografia, n. 68 Settembre 2017

(2) Classificato al terzo posto nella categoria Natura al Prix de la Photographie Paris del 2017

 Note biografiche sull’autore

Stefano Degli Esposti

Carpe noctem”, quando il “carpe diem” non basta. Stefano Degli Esposti nasce nel 1958 a Casalecchio di Reno (BO), che resta la sua città di riferimento, nonostante il trasferimento sulle colline di Sasso Marconi. La formazione scolastica di indirizzo commerciale caratterizza il suo percorso professionale fino alla direzione di aziende di contesto multinazionale. Si diverte in cucina, si rilassa con la musica Rock e Jazz ed è appassionato di fotografia. Fotografa tutto ciò che lo emoziona, con una spiccata predilezione per l’astrattismo, specie in contesti urbani. Espone i suoi lavori a mostre collettive e personali dal 2015. Il MIA Photo Fair nel 2017 ed il Photofestival nel 2018, su tutte, entrambe a Milano. Ama la natura e gli animali. Sa cogliere gli aspetti positivi di ogni situazione.


Per ArteVitae cura la Sezione Viaggi Fotografici.  Racconta le sue esperienze di viaggio, riportando alla memoria le emozioni che gli hanno lasciato segni indelebili, accompagnate dalle sue fotografie. Lo scopo ambizioso è di farle rivivere ai suoi lettori, scatenando in loro il desiderio di visitare quei luoghi.


[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Stefano Degli Esposti © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.

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3 Risposte

  1. grazie per il suggerimento

  2. Angelo Ferrarini ha detto:

    i titoli limitano le visioni, come spesso nelle mostre fotografiche – suggerisco “macchia numero uno”

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