Sordi si nasce, ma c’è rimedio! E’ il nuovo racconto di Daniela Bonalume

Sordi si nasce, ma c’è rimedio! è il nuovo racconto di Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume

Irene non era in grado neppure di raccogliere uno sfogo! Era così egoista e priva di empatia verso gli stati d’animo altrui, che agiva unicamente in funzione del proprio tornaconto.

Era indeciso se chiamarla. Ma lo chiamò lei. Damiano stava talmente male da non riuscire a frenare la valanga di dolore, e investiva chiunque gli capitasse a tiro. Anche in questo caso, nonostante egli sapesse che Irene era innamorata di lui da anni, e non ne aveva mai fatto mistero, non riuscì a trattenere l’argomento.

-No, guarda, non mi dire niente e non voglio sapere niente! – lo stoppò subito lei, con fare risoluto ed un po’ brusco.

Lui chiuse la bocca. Restò col telefono appoggiato all’orecchio senza dire una parola. Non se l’aspettava, una reazione così sgarbata! La salutò educatamente e chiuse la conversazione. La situazione era critica, la sua di lui, almeno. Era tornato single dopo parecchio tempo, incomprensioni ed impegni personali avevano messo un punto alla relazione sentimentale che intratteneva da qualche anno con una coetanea.

Irene non l’aveva mai mandata giù. Lei era una donna colta, simpatica e spiritosa, ma brutta. Brutta, brutta, brutta, ma non ne aveva certo colpa. Però il problema non era la bruttezza. Irene, che aveva oltre vent’anni in meno di Damiano, era rimasta adolescente nonostante i suoi cinquant’anni. Le sue cose, la sua casa, erano piene di mamma e papà, di cuoricini e fiorellini.

Non sopportava di avere antagonisti di nessun genere, neppure con gli amici. A lei doveva essere riservato il trattamento migliore, il privilegio del primo posto. In caso contrario, metteva un musetto intollerante ed intollerabile.

Damiano comprendeva benissimo questo atteggiamento, un po’ era così anche lui, pur avendo radici differenti. Se la battevano, loro due, su questo terreno, e quindi si era dimostrato impermeabile ai capricci dell’amica. Le aveva sempre dedicato il tempo a lei necessario nei tempi da lei richiesti.

C’era rimasto male, malissimo. E’ vero che l’amore di lei non era corrisposto, ma il profondo affetto che nutriva ne suoi confronti, la stima e la premura che le aveva sempre dimostrate prestando orecchio e supporto ogni volta che lei ne aveva palesato il bisogno, meritavano più accoglienza.

Invece, Irene, anche in questa occasione, aveva messa in campo l’incuria del rapporto. Damiano ricordava benissimo che, dopo il chiarimento sull’assenza di interesse ad iniziare una relazione sentimentale tra loro, lei aveva scelto di interrompere i rapporti.

Damiano si ricordava molto bene, anche, il riallaccio dei contatti da parte di lei, durante il quale venivano ribaditi i termini delle reciprocità affettive, sottolineando che tra loro nulla ci sarebbe mai stato se non una profonda amicizia ed un mutuo soccorso.

Ma quale mutuo soccorso. Irene non era in grado neppure di raccogliere uno sfogo! Era così egoista e priva di empatia verso gli stati d’animo altrui, che agiva unicamente in funzione del proprio tornaconto.

L’incapacità di fare un passo indietro e mettersi in ascolto dell’anima di chi la circondava, era la caratteristica che le inibiva qualsiasi rapporto sentimentale. Le sue amicizie non erano amicizie ma erano compagnie di gioco. Teatro, canto, passeggiate, brevi viaggi: tutto in una orbita superficiale.

Damiano si prese questa porta in faccia e decise di non bussare più. Ripensò ai due piatti della bilancia. Uno portava il fardello più pesante ma sterile, era quello di Irene,  chiuso nella certezza della sua fortezza di regina della sua reggia, tutelata dall’amore dei suoi genitori non più in vita, ma sempre presenti attraverso le fotografie e gli scritti di cui la casa era invasa. Questa infruttuosità gli fece ripensare alla chiusura della propria relazione amorosa.

“Se fosse stata la stessa cosa per me? Se io non fossi stato in grado di fare arrivare l’intensità del mio sentimento alla mia compagna? Se le mie certezze e le mie ottusità mi avessero impedito di ascoltare la voce che cercava accoglienza?” Damiano cercò di dormirci sopra.

L’indomani si alzò con una consapevolezza. Il motivo della rottura della sua relazione andava cercato nella sordità. Non tutti sono capaci di urlare i propri bisogni. Al mondo esiste anche chi rappresenta senza fare chiasso. Il rischio non è quello di non essere ascoltati, ma  addirittura è di non essere sentiti.

Irene, involontariamente, gliel’aveva offerto su un piatto d’argento, questo motivo. La mancata considerazione delle istanze altrui è uno degli argomenti più incombenti nel deterioramento dei rapporti umani. Il dito puntato sempre all’esterno e mai all’interno, crea voragini incolmabili, atte a giustificare le proprie indelicatezze addossandone la responsabilità ad eventi esterni.

Non aveva alcuna voglia di continuare questa amicizia a senso unico. Era rimasto molto amareggiato dalla mancanza di disponibilità di Irene. Non che fosse una novità, ma pensava, in qualche modo, di essere esentato da un simile trattamento. Non riteneva quasi più opportuno investire energie in questo rapporto.

Damiano indugiò diversi giorni prima di ritelefonarle. Sperando di trovala in pausa pranzo, compose il numero: -Buongiorno Irene, tutto bene? Ti ho chiamato per ringraziarti! –

Irene, un po’ sorpresa, accolse la voce di Damiano con grande gioia e riversò sul suo interlocutore quanto fosse stata preoccupata per il proseguo della loro amicizia, senza scusarsi minimamente per la propria condotta. – Come stai Damiano? Se mi chiami per ringraziarmi, vuol dire che ho fatto qualcosa per te. Dimmi…-

-Si, certo, Irene – rispose lui – chiudendomi la porta in faccia mi hai indicato la strada da non percorrere mai, la mancanza di ascolto. Comunque sei stata preziosa, senza la tua reazione non avrei mai capito e riallacciato il rapporto che tanto mi sta a cuore. E’ sempre necessario saper ascoltare anche chi non ha più voce per dire -.

Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.


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