Martin Parr, Special Mention al Sony World Photography Award 2017

Martin Parr ottiene la Special Mention al Sony World Photography Award 2017, con l’assegnazione del premio Outstanding Contribution to Photography.

di Rita Manganello

Martin Parr, classe 1952, è un fotografo britannico contemporaneo. Un tradizionale avvio di carriera con gli studi di fotografia presso il Manchester Polytechnic, seguiti dall’attività di fotoreporter per alcune riviste.

Tra i suoi lavori: Bad Weather (1984), The Last Resort (1986), The Cost of Living (1989), Common Sense (1999).

Nel 1994 entra a far parte dell’agenzia Magnum, un conferimento degno di nota, non senza discussioni al suo interno.

Martin Parr può non piacere, così lontano dai formalismi della fotografia dai canoni estetici consolidati. Alcuni commentatori lo bollano autore kitsch financo di classe. Basta osservare qualche sua immagine per rendersi conto quanto provocatoria sia la sua visione del quotidiano.

“La gente ordinaria e i posti qualunque ispirano in me la stessa passione che porta altri fotografi a raccontare guerre, carestie ed epidemie: io, però, preferisco andare nel supermarket della mia città”. Martin Parr

FRANCE. Calais. Auchan hypermarket. From ‘One Day Trip’. 1988 ©Martin Parr

Un quotidiano ordinario e impietoso, che s’impone con prepotenza allo sguardo dell’osservatore avvezzo al politically correct anche in fotografia, dove la consuetudine a mitigare gli aspetti prosaici dell’esistenza porta a minimizzare i suoi tratti più carnali e vistosamente grossolani.

Individui che addentano con voluttà cibi grondanti di peccaminosi condimenti grassi. Bambini imbrattati da colate di gelato sciolto. Immagini di bagnanti stesi al sole ripresi in pose rilassate. Questi soggetti sono resi grotteschi da un beffardo impiego di appositi obiettivi o focali corte che massimizzano le parti anatomiche a favore di una visione irriverente del loro godimento, sia esso bere una qualsiasi bevanda o leccarsi le dita dopo aver mangiato.

Parr usa il flash anche di giorno per esaltare i colori e annullare le ombre sui volti.  Il colore s’impone come linguaggio espressivo. Questo, per meglio caratterizzare il macro-fenomeno di una società fatta di oggetti e rituali di massa. Ma anche per enfatizzare una mitologia scadente e diffusa nei comportamenti e nell’esercizio del cattivo gusto.

Bersaglio della fotografia di Martin Parr è la società dei consumi, come si può intuire.

Premesso che l’arte può intenzionalmente esprimersi nelle forme del kitsch, esiterei a definire kitsch l’opera di Parr, nonostante le apparenze.

Egli si sofferma con l’obiettivo sulle azioni della vita quotidiana, sottolineandone la trivialità. Ne esalta gli aspetti definiti meno nobili, per dare spessore alla comunicazione in modo che risulti evidente il consumo eccessivo, il materialismo, l’ipnosi collettiva.

Qui incontriamo un’estetica del negativo, che agisce su quel vago senso di ribrezzo o di sconcerto che può cogliere l’osservatore davanti alle sue fotografie.

Non mi stupirei che l’effetto che se ne ricava sia una sorta di specularità difficile da ammettere. La domanda suscitata nell’osservatore ‘ma sono anch’io così?’ è l’effetto primario sortito dalle sue immagini.

Tralasciando il dibattito tra fotografia e realtà, quanto le due si influenzano a vicenda, qui siamo sul versante opposto di quel realismo fotografico scarno ed essenziale che si offre di assolvere la fotografia dalla pretesa di essere lucida trascrizione di ciò che osserviamo.

Martin Parr ci conduce nel regno di un ‘barocco’ la cui pesantezza è essa stessa essenza del fenomeno indagato.

Parr l’opposto di Paul Strand, noto per la compostezza dei suoi soggetti.

Parr caricaturale? Forse, graffiante di sicuro ma senza aggiungere dettagli all’esistente. la sua è forse più in una spietata critica dei modelli di consumo della società occidentale, opulenta e capricciosa.

Martin Parr – Gallery Magnum Photos

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