Sono bionda, finta, ma non sono Chiara. E nemmeno tu.

L’inizio e la Frine – Pillole di vita quotidiana. Chiara si alza la mattina, va in cabina armadio e sceglie il LUC OV DE DEI, noi entriamo nell’armadio col velcro su braccia e gambe e scegliamo quello che ci si attacca a caso addosso.

di Frine Trovato

Sono Frine. Spesso devo tenerlo a mente. O Phryne. O quella che aspetta, o quella in ritardo sulla tabella di marcia, che poi, chi l’ha pianificato il rigido incedere  di questa tabella, senza nemmeno un referendum, una interrogazione parlamentare? chi ci ha consultati? dove sta la democrazia? Possibile che in questo momento storico in cui chiunque si arroga il diritto di dire la sua in ogni modo e maniera, non ci sia stata data la possibilità di dissentire su una così opprimente  pressione?

Va beh, non so se vi è chiaro, io non sono d’accordo. Le tabelle di marcia le lascerei a Trenitalia e continuerei a decidere se arrampicarmi sui pali a 36 anni o affermare una carriera da manager d’assalto imbruttita.

A proposito di dire la propria sempre e comunque e sulle pressioni sociali, se permettete,  ci sguazzerei un attimo anche io.

Io vi vedo la mattina tra un cuscino tatuato in faccia e un tentativo di emulazione trucco e parrucco alla Kardashian, vi vedo che aggiornate l’Instagram compulsivamente.  La dovete, la dobbiamo, smettere.

I tentativi di emulazione, storicamente sono sempre stati dei fallimenti su tutta la linea. No, non mi metterò a disquisire su temi storico/politici e imbarazzanti da semi-italiota. Voglio parlare della fuffa quotidiana da finte arrampicatrici sociali in cui anche io sguazzo allegramente scadendo spesso nel ridicolo.

Un’amica qualche giorno fa, in un momento in cui avevo sotterrato l’autostima, come si interra il bulbo di un tulipano che vi ha portato un fidanzato temporaneo da Amsterdam, mi ha scritto:

Frine, siamo sempre più importanti di quello che pensiamo, stai tranquilla, sei molto di più di quello che credi.

AH! Ma davvero? Ora se io fossi una a cui esplode l’ego probabilmente avrei applicato letteralmente il consiglio, trasversalmente a tutte le attività del mio quotidiano. Ma un pochino mi conoscete e lei sapeva bene che io avevo solo bisogno di reagire.

Chiara Ferragni e la sua cabina armadio

Voi non siete la Ferragni e nemmeno io, dobbiamo diventarne consapevoli. L’unica cosa che ci avvicina a lei sono le funzioni fisiologiche. La nostra vita quotidiana non è stata, o meglio non la abbiamo cadenzata e strutturata come lei è stata capace di fare. Noi siamo combattenti, pendolari irrequiete che lottano tra un “oh è già passato il tram?”; “ah ma se non mi scrive lui, col cavolo che mi sente più”; “ ci mancava il brufolo sul naso prima della riunione”;  “oddio ho dormito malissimo stamattina arrivo al lavoro gonfia come un pallone, devo cambiare cuscino” e “giuro domani comincio la dieta”. Chiara si alza la mattina, va in cabina armadio e sceglie il LUC OV DE DEI, noi entriamo nell’armadio col velcro su braccia e gambe e scegliamo quello che ci si attacca a caso addosso.

Frine e la sua cabina armadio

Le  nostre vite non fanno schifo, le vostre cosce non sono meno affascinanti solo perché qualcuno ha deciso che la cellulite è una malattia e la puoi sconfiggere dormendo con quella crema che puzza spalmata su bendaggi che Tutankamon, spostati.

Credo sia accettabile e universalmente riconosciuto il diritto alla debolezza, senza cadere in inutili fissazioni, va bene prendersi cura di noi stesse e del nostro corpo, magari anche del cervello, non sarebbe male, ma estremizzare ed emulare soggetti che non sono alla nostra portata e nemmeno così reali è una malattia autoinflitta.

Il marketing dobbiamo farlo in ufficio, non su noi stesse, ad ognuno il suo lavoro.

Riguardo a quel messaggio della mia amica: la vita è fatta di sfighe e botte di culo, le cose succedono quando devono succedere, molto più spesso di quanto vorremmo, dobbiamo rimanere concentrate e reagire agli eventi senza pensare che una  Chiara, una Giulia, una Paola sono più fortunate, ricche e belle.  I follower nella vita vera, non si comprano.

Possiamo reagire, però,  per esempio io sono uscita a comprarmi un cuscino per la cervicale, di notte dormo meglio e sono certa che pure Chiara soffre di cervicale,  Paola di gonfiore addominale e Giulia salta la dieta anche il prossimo lunedì.

Se vi avanza del ketoprofene, scrivetemi pure che arrivo!

Siamo importanti anche noi e, alla fine, la cellullite, la cervicale e il brufolo sul naso spariscono…Frine.

 


Note biografiche sull’autrice

Frine nasce nel 1982 e cresce nella periferia milanese, studia a Milano fin dalle scuole primarie perché la madre d’impostazione e provenienza tedesca le vieta la frequentazione di ambienti poco salubri negli anni ’80. Lavora nella vecchia compagnia aerea di bandiera, ma dopo la bancarotta decide di partire per lo Zambia per un progetto di volontariato con una ONG americana, torna confusa ma determinata a cambiare vita e a 30 anni si iscrive in università. Si laurea in Sociologia con una tesi sulla partecipazione sociale attiva nell’arte contemporanea volta ad estirpare la violenza di genere con chiari intenti di pubblica ed utile informazione. Lavora da tre anni in un’azienda di ingegneria di precisione meccanica tedesca e si occupa di marketing.

 


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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