Si piglia chi si assomiglia e viceversa. Racconto breve di Daniela Bonalume

Si piglia chi si assomiglia, e viceversa. è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Si Piglia chi si assomiglia, e viceversa. – Collana “Suggestive Evasioni”
Racconti brevi di Daniela Bonalume

Prese una borsa da palestra dall’armadio. Vi ficcò dentro due costumi da bagno, un telo da mare e infradito sayonara. Mise anche due paia di boxer, due polo e l’acqua di colonia, oltre ad un pantalone bianco di lino.

Gli tremavano le mani ed il cuore aveva grippato.

Era eccitato, agitato ed impaurito.

La telefonata di Roberta gli era arrivata all’improvviso, un po’ come era nel suo stile. Erano ormai quasi tre anni che lei lo teneva sulla corda. Spesso si concedeva delle pause di riflessione, pratica che condivideva con altri uomini. Tanto lui era lì, sempre, disponibile e pronto a perdonare senza neppure parlarne.

Giovanni era innamorato, molto innamorato. Roberta gli aveva preso testa e cuore. Lei era avvenente ed intelligente. Soprattutto non era vittima di quei tabù che condizionano, ed era anche molto spiritosa e divertente. Giovanni non riusciva a togliersela dalla testa. Come un’altra figura femminile tentava di insinuarsi pallidamente nella vita del giovane, lei si palesava. Aveva le antenne. E lui ci ricascava. Anche questa volta era andata esattamente così. Due ore prima, mentre, sdraiato sul letto, cercava tra le pagine del giornale qualcosa da proporre per la serata alla sua nuova ragazza, squillò il telefono fisso. Giovanni allungò il braccio sul comodino, prese la cornetta e rispose:

– Pronto –

– Ciao, sono …-

– Roberta…, come stai? – sospirò lui,

– Molto bene, direi, adesso che ti sento – disse lei, insistendo con atteggiamento lascivo – Amore, ho una voglia pazza di vederti ma sto partendo per l’Elba. Vado da mio padre, lui è già lì coi miei fratelli. Perché non mi raggiungi? Anche il mio babbo sarebbe contento di rivederti. –

Il povero Giovanni riattaccò in preda al panico. Cosa avrebbe mai raccontato a Giuditta. Uscivano insieme da oltre quattro mesi, cioè da quando Roberta si era presa l’ennesima pausa di riflessione accompagnata. Poi rialzò la cornetta, lei era ancora agganciata, sicura del fatto suo:

– Pronto, pronto, Roberta? –

– Siiii?!

– Arriverò entro ora di cena –

– Ti aspetto, amore, sarà un fine settimana indimenticabile! – promise lei riagganciando.

Giovanni stramazzò sul letto vedendo il soffitto a pallini blu. Quante lacrime aveva dedicato alla irrequieta donzella. Con Giuditta la vita era molto più serena. Non sapeva cosa fare e come fare.

“Giuditta, Giuditta, Giuditta”.

Prese il telefono e la chiamò. Rispose sua madre, lei non era in casa, “che meraviglia!!” .

– Signora buongiorno. Giuditta? Non c’è? Le può riferire che devo partire urgentemente? Un cliente ha un problema con una fornitura e devo intervenire. Le dica che la chiamerò appena posso. Arrivederci. –

Ed ora doveva decidere solo come arrivare al traghetto. Quattro ore di treno più il traghetto e l’autobus fino alla casa di Roberta. Non c’era tempo da perdere.

Quando arrivò a Capoliveri erano quasi le 20. Roberta lo accolse con un sorriso radioso, abbigliata da far invidia alle Salomè più sfacciate. Giovanni alzò bandiera bianca, si arrese al bacio cinematografico che la donna gli stampò sulla bocca davanti alla platea famigliare.

Dopo una veloce rinfrescata, il ragazzo si accomodò al desco, alla destra dell’avvocato capotavola padre padrone di casa ed alla sinistra della sua giovane amata.

In gergo popolare si direbbe che “lo avevano messo in mezzo”.

Cena ottima ma il dopocena fu meno gratificante. Giovanni era in ansiosa attesa del dopo-dopocena. In attesa del week end indimenticabile, ma le cose andavano per le lunghe.  Nessuno dei suoi ospiti accennava a ritirarsi, e vedeva sempre più lontano l’appagamento del proprio desiderio, anche a causa di una certa stanchezza che cominciava a farsi sentire.

Erano quasi le due quando Roberta, ammiccando, comunicò che si sarebbe coricata. Ricordò a Giovanni quale fosse la sua camera e sparì. Il ragazzo, cotto in tutti i sensi, tentò di inseguirla dopo pochi istanti, ma lei si era già dissolta nell’aria come il profumo dei mughetti all’alba, ignorando i sussurrati richiami di lui. O non udendo i sussurrati richiami di lui. Forse non era in camera sua, o forse lo era ma non sola!

Giovanni si chiuse nella propria stanza, stanco, scosso e un po’ incazzato. Insomma, non chiuse occhio. Un po’ per la delusione un po’ per la speranza. Poco dopo l’alba si alzò per andare in cucina: “Un caffè mi regalerà un inizio di giornata almeno piacevole”, pensò. L’aroma della bevanda mattutina lo guidò fino all’avvocato, che era già piazzato sullo sgabello dell’isola posta in mezzo all’ambiente di servizio.

– Buongiorno avvocato. Già in piedi?

– Buongiorno a te Giovanni. Si. Dormo usualmente molto poco. Anche tu, però!- disse a bassa voce, l’avvocato padre e padrone di casa.

– Si – rispose Giovanni – questa notte ero forse troppo stanco – ma in realtà si riferiva a ben altro.

– Prenditi un buon caffè, Giovanni, è appena fatto. Poi, se ti fa piacere, andiamo giù al mare. Roberta ci raggiungerà tra poco. Ci fermiamo al bar per un cappuccino come Cristo comanda e la brioche. Lì alla Cambusa ne hanno di fenomenali!!-

E come contraddire il padre padrone di Roberta la quale, comunque, non aveva ancora mantenuto la sua promessa!

I due uomini si avviarono verso il mare. Adempiuto ai doveri di soddisfacimento del palato, si inoltrarono sugli scogli dove erano piazzati un paio di lettini, ed un ombrellone si ergeva incastrato abilmente tra i massi.

L’avvocato, con un sorriso nascosto tra le pagine del quotidiano, sibilò:

– Giovanni, ormai tu e Roberta vi frequentate regolarmente da tre anni, giorno più giorno meno –

Giovanni guardò l’uomo con curiosità e timore, ricordandosi lo stato d’animo del giorno precedente, mentre preparava la borsa da viaggio. Non rispose ma continuò a guardarlo. Ed era in attesa della sua Roberta, che tardava ad arrivare. L’uomo continuò sbirciandolo da sopra le pagine, con fare complice:

– Lei ti ama, me lo ha ribadito. Pensavo che fosse il caso di consolidare questo amore e di invitarti a dare a mia figlia la solidità e la stabilità che si merita. Anche questa notte vi ho sentito, le nostre camere sono attigue, complimenti davvero … – concluse facendogli l’occhiolino.

Giovanni non rispose. Fissava l’uomo come se nulla gli passasse per la testa. Si chiedeva, invece, se il padre padrone fosse così ingenuo o così spietato. Una voce gaudente distrasse i due dialoganti, Giovanni vide la bella Roberta avvicinarsi con aria tronfia e sorriso inebriante. Si alzò andandole incontro. La baciò e le disse – salgo un attimo a casa, torno subito – Roberta lo guardò allontanarsi. Era fatta, il padre padrone le aveva preparato il nido per la vita, e lei sprizzava soddisfazione da tutti i pori. Giovanni salì, riempì furiosamente la borsa e si avviò a piedi verso il traghetto. Tredici chilometri e due ore e mezzo di cammino non bastarono per smaltire la delusione e la rabbia, non avendo recuperato un passaggio dall’autobus di linea.

Smadonnò per tutto il tragitto, la sua destinazione si presentò ai suoi occhi prima che lui la desiderasse. Comprò un biglietto ponte, salì sul traghetto e si mise a poppa. Man mano che l’imbarcazione si allontanava dall’isola, la scia di schiuma bianca del natante dissolveva l’amarezza lasciando posto alla lucida consapevolezza di voler vivere di un amore contraccambiato.

Roberta aveva mantenuto la sua promessa.

Giovanni mise il cappello, non vi era più traccia di corna!


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

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