Si fa presto a dire Business Traveller!

L’inizio e la Frine – Pillole di vita quotidiana.  Io non sono una donna manager. Io sono una business traveller.

di Frine Trovato


Sono Frine. Ma lo sapete già, nessuna sorpresa nell’ovetto di Pasqua.

Quello che non sapete, perché ancora non avete un master in stalkeraggio Instagram è che spesso, non tanto quanto vorrei, viaggio per lavoro e qualche mio vecchio compagno di università crede che io sia una donna manager. Io non sono una donna manager. Io sono una business traveller.

Frine Business Traveller

Si fa presto a dire business traveller.

Non avete idea di cosa voglia dire per una che ha paura dei corridoio degli hotel. Quando sono in trasferta, quella santa anima del mio collega deve accompagnarmi fino alla porta della mia camera.

“Ciao, ci vediamo giù alle 19, ora sei al sicuro!”

“No, noi ci vediamo qui davanti alle 18:55 e si va giù insieme”.

La tragedia, come nell’ultima trasferta in terra teutonica, arriva quando viaggio da sola. Quando faccio finta che tenere un tacco per dodici ore sia così elegante e naturale, quando faccio la donna autodeterminata, indipendente col sorriso manager imbruttita…ma chi vuoi prendere in giro?

Io sono perseguitata dalla sfiga. Sempre.

Ad inizio mese parto in auto lasciando la Brianza e i suoi 20 gradi, attraverso una tempesta di neve in Svizzera, passo per il Liechtenstein, (pazzesco, esiste davvero),  mi assicuro che almeno una collega del mio team sia nella camera di fronte, così non devo farmi accompagnare ogni stramaledetta volta. Lascio la convention aziendale e il mio team Italia, chiedo un passaggio e mi dirigo a Monaco di Baviera dove passerò il weekend da sola. Perché abbiamo 8.000 amici su Facebook e nessuno con un weekend libero da passare a Monaco?

Comunque sono serena, perché io pianifico tutto e dopo 70 km arrivo al mio appartamento, sono scaltra io, niente alberghi quando sono sola…se solo il noto sito di prenotazioni online non si fosse dimenticato di inviarmi una mail con una password per aprire una cassetta di sicurezza dove avrei trovato le chiavi per  la porta di casa…Ho chiamato 7 numeri di emergenza, gesticolato all’italiana con una cameriera al bar, urlato con quella delle pulizie, pianto al telefono, sbraitato  instabile sui tacchi, trascinato il trolley pesante,  arresa alla borsa col pc che mi segava l’articolazione destra, saltato il fossato, nuotato scansando i coccodrilli, sconfitto il drago, salvato la principessa…  eppure sembrava davvero che ancora mi fosse rimasto un tocco di ineccepibile classe, ma poi ho ceduto. Ho lanciato le scarpe,  camminato scalza e alla fine mi sono seduta per terra, sistemandomi il rossetto.

Mi hanno riprenotato in centro, sforando ogni budget previsto “c’è una fiera importante, non c’è un buco in tutta la Baviera e poi, c’è la partita, Le conviene spostarsi velocemente, non sarà più così sicuro muoversi da sola in città…”

In albergo, la reception è al secondo piano, la camera al terzo, le mie caviglie invece, sono all’inferno.

 Per arrivare alla camera devo superare un intero corridoio coi girasoli alle pareti, ma prima devo aprire una porta che si chiuderà dietro di me, forse per sempre, chiedo l’aiuto da casa e mi faccio accompagnare da uno spirito guida al telefono ormai carente di batteria, ci sono quasi, è l’ultima camera, ma la chiave è smagnetizzata.  Stavolta piango, lascio che il trucco si sciolga e ciao business traveller, bentornata Frine.

 

La mia camera è quella di Artemio, il ragazzo di Campagna  nel film con Pozzetto, ti serve un tavolino per il PC? Pigia sulla parete e TAAAC  viene giù il tavolo, vuoi un armadio? TAAAC, ah no, nessun armadio, in effetti in 8mq, vuoi anche un armadio?

No non volevo un armadio volevo svenire, ma ero affamata e dovevo affrontare una bolgia di tifosi e far finta di essere un ultras del Bayern Monaco alternandomi a superfiga del Borussia Dortmund.

La domenica volevo fingermi morta, ma ho passato i 30 anni, non dormo più, così mi sono presa del tempo per fingermi turista e sono scappata al castello alle porte di Monaco a vedere se quella principessa che avevo salvato il giorno prima stava bene e magari potesse prestarmi un paio di sneakers di scorta.

“Scusa, hai un paio di sneakers?”

 

Martedì sera ho rischiato di perdere l’aereo, ma mi sono finta pecorella smarrita e mi sono accollata a quelli con la priority line, funziona sempre.

Non si finisce mai di fingere, l’importante è apparire. O forse, come mi ha detto lo spirito guida al telefono nel corridoio, RIUSCIRE.

Tranquilli, domani si parte per Ibiza 4 giorni, ho fatto il check-in, sono seduta in mezzo, vicino al cesso e PIOVERA’ sempre. Arriverà tutto, Frine, anche il sole alle Baleari.

Buona Pasqua, gente !!!


Note biografiche sull’autrice

Frine nasce nel 1982 e cresce nella periferia milanese, studia a Milano fin dalle scuole primarie perché la madre d’impostazione e provenienza tedesca le vieta la frequentazione di ambienti poco salubri negli anni ’80. Lavora nella vecchia compagnia aerea di bandiera, ma dopo la bancarotta decide di partire per lo Zambia per un progetto di volontariato con una ONG americana, torna confusa ma determinata a cambiare vita e a 30 anni si iscrive in università. Si laurea in Sociologia con una tesi sulla partecipazione sociale attiva nell’arte contemporanea volta ad estirpare la violenza di genere con chiari intenti di pubblica ed utile informazione. Lavora da tre anni in un’azienda di ingegneria di precisione meccanica tedesca e si occupa di marketing.

 


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 

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