Selfiemania, la pratica di massa del selfie fotografico

All’inizio fu l’autoritratto, l’artista immortalava ed affermava la propria immagine  e personalità con un autoscatto. Oggi assistiamo al fenomeno della selfiemania, la pratica di massa del ‘selfie’ fotografico.

di Rita Manganello

Mentre chatto con uno dei miei figli riguardo un determinato argomento di comune interesse, rimango in attesa qualche minuto per volontà del mio impegnato interlocutore multitasking. Sollecitato a riprendere la conversazione, risponde:

– Scusa stavo connettendo un db via SSH.

Io che a stento decifro la sigla db che sta per database, ho un sussulto pari all’attraversamento di un fulmine che galvanizza l’ippocampo e ricordo che fino a trent’anni fa si comunicava via telefono fisso anche in modalità duplex, per chi voleva risparmiare, per non parlare della posta ordinaria cartacea con supplemento “Espresso” per velocizzarne la ricezione.
Come se un wormhole ci separasse da uno spazio-tempo remoto e dimenticato.
Che la tecnologia sia responsabile di questa accelerazione inarrestabile del tempo è innegabile; mi domando quanto il nostro essere sia in grado di assorbire e metabolizzare il cambiamento epocale, senza risentirne.
Già, viviamo in modo maniacale, altro che mondi giustapposti, i mondi si presentano permeabili e interconnessi.
Questo è lo scenario comune: siamo sempre indaffarati, impegnati in molteplici attività e sempre in comunicazione real time gli uni con gli altri.

In questo contesto superaffollato, si inserisce un fenomeno di cui si parla diffusamente, nella babele di opinioni sul tema fotografico del secolo: il selfie.
Complice lo smartphone munito di fotocamera interna; molti si sentono in dovere di documentare dove si trovano e con chi e cosa stanno facendo, lanciando l’immagine sul social network deputato a ricevere milioni di inutili pose che si dimenticano qualche secondo dopo averle prese in consegna. E qui arriva tutta la pletorica trattazione degli esperti massmediologi, o presunti tali: narcisismo, onanismo con o senza l’aggettivo “simbolico”, esibizionismo, edonismo, maschera o non maschera, smorfiette e boccucce, “specchio come dispositivo di autocontrollo semantico del nostro messaggio somatico”. Perbacco, chi l’avrebbe mai detto ?

Selfie d’autore

Del resto non possiamo dimenticare Vivien Maier, tata di mestiere, fotografa per passione e oggetto di culto diffuso, la quale di tanto in tanto si autoritraeva allo specchio o di fronte a una vetrina riflettente, ma non è la stessa cosa. Il selfista ingordo munito di apposita asta protesica della mano che regge il telefono mobile, è un soggetto di recente fabbricazione, diretta emanazione del congegno che lo ha prodotto: lo smartphone sempre pronto all’uso, leggero e maneggevole, e si potrà condividere con il mondo intero le proprie interessanti novità. Peccato che al mondo non interessi affatto prenderne visione quanto basta per conservarne memoria.
Salvo naturalmente i selfie rubati alle celebrità: non sprecheremo un selfie col Papa o con il nostro cantante preferito durante un evento live!
Bene, che sia il gioco del momento o il bisogno di mostrarci agli altri e di chiedere conferma della nostra esistenza tramite piattaforma virtuale, può essere, in quest’ultimo caso, segno di una fragilità che andrebbe opportunamente indagata se oltrepassa i limiti di un’accettabile, momentanea ostentazione di sé.
Allora accogliamo di buon grado questa moda in transito; sarà sicuramente sostituita da altra attività maniacale che impegnerà i critici del villaggio globale.

 


 Note biografiche sull’autrice

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

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