Sean Connery, l’indimenticabile 007 del Cinema.

Il cinema ha perso Sean Connery, l’agente segreto più indimenticabile e amato da almeno cinque generazioni. Se ne è andato nel sonno nella sua casa di Nassau, alle Bahamas, come in uno di quei film hollywoodiani con cui ci ha fatto sognare.

di Gabriella Maldini

Sean Connery, Agente 007

Il mio nome è Bond, James Bond.

tra le battute che hanno fatto la storia del cinema, questa è una delle più indimenticabili. Quando Sean Connery la pronuncia, nel 1962, in Agente 007, licenza di uccidere, di Terence Young, l’agente del controspionaggio britannico nato nel 1953 dalla penna di Ian Fleming trova la sua incarnazione cinematografica più carismatica e definitiva, quella che, nonostante i successivi tentativi di imitazione, non conoscerà mai rivali e che, ancora oggi, tutti abbiamo nel nostro bagaglio di icone del cuore.

Sean Connery, Agente 007, licenza di uccidere, 1962

Nessun altro ha saputo incarnare, con la stessa naturalezza,  l’eleganza e il fascino dell’agente segreto per eccellenza. L’uomo forte e astuto capace di tener testa al nemico in qualunque momento e con qualsiasi mezzo. Dal volante della sua futuristica Aston Martin divenuta leggenda, alle acque dell’oceano dalle quali emerge a nuoto in una nerissima muta da sub e dalla quale, in un attimo, esce ed appare, impeccabile, nel più hollywoodiano degli smoking, pronto per il tavolo da gioco, tra perfidi milionari e  pericolose famme fatale. In oltre mezzo secolo di cinema, sono apparse al suo fianco le dive più belle di Hollywood: da Ursula Andress a Gina Lollobrigida, da Tippi Hedren a Kim Basinger e Catherine Zeta Jones.

Sean Connery e Ursula Andress

La saga dei suoi 007 arriva sul grande schermo nei favolosi anni Sessanta e conquista subito il pubblico mondiale, pronto a d innamorarsi non solo delle sua avventure ma dell’esotismo e dell’erotismo che, per la prima volta, diventano protagonisti in modo così diretto, esaltati dal Technicolor, dagli effetti speciali di Frank George e da quella colonna sonora di Monty Norman che ha scandito per sempre il nostro immaginario.

Sean Connery, Gli intoccabili, di Brian De Palma, 1987.

Ma con la stessa naturalezza ed eleganza del suo Bond, Sean Connery ha  saputo, nel tempo,  cambiare ruolo e vestire con carisma i personaggi più diversi, in una carriera fatta di quasi cento film. Da Marnie di Hitchcock (1964) a Gli intoccabili di Brian De Palma, con cui giunse all‘Oscar nel 1987; riuscendo a giocare la carta di una fisicità straordinaria perfino indossando il saio del monaco inquisitore de Il nome della rosa, dal best seller di Umberto Eco.

Sean Connery, Il nome della Rosa, 1986.

Connery ha saputo fare della versatilità la cifra del suo essere attore. E’ stato poliziotto e fuorilegge (La grande rapina al treno, Entrapment) professore (La giusta causa, Indiana Jones, La casa Russia) e avventuriero. Fino alle corde più intimiste e introspettive di Cinque giorni un’estate (1982, di Fred Zinneman) e Scherzi del cuore (1998).

Tra i tanti registi incontrati sul suo cammino, Sidney Lumet è forse quello che meglio ne ha saputo esprimere il talento venato di ironia e disincanto, tipico della cultura europea. Penso a Sono affari di famiglia (1989), La collina del disonore (1965), Assassinio sull’Orient Express (1974).  La sua storia di ragazzo di umili origini che, dopo una romanzesca gavetta da lavapiatti e verniciatore di bare, riesce a fare breccia nel mondo del cinema fino a diventare star planetaria, è il simbolo perfetto di un mondo, del cinema e non solo, scomparso insieme ai sogni e alle ingenue emozioni che ci hanno nutrito per meravigliosi decenni.

Grazie alla magia del Cinema non ci mancherà, perché, come disse qualcuno, ‘a Hollywood non si  muore mai’.

Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al Liceo Classico si  è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un Corso di Racconto e Romanzo e uno di Sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola e le Scuole Medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nel maggio 2018 è uscito il suo primo libro, edito da CartaCanta, dal titolo I narratori della modernità, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno colto la nascita del mondo moderno. Collabora con Sedicicorto Forlì International film Festival, dedicato al cortometraggio.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV

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