Salgado a Milano: Kuwait, un deserto in fiamme

L’inaugurazione di questa mostra un cenno di cronaca lo merita. Raggiungo la Galleria Meravigli a Milano – che ospita lo spazio espositivo Forma – gremita da appassionati di fotografia, fan del Maestro Sebastião Salgado, qualche cronista e i soliti curiosi. Artevitae non poteva mancare!

di Rita Manganello

Strizzata nella morsa della folla in grande spolvero da evento culturale, mi faccio strada faticosamente per raggiungere il tavolo dei relatori, ma senza grande successo. Mi accontento di ascoltare la presentazione di Salgado, senza vederlo.  Il suo racconto è preceduto dall’intervento di uno dei responsabili dello spegnimento dei 600 pozzi di petrolio incendiati dai soldati iracheni, per ostacolare l’avanzata della milizie guidate dagli statunitensi. Un testimone di spicco dell’operatività di un’impresa durata più di un anno. Altro illustre ospite, Gianni Berengo Gardin, amico di Salgado.

Questa catastrofe ecologica ebbe luogo nel 1991 in Kuwait e fu documentata da Salgado con immagini di grande drammaticità.

Era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte.

Un bianco e nero scolpito in 34 immagini con una densità più che appropriata, dato lo sversamento del petrolio che ricopre la zona interessata dall’incendio e i corpi dei vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento. Richiama anche la follia e l’inutilità di tutte le guerre.

Un reportage corposo e coinvolgente che colpisce l’osservatore di fronte a un territorio devastato, grondante “nero e morte”, riflesso dagli sguardi stravolti e attoniti dei vigili del fuoco. Pastori e bestiame abitanti dei luoghi, quasi si confondono in un ambiente impastato da una melma nerastra che cola ovunque.

La fotografia di Salgado, come lui stesso afferma, è influenzata dagli studi di economia che gli consentono di ragionare sui sistemi e i rapporti di produzione e orientare lo sguardo sulla sorte della classe lavoratrice, protagonista di alcuni suoi lavori. Come il reportage in questione evidenzia.

Di questo autore ricordiamo altre valide testimonianze di storia contemporanea quali Genesi, La mano dell’uomo, In cammino e Ritratti di bambini in cammino.

Sebastiao Salgado

Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. Formazione universitaria in economia e statistica e matrimonio nel 1967 con Lélia Deluiz Wanick. Successivamente la famiglia Salgado si stabilisce prima a Parigi e poi a Londra, dove lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè. Nel 1973 si trasferisce nuovamente a Parigi con la moglie e intraprende la carriera di fotografo. Nel 1979 entra a far parte del prestigioso gruppo dei fotografi Magnum, per i successivi 15 anni. Nel 1994 lascia la Magnum per fondare, assieme alla moglie, una propria agenzia, la Amazonas Images che ha collaborato all’organizzazione della presente mostra.

Trascorso giusto quel quarto di secolo da quel terribile evento così ben rappresentato nelle sue immagini, Salgado decide di riprendere il suo reportage, arricchendolo con fotografie inedite: la fotografia non dimentica !

Tanto quanto Ferdinando Scianna, (di cui ho già scritto su questa testata) Sebastião Salgado, concludendo il suo discorso, ci comunica qualcosa in cui crede:

Non facciamo fotografie, riceviamo fotografie.

L’esposizione, con il patrocinio del Comune di Milano, realizzata in collaborazione con Amazonas Images è visitabile fino al 28 gennaio 2018 presso la galleria Forma Meravigli. Tutte le info qui.


Note biografiche sull’autrice

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

 

One Reply to “Salgado a Milano: Kuwait, un deserto in fiamme”

  1. Quanta emozione..la forza delle Immagini e la accurata presentazione di Rita mi coinvolge e mi legga ancora di più in questo straordinario Uomo e Fotografo…
    Spero a breve di visitare questa che è sicuramente una Gran Mostra Fotografica!
    Grazie !!

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