Ruta de los Pueblos Blancos, Il cuore del cuore.

Per la rubrica Viaggi Fotografici, curata da Stefano Degli Esposti, oggi andremo in Spagna per entrare nel cuore dell’Andalusia, la meta preferita dell’autore.

di Stefano Degli Esposti  ©

Il cuore mi porta spesso in Spagna, dove probabilmente ho vissuto in una vita passata. E se c’è una regione che preferisco questa è l’Andalusia. Terra di storie e culture intrecciate fra quella cristiana, fra le più ispirate, e quella moresca che ha lasciato le sue impronte indelebili dopo un dominio ultrasecolare.

Il viaggio nel quale vorrei trascinarti partì proprio da Granada. Sfogliavo una guida turistica locale riposta in un cesto di vimini, che stava sul pavimento di uno dei tanti negozi di souvenir. Pareva messa lì apposta per farmici cadere dentro gli occhi durante un’annoiata attesa. Rimasi talmente folgorato dal suo titolo così intrigante, che iniziai immediatamente a leggerla con impazienza, cedendo alla curiosità. La “Ruta de los Pueblos Blancos” (1) divenne istantaneamente una mia meta imperdibile. Infatti, possedeva, più di ogni altra, la forza della scoperta di qualcosa di segreto, per carpire l’essenza di questa terra. Al tempo stesso, la sentivo come una esplorazione personale, come fosse il ritorno inconscio ad un luogo della mia infanzia.

Parti da Ronda, piccola città antica di una bellezza unica, come una donna consapevole del suo fascino.  Accomodati in questa distesa di calce bianca intrisa di storia, correndo il rischio di elevare le tue aspettative sul resto del viaggio fino al punto di renderlo deludente. Soprattutto se non ami questa terra in modo così viscerale come me. Tutto ruota intorno al Ponte Nuevo. Non solo perchè unisce la parte moresca della città a quella nuova. Infatti, è il punto più spettacolare sulla gola de El Tajo, che regala un magnifico panorama dall’alto e un’incantevole vista direttamente sul letto del fiume Guadalevin. Basta scendere la scalinata all’interno della Casa del Rey Moro. Dal basso puoi infatti lasciarti incantare dalle sfumature vellutate che inondano gli occhi di blu e di verde. Puoi inoltre ammirare la sua imponenza osservando dal basso le sue arcate perfettamente fuse cromaticamente con la roccia. Non da meno è la vista sulla vallata affacciandoti dal Mirador (2) del posto, uno dei migliori di tutta la Spagna.

La tauromachia è una presenza costante nella storia e nella vita di Ronda, che ospita una delle più antiche Plaza de Toros di tutta la Spagna. Il toro lo ritrovi un pò ovunque. Nelle bandiere nazionali ed anche nelle pareti dei ristoranti alle quali vengono appese teste mozzate che ne esibiscono la più macrabra rappresentazione.

Lasciando la città, le querce da sughero ti accompagnano lungo il percorso.  

Quercia da sughero – Stefano Degli Esposti ©

Brevi soste ti permettono di ammirare le forme scultoree dei loro tronchi scorticati e il bagliore delle foglie argentate sui rami robusti e contorti. Le dolci curvature del paesaggio sono lo spartito di una musica che vorresti non si interrompesse mai, ricominciando da capo come un disco rotto. Lasciati affascinare dalle colline punteggiate dagli agrumeti e dagli uliveti ed altre rinverdite dalla ricrescita della rotazione agraria. Entra con l’immaginazione dentro alle piccole case coloniche piazzate come boe nel mezzo di un mare di terra ondeggiante, così isolate da sembrare luoghi impossibili da raggiungere.  

Setenil de las Bodegas – Stefano Degli Esposti ©

La maestosa Olvera la vedi da lontano, dirigendoti verso nord.  La chiesa de Nuestra Señora de la Encarnación e la rocca moresca svettano sulla cima della collina dalla quale l’agglomerato urbano ricade come un gelato di panna. Le sue strade in pendenza offrono scorci interessanti sull’architettura tipicamente andalusa. La trilogia cromatica delle inferriate nere sulle finestre bordate di giallo sui muri bianchi si ripete all’infinito con le innumerevoli varietà di forma. La vera perla del circuito si trova a poca distanza: Setenil de las Bodegas, riconquistata sette volte per liberarla dai mori. Quasi ti spaventi nel vederla così ben incastonata nella roccia di tufo, tanto da sembrarne inghiottita. File di case ricavate dalle nicchie della roccia, ricordano vagamente Matera. Sembra un girone dantesco sviluppato verso il basso, mentre la osservi dal centro della città posto in alto. Il ritorno verso sud passa per Algodonales con una tappa obbligatoria a Zahara de la Sierra. Una terrazza bianca affacciata sull’ Embalse de Gastor, bacino idrico artificiale dalle acque turchese con sfumature così patinate da sembrare finto come i laghetti dei presepi.  

Ti stai avvicinando al Parco Naturale della Sierra de Grazalema. Dopo pochi chilometri di curve in salita, la puoi osservare dall’alto del passo del Puerto de las Palomas, appena sopra la città di Grazalema. Il parco è una riserva naturale di vegetazione che prospera nella roccia arida, con fioriture discrete ma con cromie decise. Il giallo delle ginestre selvatiche macchia le lunghe distese verdi popolate da pascoli di capre allo stato brado. Lo puoi visitare in automobile attraverso un percorso circolare lungo il quale si incontrano altri paesi bianchi, come Ubrique e Benaocaz, per arrivare alla destinazione finale passata la congiunzione a El Bosque. Dopo aver costeggiato il mare giallo dei campi di cereali, capaci di assumere tonalità cangianti quando vengono accarezzati dal vento, arrivi ad Arcos de la Frontera. Il suo sperone di tufo spicca prepotentemente sull’altopiano, ma le sue case bianche, aggrappate al suo crostone dorato posto ad ovest, le puoi ammirare solo dalla strada laterale. La salita verso il centro della città è una continua emozione, che raggiunge il suo punto apicale con la vista panoramica dalla terrazza della piazza centrale e durante la gimcana fra le case degli abitanti e i negozi di artigianato. Un gioco continuo di prospettive fra gli arredi urbani caratteristici sullo sfondo bucolico variopinto e l’apparizione della Jacaranda (3) ancora defogliata, che ritroverai diffusamente più a sud, già a Jerez de la Frontera, vestita del suo violetto.       

Arcos de la Frontera – Stefano Degli Esposti ©

Questa è la Spagna discreta e silenziosa, che vive di lavoro e di tradizioni, lontano dalla torcida dalle ramblas affollate di Barcellona e dai palazzi monumentali di Madrid. Questo è il cuore della Spagna che batte forte. Il cuore del cuore. Il mio.

Note:

(1) strada dei paesi bianchi

(2) alberghi di classe ricavati da edifici storici di valore monumentale

(3) albero di origine brasiliana

Note biografiche sull’autore

Stefano Degli Esposti

Carpe noctem”, quando il “carpe diem” non basta. Stefano Degli Esposti nasce nel 1958 a Casalecchio di Reno (BO), che resta la sua città di riferimento, nonostante il trasferimento sulle colline di Sasso Marconi. La formazione scolastica di indirizzo commerciale caratterizza il suo percorso professionale fino alla direzione di aziende di contesto multinazionale. Si diverte in cucina, si rilassa con la musica Rock e Jazz ed è appassionato di fotografia. Fotografa tutto ciò che lo emoziona, con una spiccata predilezione per l’astrattismo, specie in contesti urbani. Espone i suoi lavori a mostre collettive e personali dal 2015. Il MIA Photo Fair nel 2017 ed il Photofestival nel 2018, su tutte, entrambe a Milano. Ama la natura e gli animali. Sa cogliere gli aspetti positivi di ogni situazione.


Per ArteVitae cura la Sezione Viaggi Fotografici.  Racconta le sue esperienze di viaggio, riportando alla memoria le emozioni che gli hanno lasciato segni indelebili, accompagnate dalle sue fotografie. Lo scopo ambizioso è di farle rivivere ai suoi lettori, scatenando in loro il desiderio di visitare quei luoghi.


[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Stefano Degli Esposti © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.

 

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