“Roma” il nuovo film diretto da Alfonso Cuaròn.

ROMA.  Alfonso Cuaròn dirige Yalitza Aparicio e Marina de Tavira e la corsa all’Oscar ci sta tutta. Il film già premiato col Leone d’Oro a Venezia, lo è nel Regno Unito ed anche dal New York Film Critics Circle Awards.

di Daniela Luisa Bonalume

Alfonso Cuaron – CREDIT: BENEDICT EVANS FOR VARIETY

Alfonso Cuaròn sa come si usa una macchina da presa cinematografica. E con “Roma” ce lo ha dimostrato. Lento, senza effetti speciali, senza il colore, con dialoghi in lingua ispanico/messicana sottotitolati in italiano, il regista messicano ci sottopone più o meno 135 minuti di pellicola. Gli elementi per farne una bufala epocale ci sarebbero tutti, eppure…allo scorrere dei titoli di coda, nessuno degli spettatori si è alzato per lasciare la sala piena come un uovo.

Durante la proiezione di “Roma” non si avverte per un istante la mancanza del colore. Il bianco e nero della fotografia parla delicatamente agli occhi dello spettatore senza togliere nulla all’importanza delle storie. I dialoghi in lingua originale non penalizzano il senso delle relazioni. Gli attori si esprimono perfettamente con lo strumento che la natura ha loro dato: il corpo.

Gli artisti che lavorano in “Roma” non erano a me noti. Per un attimo ho persino pensato, a causa della domestica naturalezza e semplicità dell’ambientazione,  che non fosse un film bensì un documentario di impostazione neorealistica, girato in candid camera. Invece no: attori messicani che conoscono il loro mestiere molto molto bene. Attori, anzi, attrici che hanno saputo diffondere la purezza dei personaggi ed irradiare quell’aurea di ingenuità e solidarietà che manca da un po’ nel nostro mondo. I ruoli maschili sono marginali nel cast ma non nelle storie. Ed ognuno può trarne una personale interpretazione.

Cast al femminile per il fil ROMA diretto da Alfonso Cuaron

La lenta tessitura di una ragnatela costituita dalla monotona vita di un nucleo familiare benestante, tra il 1970 ed il 1971 nel quartiere “Roma” di Città del Messico, imbriglia e scuote lo spettatore. Cuaròn, per legarlo emotivamente, utilizza eventi che appartengono ad una società globalizzata, sia nei sentimenti che nei comportamenti, senza essere però prevedibile nello srotolarsi delle situazioni.

Egli si serve anche di un elemento fondamentale: l’acqua. In “Roma”, il ruolo dell’acqua diventa primario in quanto elemento detergente e redimente. L’acqua che lava via, e l’acqua come liquido nel quale si genera, si ossigena, si purifica e si rinnova la vita. Cuaròn ce la fa sentire tutta, quest’acqua. Lo fa attraverso inquadrature ipnotiche, rimandi continui ad onde piccole e ad onde gigantesche, senza tuttavia modificarne la finalità benefica. L’acqua che lava la cacca dei cani nell’androne nella grande abitazione si accompagna all’acqua dell’oceano che inghiotte la vita, per poi restituirla consapevolmente bonificata.

Il regista ci regala uno scandaglio nell’essenza umana, sulla fragile ed immensa generosità femminile, sulla sua sofferenza e sulla sua resilienza.

Il filtro che arricchisce lo strumento nelle sue mani, la cinepresa, è la poesia che scaturisce della dignità umile dei personaggi. In “Roma” scorrono i sentimenti con una consequenzialità ed una produttività che non lascia posto allo “sguardo indietro”. Non contempla differenze di classe. Il cammino della vita non concede ripensamenti, ogni cosa va sostenuta ed alimentata con l’inesorabile forza della quale necessita l’incessante bisogno di sopravvivenza.  Altrimenti viene persa.

Calzerebbe perfettamente la metafora della cura del giardino. Tre donne si prendono cura del giardino durante l’intreccio dei loro drammi, alternandosi nella missione. Le stesse tre donne sanno prendersi cura del giardino simultaneamente, nonostante i drammi individuali. E sempre le medesime donne sanno rinascere, come può farlo un seme secco caduto a terra, per nutrire la famiglia affettiva attraverso lo spinoso percorso che porta all’autonomia emotiva.

Diventano eloquenti i primi piani che comunicano il pensiero senza ricorrere all’ausilio delle parole. Le inquadrature vengono colorate dall’uso sapiente dei suoni. La ripresa fissa del busto dello sciamano senza maschera, che canta davanti alle fiamme mentre le stesse  inghiottono il bosco, riceve i colori dalla penetrante voce dell’uomo, che sovrasta il crepitio del fuoco. Così “Roma” arriva alla sua fine e, dopo due ore e 15 minuti, non ci si alza perché se ne vorrebbe ancora.

Roma, film diretto da Alfonso Cuaròn – Il trailer

“Roma” va visto sul grande schermo.  E’ stato pensato per questo, anche se prodotto da Netflix. Purtroppo il circuito cinematografico lo ha ritirato dopo pochi giorni dalla sua uscita, in segno di  protesta contro il colosso dell’HomeFilm . Questa scelta penalizza tutti.

La pellicola necessita dell’ariosità di uno schermo grande e di una dedizione totale. Non si può goderne a metà con un pensiero alla lavatrice o al bicchierino di grappa di cui, in quel momento, non si può fare a meno. “Roma” va visto al cinema, e soprattutto va visto.

Perché?

Perché Alfonso Cuaròn, con “Roma”, ha sottolineato ulteriormente di quanta umanità abbiamo ancora bisogno.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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