Exile On Main Street degli Stones: foto di copertina di Robert Frank

Storie di fotografie oggi ci propone un’immagine di Robert Frank tratta dalla copertina di uno dei più grandi successi degli Stones, Exile On Main Street. Una storia di fotografie questa che è una miscela esplosiva di musica e che musica, fotografie e costume.

In questa rubrica di ArteVitae, Edmondo Di Loreto ogni settimana ci propone una fotografia. Di questa, ci racconta la storia che in essa vive per sempre, con la spiccata sagacia che lo contraddistingue. Lo fa raccontando le particolari situazioni ed i fortuiti eventi che l’hanno generata. Analizza cosa ha indotto il fotografo ad immortalare quel momento unico ed irripetibile, rendendolo cosi immortale. La rubrica prende spunto dall’attualità, da particolari ricorrenze, ma anche da circostanze curiose piuttosto che eventi storici.

E’ il 1972, l’anno nel quale molti profeti del giornalismo di settore identificano la fine della storia del rock e la nascita dell’Industry Of Coolness – l’industria del più figo, ovvero la nascita del rock commerciale e del marketing musicale. Ma nel maggio dello stesso anno, a spaccare tutto, viene pubblicato Exile On Main Street  dei Rolling Stones, un disco che “trasporta” il rock verso mondi diversi. È l’ultima concreta espressione di una storia che si consolida e un puro capolavoro di modernismo. Scrive quel che sarà da lì in avanti, il dogma di fede del rock and roll.

È il decimo album della carriera degli Stones e tutto il mondo crede che ormai Jagger e soci siano completamente ed incredibilmente soddisfatti della loro esistenza. Appagati, senza più alcuna voglia di andare oltre. Gli Stones, dal canto loro, sono stanchi della loro popolarità e forse, ancor di più, degli schemi in cui il mondo li ha costretti. A forza. Quasi con l’idea e bisogno di tutelare un mito.

I Rolling Stones scappano in Francia, essenzialmente per motivi fiscali e scelgono una villa isolata come rifugio per la dissipazione. Il loro diventa un incredibile banchetto di debosciati, nel quale droga, alcool, sesso sono le uniche componenti presenti. Meravigliosi libri fotografici dell’epoca, ritraggono la band in una dimensione quasi aliena, completamente abbandonata e dimessa, allucinata Exile On Main Street è un album scritto tra la vita e la morte, in piena incoscienza, ma in totale contatto spirituale con il sovrannaturale. Una sorta di rito voodoo. La fine del rock per come era conosciuto, l’inizio di una nuova era.

Un’opera d’arte a partire dalla copertina, realizzata niente meno che da Robert Frank, uno dei più grandi fotografi del ‘900. Suo è “The Americans” uno dei lavori fotografici caposaldi della fotografia americana del dopoguerra. Nel 1972, Mick Jagger si incontra con Frank perché ha in mente proprio le fotografie di “Americans” per cercare una copertina al nuovo album. Qualcosa di diverso da quello fatto fino ad ora: di crudo ed univocamente “americano”. Jagger e soci vogliono riflettere nelle immagini di copertina il loro spirito di “outlaws”: fuorilegge fuggiti usando il blues come arma contro il mondo. Quella copertina doveva trasmettere questa sensazione di isolamento gioioso, sorridendo davanti a un futuro spaventoso e sconosciuto. Doveva essere perfetta.

Foto originale Exile On Main Street

Frank era stato originariamente incaricato di scattare foto alla band mentre cammina lungo la Main Street di Los Angeles e quelle foto sono tutte sul retro dell’album. Ma c’è una fotografia, tra le 27.000 che Robert Frank scattò per Americans, che fa parte degli scarti di quel libro. E’un singolo scatto, una sorta di collage, di tatuaggio di New York che magneticamente cattura l’attenzione di John Van Hamersveld, il grafico incaricato di “assemblare” il pacchetto album. Quella sarà l’immagine principale di Exile on Main Street.

Per Storie di Fotografie, Edmondo Di Loreto

 

Edmondo Di Loreto

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”. Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis.

 

E’depositario e curatore dell’archivio storico fotografico familiare che comprende oltre 10.000 immagini in lastra e negativi ed ha donato parte di tale materiale al Museo del Territorio di Foggia che lo espone in pianta stabile. E’ socio del FotocineClub Foggia BFI EFI  del quale è stato anche vicepresidente e con cui ha allestito varie mostre personali e numerose collettive. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.

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