Renzo Piano, un’eccellenza italiana – parte seconda –

Archistar del nostro tempo – Renzo Piano, parte seconda. Ciò che colpisce maggiormente di Renzo Piano è la sua grande umanità, la sua genialità unita ad una profonda umiltà. Un archistar in controtendenza, i suoi tanti lavori rivelano le sue innumerevoli sfaccettature, quelle di un uomo contemporaneo, legato alla sua terra ma anche cittadino del mondo.

di Giusy Baffi

Renzo Piano © Elisa Scapicchio

 

L’architettura è l’arte di dare rifugio alle attività dell’uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e, naturalmente, stare insieme. E’ quindi anche l’arte di costruire la città e i suoi spazi, come le strade, le piazze, i ponti, i giardini. E, dentro la città, i luoghi di incontro. Quei luoghi di incontro che danno alla città la sua funzione sociale e culturale. Ma naturalmente non è tutto. Perché l’architettura è anche una visione del mondo. L’architettura non può che essere umanista, perché la città con i suoi edifici è un modo di vedere, costruire e cambiare il mondo. E poi l’architettura è struggimento per quella cosa bellissima che è la bellezza. Ma questa è un altra storia ed è impossibile da raccontare. – Renzo Piano

I Musei e le loro ristrutturazioni sono parte importante delle opere di Renzo Piano, tra i primi il Museo della Collezione Menil a Houston (1982-1986).

Menil Collection – Houston –   ©L’immagine può essere soggetta a copyright

Per Renzo Piano ogni costruzione o ristrutturazione deve adeguarsi all’ambiente, in una sorta di mimetizzazione, i suoi musei non hanno mai un aspetto monumentale, solenne, ma si basano sulle trasparenze con strutture leggere ad alta tecnologia, avvalendosi di uno studio accurato delle modalità d’illuminazione in modo da esaltare e valorizzare le opere d’arte esposte senza soverchiarle.

Questo museo è un regalo ai nostri figli e alle generazioni future. Uno strumento attraverso cui la prossima generazione potrà dare alla Terra tutto l’aiuto di cui ha bisogno. – Renzo Piano

California Academy of Sciences – San Francisco – © Fondazione Renzo Piano

E’ in questo modo che Renzo Piano dedica la ristrutturazione della California Academy of Sciences a San Francisco (2000-2008). Un luogo di lavoro ecologico, polifunzionale, contenente una collezione di 18 milioni di specie botaniche.

California Academy of Sciences – San Francisco –   ©L’immagine può essere soggetta a copyright

Per attenuare l’impatto ambientale crea una vetrata continua con la struttura protetta da un portico con 55.000 cellule fotovoltaiche per avere una totale autonomia.

California Academy of Sciences – San Francisco –   ©L’immagine può essere soggetta a copyright
California Academy of Sciences – San Francisco –   ©L’immagine può essere soggette a copyright

La parte superiore è costituita da una calotta di vetro ricoperta da uno sottile strato di erba mentre l’illuminazione zenitale interna viene filtrata tramite vari oblò. Costruito con tecniche antisismiche c’è al suo interno anche un acquario.

 

 

Lo stesso schema è applicato a Oslo, con il Museo di Arte Moderna Astrup Fearnley.

Museo di Arte Moderna Astrup Fearnley – Oslo –  ©L’ immagine può essere soggetta a copyright

Inaugurato nel 2012 ritroviamo lo stesso sistema a falde inclinate con inclinazione diversa a forma trapezoidale, due edifici destinati a mostre temporanee e a collezioni permanenti, uniti tra loro da passerelle.

Museo di Arte Moderna Astrup Fearnley – Oslo ©L’ immagine può essere soggetta a copyright

Una torre sottile alta 90 mt. domina la città, la copertura appoggia sull’acqua come fosse una vela, smaterializzando tutto l’intervento.

 

MUSE – Nuovo Museo delle Scienze – Trento – Progetto

Un’impostazione simile viene realizzata a Trento, nel 2013, con il MUSE – Nuovo Museo delle Scienze per la riqualificazione e il recupero dell’area dismessa della Michelin, integrando ad essa il palazzo storico Albere.

Con le grandi tettoie a sbalzo il museo è concepito come un grande sistema a falde inclinate a diverse inclinazioni a imitazione  del paesaggio montano nel quale lo stesso museo è inserito in  un gioco di volumi gradevoli.

Il Museo sfrutta l’energia  solare e  geotermica con serbatoi di recupero dell’acqua piovana, un sistema integrato di domotica garantiscono illuminazione e ventilazione naturali.

MUSE – Nuovo Museo delle Scienze – Interno – Trento ©L’immagine può essere soggetta a copyright

Sempre con lo stesso principio di leggerezza, trasparenza e mimetizzazione sono il Nuovo Museo di Ercolano  a Napoli, l’ampliamento del museo Isabella Stewart Gardner a Boston e il Zentrum Paul Klee di Berna.

Un architetto non cambia il mondo, interpreta i cambiamenti. – Renzo Piano

 

Non meno importante è l’attenzione di Renzo Piano per la musica, anche in questo caso è la musica ad essere protagonista e non l’edificio.

Mi appassionava l’uso dello spazio totale e insieme il grande progetto mai realizzato del teatro di Mejerchol’d, il progetto di Gropius per il teatro di Piscator entro i quali pubblico, scena, azione, spazi, invenzioni tecniche e testi sarebbero stati continuamente mobili, mai statici o frontali come la pratica tradizionale. – Luigi Nono

E’ con questo spirito che il grande compositore Luigi Nono affida ad un giovane Renzo Piano, nel 1983-1984 , il progetto per la sua opera Prometeo: uno spazio musicale entro il quale si devono muovere gli orchestrali avvolgendo il pubblico. L’ascolto come tema: abitare la musica e accordare lo spazio. Questa era la sfida, antesignana per l’epoca.

Prometeo disegno ©Fondazione Renzo Piano

Renzo Piano , concepisce il Prometeo Musical Space a Venezia  progettando un contenitore, una sorta di cassa armonica, all’interno del quale i musicisti, i coristi e i direttori d’orchestra  si muovono liberamente lungo passerelle dislocate sui lati mentre il centro della scena è riservato al pubblico. Il suono avvolge totalmente l’ascoltatore rendendolo parte  integrante dell’opera.

Prometeo – Modello – © Fondazione Luigi Nono – Venezia

 

Nel momento in cui ti metti in testa un progetto come questo, non sei più l’architetto, sei la città di Roma, sei i musicisti. E’ un compito estremamente complesso, devi realizzare qualcosa che sia nello stesso tempo urbanizzazione, ma anche un’opera che attrezza la città, la feconda, un luogo dove far musica di frontiera, non musica di élite o magari di un certo stile, ma tutta la musica affinché si contamini gioiosamente. – Renzo Piano

Tra il 1995 e il 2002 Renzo Piano progetta l’Auditorium Parco della Musica a Roma, un centro polifunzionale ideato, per motivi acustici,  con la  forma di tre gusci di diverse dimensioni e un anfiteatro centrale.

Schizzo Auditorium Parco della Musica – Roma – @Fondazione Renzo Piano

Immerso nel verde grazie alla collaborazione con  l’architetto-paesaggista Zagari che ha quasi azzerato l’impatto urbano. Al loro interno si trova la sede dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un Teatro Studio, sale da concerto e sale  dove vengono ospitati vari festival ed eventi musicali.

Auditorium Parco della Musica – Roma   ©L’immagine può essere soggetta a copyright

Renzo Piano, per questo progetto ha studiato la resa acustica con i compositori Berio e Boulez insieme all’Accademia Santa Cecilia.

Auditorium Parco della Musica – Interno – Roma   ©L’immagine può essere soggetta a copyright

Di tutt’altro genere è il progetto per l’Aeroporto Internazionale del Kansai, vicino ad Osaka. Realizzato tra il 1991 e il 1995 è posto su un’isola artificiale nella baia di Osaka.

Isola artificiale Kansai International Airport – Osaka – @googlemaps

Oggetto di un importante studio di ingegneria sismica e attraverso un poderoso consolidamento dei fondali marini, il progetto tiene conto delle mareggiate, dei tifoni e dei terremoti.

Kansai International Airport – Osaka   ©L’immagine può essere soggetta a copyright

E’ uno dei terminali più lunghi del mondo, con un totale di 1,7 km. da un’estremità all’altra. La copertura del terminale è curvilinea la cui forma ricorda un aliante.

Schizzo del flusso d’aria – Kansai International Airport – Osaka @Fondazione Renzo Piano

La copertura così sagomata ha un aspetto funzionale permettendo la ventilazione in massima parte naturale dell’aeroporto stesso in modo da seguire l’andamento dei venti.

Progetto sezione dell’area principale Kansai International Airport – Osaka @Fondazione Renzo Piano

L’andamento aerodinamico del tetto è realizzato con una struttura metallica estremamente leggera che crea un’illuminazione naturale.

Kansai International Airport Interno – Osaka   ©L’immagine può essere soggetta a copyright
Kansai International Airport Interno – Osaka   ©L’immagine può essere soggetta a copyright

La sua struttura, leggera e sviluppata in lunghezza, è stata progettata per resistere alle scosse di terremoto he interessano spesso questa regione del Giappone.

Sarebbe impossibile citare tutte le opere di Renzo Piano, il cui denominatore comune rimane sempre la massima attenzione per l’ambiente e il grande rispetto per l’uomo.

Tra le tante opere troviamo la ristrutturazione, tramite il recupero dell’area occupata inizialmente da corpi di fabbrica,  della sede del giornale Il Sole 24 Ore a Milano (2005); il risanamento conservativo dei Sassi di Matera (1986); lo stadio San Nicola di Bari (1990); il quartiere 64, rue de Meaux a Parigi (1991); il Valletta City Gate a Malta (1998); il Centro Culturale Jean-Marie Tjibaou in Nuova Caledonia (1998); l’Auditorium del Lingotto a Torino (2002); La Cité Internationale di Lione (2006); il Whitney Museum a New York  (2007); la sede del New York Time a New York (2007); il complesso Central Saint Giles a Londra (2010);  il monastero delle Clarisse a Ronchamp (2011); Il nuovo Palazzo di Giustizia di Parigi (2018) e ultimo, ma solo in ordine di tempo, è il 565 Broome SoHo a New York (2018) dalle stupende vetrate arrotondate e totalmente ecosostenibile.

Rammendo e rigenerazione urbana:

 

Per saperne di più:

Renzo Piano – Vita e Opere

©Tutte le foto e i video sono stati presi, a titolo esplicativo,  da internet  e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

© Giusy Baffi 2018


Note biografiche sull’autrice:

Giusy Baffi si occupa di antiquariato con la qualifica di perito d’arte nell’ambito di arredi antichi, ha collaborato con diverse testate di settore scrivendo numerosi articoli inerenti l’antiquariato e con una sua rubrica mensile dal titolo “L’esperto risponde”. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri.
La sua passione è la fotografia, vincendo il concorso fotografico Unicredit/Corriere della Sera 2013 e con pubblicazioni di sue foto su prestigiose riviste e quotidiani anche internazionali, sul libro “E poi la luce” edizioni Fioranna, su calendari animalistici e su alcuni siti professionali. Ha partecipato a diverse mostre fotografiche collettive sia nazionali che internazionali ed una personale.

 

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