Quando i bastioni modificarono le città

Tra il XV e il XVI secolo, la rapida evoluzione tecnologica delle armi da fuoco cambiò il modo di fare le guerre. Le Mura di Difesa saranno aggiornate o del tutto riedificate, con l’introduzione – lungo le cortine – dei bastioni pentagonali che modificheranno il disegno complessivo delle città.

di Francesco Galletta

Dalla metà del XV secolo, fino a tutto il XVI, vicende rilevanti s’incroceranno in Europa. I viaggi oltre oceano sconvolgeranno gli equilibri politici del Continente e le maggiori monarchie si trasformeranno negli imperi coloniali.

Per tutto il regno di Carlo V d’Asburgo e nonostante la successiva sconfitta dell’Armada Invencible di Filippo II contro l’Inghilterra nel 1588, la Spagna resterà, in ogni caso, la nazione più importante.

La Riforma Protestante del 1517, la creazione della Compagnia di Gesù nel 1534 e la Controriforma sancita dal lunghissimo Concilio di Trento (1545-1563) faranno da sfondo alle feroci lotte di religione culminate nella terribile strage degli Ugonotti del 1572, ma porteranno allo stesso tempo la “società” verso nuovi e precisi indirizzi culturali.

In architettura, un esempio su tutti sarà l’utilizzo – per le chiese – del tipo ad aula unica con cappelle, al posto delle tre navate, sul modello della chiesa del Gesù di Jacopo Vignola a Roma (1568).

Tutta la concezione generale dell’arte nella penisola italiana sarà rinnovata su basi nuove, ancora grazie ai Toscani, inoltre alcuni papi di grande personalità come Paolo III Farnese e Sisto V Peretti, porteranno faticosamente Roma fuori dall’oblio dopo il terrificante sacco dei Lanzichenecchi del 1527.

Nel campo dell’evoluzione del pensiero, posto che Copernico muore nel 1543, poco prima di Martin Lutero (1546), ma preceduto da San Thomas More (Tommaso Moro, 1535) e da Erasmo da Rotterdam (1536), la seconda metà del XVI secolo vedrà la nascita di una serie incredibile di uomini nuovi che traghetteranno, in modo talvolta tragico, la Scienza, l’Arte e il Pensiero europei fin dentro il secolo successivo.

In breve, in ordine di nascita, ricordiamo: Miguel de Cervantes (1547-1616), Giordano Bruno (1548-1600), Sir Francis Bacon (1561-1626), Galileo Galilei (1564-1642), William Shakespeare (1564-1616), Claudio Monteverdi (1567-1643), Tommaso Campanella (1568-1639), Keplero (1571-1630), Pieter Paul Rubens (1577-1640) e l’ultimo nato, ormai già seicentesco, René Descartes, Cartesio (1596-1650).

Il Cinquecento, però, è anche il secolo pieno – fra gli altri – per Tiziano Vecellio (1490-1576), Niccolò Tartaglia (Niccolò Fontana, 1499-1557), Benvenuto Cellini (1500-1571), Michel de Nostredame (Nostradamus, 1503-1566), Andrea Palladio (1508-1580), John Calvin (Calvino, 1509-1564), Bernardino Telesio (1509-1588), Giorgio Vasari (1511-1574), Gerardus Mercator (Mercatore, 1512-1594), Santa Teresa d’Àvila (1515-1582), Pierluigi da Palestrina (1526-1594), Girolamo Mercuriale (1530-1606), Torquato Tasso (1544-1595), Tycho Brahe (1546-1601).

Nel 1583 sarà fondata l’Accademia della Crusca, massimo istituto di studio della lingua italiana, mentre, appena l’anno prima, esattamente il 4 ottobre 1582 si era compiuta la rivoluzione del tempo con la sostituzione del calendario Giuliano, già dovuto a Giulio Cesare, con il Calendario Gregoriano, voluto da papa Gregorio XIII e ancora oggi vigente.

Nella costruzione delle Mura di Difesa, anche l’Architettura, in quel periodo incredibile, sarà investita da una delle più grandi rivoluzioni della Storia: l’evoluzione tecnologica delle armi da fuoco esigerà, infatti, nuove tipologie costruttive e, per conseguenza, richiederà dei progettisti con aggiornate competenze.

In verità, questo cambiamento non sarà immediato, anche perché gli architetti avevano una preparazione consolidata in ambiti molto diversi, come d’altronde tutti gli artisti.

Pala dell’Incoronazione della Vergine

Per esempio, rimanendo nel ‘400, uno dei più poliedrici, Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), fu insieme: scultore, pittore, architetto, ingegnere di rocche fortificate, teorico e persino scrittore di un Trattato di Architettura Civile e Militare.

 

A dimostrazione dell’attività tanto estesa e varia di questo senese, ricordiamo tre sue opere in particolare, molto diverse tra loro: la Pala dell’Incoronazione della Vergine (1472-74, Pinacoteca di Siena), la chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio a Cortona (dal 1485) e la Rocca dei Della Rovere a Mondavio, nel Montefeltro, una delle tante che progettò in quelle zone.

santa maria delle grazie al calcinaio (cortona)

La grande rivoluzione dei sistemi di difesa passò attraverso l’invenzione o meglio, l’introduzione o, per dirla in modo più completo, la codifica prima concettuale e poi tecnica dei bastioni pentagonali, modelli figli dell’evoluzione delle armi, che modificheranno ogni progetto di fortificazione e daranno nuova forma complessiva alle città, abbinandosi spesso a operazioni più ampie e complesse di ampliamento e riordino urbanistico.

Nella loro forma più evoluta, i bastioni presentano quattro lati detti facce sul vertice esterno, fianchi sull’interno e un quinto lato virtuale, chiamato gola che s’innesta nelle mura. Sostituiranno le precedenti torri romane e medievali a pianta quadrata o circolare che oltrepassavano in altezza le cortine murarie, ormai esposte direttamente al tiro scalzante delle nuove, più potenti, artiglierie.

I bastioni pentagonali, invece, non offrivano un unico fronte agli attacchi e rimanevano alla stessa altezza delle mura, con una sezione scarpata, cioè inclinata e più spessa alla base. L’abbassamento e l’inclinazione offrivano, ovviamente, una minore superficie ai tiri degli assedianti.

Ogni bastione era protetto con tiri incrociati da quello vicino e da altri elementi di fiancheggiamento, come i rivellini, corpi avanzati in genere quadrati, semicircolari o, in seguito, definitivamente a punta di freccia e del tutto esterni.

Le maggiori dimensioni delle Mura permisero di ampliare i camminamenti per lo stazionamento e il passaggio dei soldati e dei cannoni e di abbandonare per sempre il sistema dei merli, ormai sostituiti da precisi incassi strombati per le postazioni di tiro, in punti già fissati a priori dal progetto.

Esprimendosi con termini un po’ più tecnici, si passò dalla difesa piombante a quella cosiddetta radente. Dal punto di vista storico questi sistemi saranno ricordati come fortificazioni alla moderna o all’italiana, due termini che in entrambi i casi ci spiegano, in modo sintetico, cosa significasse questa rivoluzione e chi l’avesse portata a termine.

Partendo dalla penisola italiana – realtà politica quanto mai frammentata soprattutto a Settentrione – il nuovo modo di edificare le fortificazioni prese poi la strada dell’Europa. Gli architetti-artisti delle Mura, però, benché fino a quel momento si fossero mossi in maniera pragmatica, nel tempo sarebbero diventati degli esemplari in via d’estinzione o meglio, in evoluzione.

Accanto a personalità che sommavano le conoscenze e sapevano creare manufatti nei campi più svariati dell’Arte, nel corso del Cinquecento emergeranno, poco per volta, i progettisti specializzati.

La continua evoluzione tecnologica e la nascita di un filone costruttivo specifico non avrebbero più permesso infatti, nei tempi a venire, che in un unico individuo si potessero riunire pari capacità di progettare ai più alti livelli nei campi dell’architettura civile e dell’ingegneria militare.

 

[Ndr] Tutte le foto e i video presenti in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 


 

 Note biografiche sull’autore

Francesco Galletta (Messina, 1965), architetto, grafico. Titolare di Tecniche Grafiche alle scuole superiori; laureato con una tesi di restauro urbano, è stato assistente tutor alla facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per Storia dell’Urbanistica e Storia dell’Architettura Moderna. Dottore di Ricerca alla facoltà di Ingegneria di Messina, in rappresentazione, con una tesi dal titolo: “L’Immaginario pittorico di Antonello”. Con l’architetto Franco Sondrio ha rilevato, per la prima volta, la costruzione prospettica e la geometria modulare dell’Annunciazione di Antonello. La ricerca, presentata in convegni nazionali e internazionali, è pubblicata in libri di diversi autori, compresa la monografia sul restauro del dipinto. Sempre con Franco Sondrio ha studiato l’ordine architettonico dell’ex abbazia di San Placido Calonerò nell’ambito del restauro in corso e scoperto a Messina un complesso architettonico della metà del ‘500, collegato al viaggio in Sicilia del 1823 dell’architetto francese Jaques Ignace Hittorff.

Per Artevitae Francesco Gallettà scrive nelle sezioni Architettura e Design, Arte e Cinema

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