Pietro Annigoni: vivo e coloro il tempo con ciò che sono

Ci sono nomi, nella storia, che hanno ben compreso quanto sia effimera la strada della notorietà. Non importa quale sia stato il loro apporto al cambiamento di una generazione, di una società o di un pensiero. Come stelle comete il loro nome si spegne nel momento in cui arriva la morte.  Fu così per Pietro Annigoni, il pittore delle regine. Un’artista, ma prima ancora, un uomo che voleva vivere il suo tempo senza distruggere ciò che era stato.

di Cristiana Zamboni

La bella italiana Pietro Annigoni 1951

A volte capita di passeggiare per le esposizioni e ritrovarsi così, sovrappensiero,  davanti a un’opera. E senza un preciso motivo apparente,  questa ti colpisce.  La guardi e d’istinto cerchi il nome dell’autore. Pietro Annigoni, il pittore delle regine, e l’opera s’intitola  La bella italiana.  Da quanto tempo non sentivo più questo nome, eppure l’arte era davvero in lui.  Nei suoi occhi e nelle sue mani.

Ritratto di Juanita Forbes Pietro Annigoni 1955

Sono i momenti in cui torna alla mente una poesia di Emily Dickinson, Se dovessi morire. I versi salienti  recitano  così   Se io dovessi morire.  E tu dovessi vivere , è dolce sapere che i titoli terranno. [..] Che il Commercio continuerà, e gli affari voleranno vivaci. Rende la partenza tranquilla e mantiene l’anima serena. Che gentiluomini così brillanti, dirigano la piacevole scena!

Pietro Annigoni

Con lui la critica iper-idealista,  il commercio artistico e la voglia di schiacciare il passato sono riuscite ad ottenere dopo la sua morte, quello che avevano cercato di fare inefficacemente mentre lui era in vita. Posizionarlo ai margini dalla scena artistica.  E’ un momento molto particolare quello che vive l’Italia di Annigoni. Un clima fervido e fecondo di personalità influenti che cambieranno decisamente il modo di vedere e pensare l’arte. Cresce la tendenza della critica a catalogare gli artisti per  avanguardie e correnti.

 

“L’Italia artistica uscita dalla guerra soffriva di terribili complessi di colpa e d’inferiorità; complessi che, invece, pittori come De Chirico e Annigoni non avvertivano affatto, ritenendo piuttosto che l’istituzione di un sano rapporto con la grande tradizione potesse essere ancora la migliore forma di modernità.“ Vittorio Sgarbi

Pietro Annigoni nel suo studio

“Non mi preoccupo d’appartenere ad un panorama artistico o ad un altro, mi preoccupo d’esser capito dal pubblico. E, soprattutto, d’esser me

stesso nel mio tempo. Non voglio vivere nel passato“ Pietro Annigoni

Annigoni non concepiva l’arte astratta. Non la classificava e non la riteneva arte. Riteneva che nessun artista dovesse essere classificato in dogmi e tendenze. L’arte era la libertà della fantasia al servizio del singolo  per rivelarsi al mondo. Per trovare le risposte ai malesseri personali. Nessuno ha gli stessi e nessuno li elabora nello stesso modo. Era un individualista emozionale. Gli piaceva confrontarsi col pubblico. Ascoltare le impressioni e le critiche per poi usarle per le nuove opere.

Studio di nudo Pietro Annigoni

Un personaggio davvero particolare e un po’ anarchico nel suo modo di concepire la vita, ma attivo e partecipante al suo tempo. Teneva dei diari in cui annotava i suoi viaggi, le sue sensazioni, i suoi dubbi e le sue risposte al senso del mondo. Schizzava tutto quello che lo colpiva, dall’essere umano all’architettura.

Paesaggio americano Pietro Annigoni

In ogni palazzo e chiesa trovava lo spunto per un’analisi interiore e della società. I grattacieli americani erano sinonimi del capitalismo contemporaneo e le chiese europee erano la rappresentazione tangibile del dissipato rapporto con Dio. 

“Parevano mormorare un triste addio a un mondo che non le capisce. Incorporee, pareva di trafiggerle con la macchina veloce fattasi tutt’uno con l’acuta fuga prospettica della strada: punta di un a spada assurda diretta a colpire proprio là dove, una volta, il cuore degli uomini si incontrava con il cuore di Dio. „

P. Annigoni Diario, 5 luglio 1966

Schizzo a china di Pietro Annigoni

Pietro Annigoni nasce a Milano il 7 giugno del  1910 A quindici anni si trasferisce a Firenze con la famiglia.  Si iscrive al Collegio dei Padri Scolopi e nel 1927 inizia l’Accademia delle Belle Arti. Si specializza nel nudo. Ha insegnanti dai nomi altisonanti che lo segneranno per sempre nella sua produzione artistica. Felice Carena gli insegna pittura, Giuseppe Graziosi la scultura e Celestino Celestini la grafica. Approfondisce la tecnica di Leonardo da Vinci e si appassiona ai pittori del Cinquecento fiorentino.

“In cielo Fidia, in terra Magnasco“

P. Annigoni

Si pregiava di saper mescolare e rendere attuali gli unici due modelli estetici che contenevano tutto il necessario per una buona arte. L’assoluta bellezza dell’arte classica e la grande sensibilità artistica di Magnasco, un pittore anticonformista ed antiaccademico che ritraeva zingari e streghe in ambientazioni riprese dalla realtà ma rese fantastiche nel dipingerle.

Patricia Rawlings (La strega) Pietro Annigoni

Si rifugia nelle piccole osterie delle vie periferiche di Firenze. Una Firenze  nascosta e con richiami a epoche passate. Ai margini, così come le persone che ama ritrarre.

Opera di Pietro Annigoni

Inizia così la sua ricerca artistica,  ritraendo  gli ubriachi, i vecchi e i poveri. Studia e cerca nei loro visi l’anima profonda. Li osserva e li analizza nei loro movimenti. Studia il linguaggio del corpo alla ricerca dell’essenza umana. Vede in loro l’incontaminata nobiltà d’animo. Lì trova la paura unita al coraggio di continuare a vivere nonostante la miseria ed il dolore. La storia e le sue contraddizioni. Vede l’inizio di un futuro  imperniato sul consumismo e sull’industrializzazione che standardizzerà tutto, persino l’uomo.

Opera di Pietro Annigoni

 

“Ricordare il ragazzo sdraiato in mezzo a una viuzza affollatissima. Passano oltre, lo scavalcano o lo circondano. Egli cantilena una nenia abbastanza melodiosa, coricato sul dorso, un po’ di fianco, il petto e il ventre repellenti, coperti come sono da grossi tumori violacei e da enormi croste purulenti”

P. Annigoni ,Diario, febbraio 1957

Per Annigoni il suo essere contemporaneo e presente era custodito lì, nei ritratti della gente di strada. Sentiva una forte analogia tra loro e la cultura contemporanea. Ciò che non serve si elimina o si accantona. Così anche  per la cultura e la tradizione del passato. Scordando che, ciò che rese grande un’epoca, può arricchire e migliorare tutte le epoche a venire.

Paesaggio Acquaforte Pietro Annigoni

Anche i suoi paesaggi rivelano la ricerca interiore. Realisti ma sempre colorati della sua emozione. Anche quando riproduciamo ciò che i nostri occhi vedono e cerchiamo di farlo realisticamente, il nostro sentimento ci accompagna sulla tela. Non possiamo esimerci, nemmeno volendo, dall’esprimere ciò che siamo in quello che disegniamo. Perchè ognuno vede con i propri occhi e con la propria interiorità modificando, inevitabilmente, la realtà.

Nel 1932 la sua prima mostra personale a Palazzo Perroni. Vince il premio “Trentacoste”.  Viene notato subito per i suoi ritratti e la sua fama cresce velocemente.

Il testo scritto del manifesto “I pittori moderni della realtà”

Nel 1947 insieme ai fratelli Xavier, Bueno,  Sciltian ed altri firma il manifesto dei Pittori moderni della realtà. Un gruppo, supportato da De Chirico, che rinnega la pittura contemporanea. Controcorrente rispetto al pensiero artistico del momento. Recupera tecniche antiche e temi passati. Un fronte anti-modernista che non annulla la contemporaneità, bensì l’amalgama col passato per renderla migliore. Con l’impegno di difendere il mestiere artigiano e la tradizione italiana. Un gruppo però, poco coeso e molto volubile sulle principali posizioni artistico-ideologiche, tanto da portarsi allo scioglimento in breve tempo, nel 1949.

Paesaggio di Pietro Annigoni

Chiusa la parentesi del manifesto,  Annigoni ritorna allo studio della pittura e alla sperimentazione. Attività da lui prediletta sin dagli arbori della sua adolescenza. Si prepara i colori da solo con l’uovo e del vino bianco. Cerca, anche nella più piccola sfumatura, di riprodurre esattamente l’incidenza della luce su di un viso o un corpo e solo i colori fatti artigianalmente hanno la capacità di catturare la luce e trasformarla in lucentezza. E’ un lavoro introspettivo che porta i suoi ritratti ad avere  un’identità propria.

Così vivi e speciali che non passano inosservati ai personaggi più importanti dell’epoca.

Annigoni è davvero un artista ed un uomo particolare e la sua via verso il successo non è da meno. A differenza di molti colleghi, viene artisticamente consacrato nel 1949 dopo aver esposto alla Royal Academy  il suo ritratto.

Autoritratto Pietro Annigoni 1949 Royal Academy

Contattato dalla corte reale inglese, si trasferisce a Londra  per realizzare i ritratti dei membri della famiglia reale.  Nel 1955 ritrae la Regina Elisabetta II.

Regina Elisabetta II Pietro Annigoni 1955

“Credo che Vostra Maestà, in quanto tale, sia un personaggio condannato alla solitudine… Va da sé che, come sposa e madre, è tutt’altra cosa, ma, come Monarca io la sento veramente sola e voglio rappresentarla nel mio dipinto in modo, se mi riuscirà, che risultino evidenti la donna, la Regina, e appunto la solitudine. Intendo vederla, nella solitudine piuttosto pensosa e severa, profondamente umana e Regina al tempo stesso, senza ricorrere a corone o altro del genere“

P. Annigoni Diario, 2 aprile 1969, Londra

 

Copertina Time dedicata a Pietro Annigoni e al ritratto di J.F.Kennedy

Da quel momento viene contattato da tutti i personaggi che contano sul palco della storia politico-ideologica. Per citarne alcuni,  John Fitzgerald Kennedy, la principessa Margaret, Papa Giovanni XXIII  e Mohammad Reza Pahlavi . 

 

 

 

“Un cattivo modello il Papa, ma veramente un sant’uomo, direi. Emana da lui una dolce serenità, nonostante le evidenti sofferenze fisiche e non solo fisiche. Con poche parole sa riportarti davanti all’Eterno e ti sa ricordare, come nessuno che io sappia, il «vanitas vanitatum» ” 

P. Annigoni, Diario, giugno 1962

Ritratto di Papa Giovanni XXIII sulla copertina di Time Pietro Annigoni

Dal 1966 al 1988 è un susseguirsi d’importanti mostre che lo vedono protagonista. Per citarne alcune, alla Royal Academy e alla Galleria Cortina a Milano nel 1968. La rivista Time gli dedica sette copertine.

In tutto il susseguirsi di lavoro e popolarità, qualcosa dentro di lui cambia. Da sempre era alla ricerca della fede e riteneva che la bontà, l’altruismo e la tolleranza fossero i più grandi  valori che un uomo potesse possedere. Conoscerli migliorava la sua vita e quella di chi incontrava. Conosceva bene il Vangelo e, plausibilmente,  fu questa ricerca di Dio e dei valori cristiani a portare Annigoni verso il silenzio e la  pace  che si custodivano tra le pareti delle chiese.

Si dedica all’arte dell’affresco. Alcune delle sue meraviglie sono visitabili nell’Abbazia di Montecassino e nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Ponte Buggianese, in provincia di Pistoia. Vi lavorò fino alla sua morte , il 28 Ottobre del 1988,  aiutato da alcuni dei suoi più bravi allievi.

L’ultima cena Pietro Annigoni Chiesa di San Michele Arcangelo-Ponte Buggianese 1967-1988

Gradualmente il suo nome si spegne nel vociare del panorama artistico. Firenze fu l’unica a non dimenticarsi mai di lui. Nel 2008 gli dedica alcune sale di Villa Bardini dando vita al Museo Annigoni.

Particola affresco Chiesa di San Michele Arcangelo Pietro Annigoni

Un’anima sapiente ed irrequieta. A tratti insolente.  Sicuro e grande conoscitore di sé e dei suoi limiti. Appassionato dell’arte vera e combattivo verso il dilettantismo e l’inettitudine che il futuro stava elargendo con il veloce sopraggiungere della tecnologia. Attento all’abilità tecnica come valore aggiunto della capacità dell’uomo di usare la sua manualità portando  il suo operato ad un livello altissimo, differenziandolo dalla standardizzazione della produzione industriale.

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.” Carl Gustav Jung 

La sua arte si esprime per mezzo di un simbolismo legato al valore dell’unicità umana.

“L’inettitudine ha oggi, sembra, acquisito pieni diritti di cittadinanza nel regno dell’arte“

P. Annigoni

Particolare “Direste voi che questo è un uomo?La lezione” di Pietro Annigoni

Pietro Annigoni fu un uomo alla ricerca di sé e delle sue emozioni.  Non si contrappose mai agli insegnamenti della storia. Fedele e premuroso nei confronti della realtà,  le si sedette accanto e ne ammirò la sua bellezza. Una bellezza che rende la vita un posto migliore e degno d’esser vissuto.


Pietro Annigoni – Opere



Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge.

La tua opinione ci interessa. Facci sapere cosa ne pensi. Grazie!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: