Perché Sanremo è sempre Sanremo, purtroppo?

Le Libere divagazioni di Luca Tizzi raccontano la prima serata del 69° Festival di Sanremo, brevi impressioni critiche su un’edizione un po’ sotto tono. Sanremo è diventato uno spettacolo anacronistico?

di Luca Tizzi

Il Festival di Sanremo non è roba per me, se l’alternativa televisiva è un film con Steven Segal dove l’unica cosa bella è Erika Eleniak, la bagnina di Baywatch, che esce seminuda da una torta o IT, film horror tratto dal romanzo di Stephen King, allora il meno peggio è lasciar scorrere le canzoni alzando di tanto in tanto lo sguardo dal computer dove scorrono i post di Lercio e di Taffo Funeral Service.

Ho visto poco e quel poco non mi è piaciuto o mi ha lasciato quasi esterrefatto.

Il Volo, un gruppo fuori dal tempo, inascoltabile secondo me, Loredana Bertè bravissima alla radio ma, fuori dalle righe  e appartenente a schemi ormai superati, eccentricamente fuori dal tempo anche solo per una questione anagrafica. L’età di Patty Pravo poi nessuno sembra intuirla, una maschera inguardabile, una apparizione evitabile per decenza e per il ruolo che ha avuto nella musica leggera italiana, un icona di bravura e bellezza fatta regredire da farfalla a bruco. Non capisco il perché della sua presenza, forse per tributare un omaggio a chi fu.

Loredana Bertè

 

Patty Pravo

Una scelta sbagliata come alcune parodie fatte dai conduttori, credo per rispondere in diretta a critiche apparse sui social network, Twitter per primo. Bisogna appartenere ad un livello superiore di artista o autore per farlo, questa bravura non appartiene, secondo me, ne a Bisio, ormai ingessato in quella caratterizzazione mimica che lo contraddistingue da anni, ne tantomeno a Claudio Baglioni o ai loro autori. Virginia Raffaele la meno peggio, anzi brava, molto brava assieme a Favino. Si sa, studio professionalità e bravura pagano sempre.

 

Piefrancesco Favino e Virginia Raffaele

Il momento della serata che mi ha lasciato esterrefatto è stato quando Bisio/Zio Fester ha fatto l’esegesi di una vecchia canzone di Claudio Baglioni attribuendo al testo, peraltro non uno dei migliori del cantante, di trent’anni fa una visione futuristica e attualizzata alla situazione drammatica che ogni giorno si compie nelle acque del canale di Sicilia.

Tralasciando la volgarità del testo, la malagrazia dell’interpretazione e l’inopportunità dell’argomento mi ha disturbato e non poco un breve riferimento, spero da me frainteso, ai testi delle canzoni di Francesco Guccini. Se non ho capito male, ma tutto può essere, Bisio definiva il testo della banale canzoncina di Baglioni molto più estremistico, e di sinistra, dei brani del cantautore modenese tacciato quasi di essere un apologo delle più estremiste ideologie della sinistra.

Sappiamo che Francesco Guccini appartiene a quell’area ideologica ma non ci interessa, di politica ci occupiamo fuori di qui, i suoi testi no, non appartengono alla sinistra, appartengono alla poesia. Guccini racconta i luoghi, le storie, le persone, nelle sue canzoni parla d’amore, a volte di morte, mai esplicitamente di politica, ascoltatelo con il cuore.

Un piccolo esempio e poi la chiudiamo qui con la serata del festival, non con Guccini del quale tornerò a parlarvi se vorrete.

Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino,
ma nei convitti e in piazza lascia i dolori
e vesti d’Arlecchino, il carnevale impazza,
il carnevale impazza.

L’inverno è lungo ancora, ma nel cuore
appare la speranza,
nei primi giorni di malato sole
la primavera danza.

 

Con queste due  strofe il mangiabambini modenese racconta febbraio nella sua canzone dei dodici mesi, pochi versi che raccontano la durezza di un mese ancora freddo, la campagna ferma, il sole che ancora non scalda e la gioia, quasi incosciente, del carnevale. Io sono un po’ di parte ma questa è poesia adattata alla canzone d’autore, non facciamo paragoni con le canzoni del festival, almeno di quelli più recenti, non mi pare il caso.

 


[Ndr] Tutte le foto e i video presenti in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 


Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.


 

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