Özpetek e l’amore al tempo della Dea Fortuna

Ferzan Özpetek non sbaglia una trama e con i giusti personaggi riesce ad inserirsi nei pensieri degli spettatori e lí vi rimane per il tempo necessario. Un tempo incomputabile e soggettivo atto a modificare anche le credenze e le convinzioni più radicate. Ed è questo il profondo e penetrante compito del nuovo film di Özpetek, dove ogni fotogramma ed ogni istante di vita vissuta dei suoi personaggi, rappresentano l’umanità contemporanea e l’amore al tempo del segreto della Dea Fortuna.

Di Cristiana Zamboni
L’amore non è un lusso oggettivo né tantomeno un percorso obbligato. È l’inspiegabile per eccezione. Unico e diverso.
Complesso ed esistente. Illusorio, esteriore, introvabile e quasi sempre alla ricerca di una normalità di massa che lo rende solo più cervellotico. Quasi fosse un dettato di grammatica con arcaiche regole a cui deve necessariamente attenersi per esser definito tale, a scapito della caratteristica e personale spontaneità e semplicità iniziale. Ma i comuni lemmi di Özpetek, in ogni fotogramma dei suoi film ed in ogni piega dei suoi personaggi, rappresentano la società contemporanea e l’amore al tempo della Dea Fortuna.
Ogni amore nasce, cresce e  si trasforma ad uso e consumo di chi lo prova. E quando ti rendi conto che non è più come lo conoscevi all’inizio e come vorresti fosse ancora oggi dopo anni di condivisione, prerogativa destinata a scemare lasciando posto ad altre emozioni, pensi subito che sia tutto finito.
È uno strano dolore. Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai. Alessandro Baricco
E ti attraversa la particolare sensazione simile a quella leggendaria goccia di pioggia ghiacciata dopo una giornata sotto il sole d’agosto che, superando indenne l’ostacolo della pelle febbricitante, lentamente scivola sulla schiena.
Senti dentro un tremore freddo e se non vuoi soccombere al dolore e all’angoscia, comprendi che è meglio non odiare la pioggia ma imparare a danzarci dentro.

La Dea Fortuna Cast

Del resto, nella vita, è tutto un divenire in continuo mutamento, in cui l’unica esclusa rimane solo la morte. Condizionato alla voglia unilaterale di mettersi in gioco, di provarci anche a costo di perdere tutto pur di vivere questo tempo. Riportando alla luce l’ormai messa a tacere capacità di esistere non solo per sé stessi quanto più per chi ci è accanto. Trasformando anche l’amicizia in un miracolo e l’amico per cui faresti tutto, anche un passo indietro e riscrivere la tua esistenza, assume le sembianze della rarissima seconda chance.
La Dea Fortuna è un segreto, un tocco magico, come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi e lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te!
Ferzan Özpetek, con la sua regia, adagia sulla pellicola la variegata idea dell’amore dei suoi personaggi, lineandone le similitudini e ponendo sotto i riflettori l’annosa questione della volontà.

Ferzan Özpetek con il cast de La Dea Fortuna photo IoDonna

La volontà di vivere e non sopravvivere in un matrimonio che non profuma più di passione, complicità e febbricitante batticuore. Un matrimonio che, a seconda di come lo si vuole vedere, ha perso tutto o ha guadagnato serenità, fiducia e certezza.
Una certezza che ben poco collima con questo secolo e con ciò che è ancora importante per la voce del verbo amare.
E tu perché non parli? Una parola sospenderebbe il mio rancore. Io non so più quello che dico. Umiliata in silenzio. Luna diamante. Mina e Fossati
Così tanto oramai irrilevante da rendere più facile accettare quei compromessi che, in qualsiasi altra favola, avrebbero minato se non distrutto, la fiducia e l’amore.
Giungendo alla conclusione che sia cosa buona e giusta attraversare i momenti di crisi lasciando aperta la porta a qualunque estraneo di passaggio di cui, dopo pochi minuti, nemmeno ricordi il nome. Un facilmente reperibile placebo da banco dal sapore mordace, che cura velocemente quando ti ritrovi in una di quelle finte oasi miranti all’anaffettivo di cui oggi, più o meno tutti, ne abbiamo gustato almeno una goccia.
Non credo alle coppie che stanno bene, vanno d’accordo. Credo a quelle coppie che ogni tanto maledicono il giorno in cui si sono incontrati, a quelle coppie che ogni tanto dicono di odiarsi e magari si odiano davvero a volte, a quelle coppie che hanno sempre paura di perdersi, credo a quelle coppie che quando fanno pace si sentono più unite di prima. Fabio Volo
Senza pensare che, aiutati dalla Dea Fortuna, potrebbe essere più coinvolgente cercarsi e ritrovarsi investendo il proprio tempo tra le persone che contano davvero. Sicuramente più dispendioso ma, forse, più appagante ed impreziosito da quell’aroma di persuasione ormai naufragato.

La Dea Fortuna Scena del film (Fonte Web)

Un film che cancella le rassicuranti iconografie della scala genitoriale, proferendo che non si ama una madre solo perchè ci ha generati ed un padre non deve essere, per forza e per fortuna, colui che insegna la legge del rigore e dell’ubbidienza. Che non è fondamentale chi è genitore uno o genitore due, chi è madre e chi è padre. Del resto, questi tempi moderni hanno dimostrato che a volte basta anche un solo genitore. L’importante è che chi decide di esserci ci sia sempre e pienamente.
Che altri sono gli ingredienti salienti a far sì che le portate del sentirsi a casa siano caratterizzate dal quel primordiale dolce sapore segreto che ti porti dentro per sempre e riaffiora ogni qualvolta in cui sei tu a scremare le persone che formeranno la tua vera famiglia nella vita. Quelle persone che nel momento del bisogno, anche in quello più sbagliato, sono le uniche a cui anela la mente.
Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre. Mine vaganti

La Dea Fortuna cast principale (photo lagazzettadelmezzogiorno.it)

Un elogio alla vita, all’amore ed all’amicizia caratterizza fortemente questo film di Özpetek, a tratti sequel di Le fate ignoranti, in cui il diverso cerca di esser omologato e l’omologato ne invidia la difformità e la continua sorpresa nella vita necessaria per sentirsi ancora vivo ed ancora unico.
E quella persona, è il tuo vero amore anche se poi nella vita ci accorgiamo che ci innamoriamo degli interessi comuni come quello del libro di poesie e scoprendo poi, che la vera persona da amare sarebbe stata un’altra. Le fate ignoranti
Sfuggito dall’onesto pensiero che essendo esseri umani indipendentemente da chi si ama, non vi è una vera diversità e fondamentalmente siamo simili. Legati a tradizioni, espedienti e bagagli che profondamente segnano il nostro DNA. Nessuno è diverso e nessuno è uguale, come pianeti a sé stanti in un unico sistema solare.

 

L’amore non è né normale né omologato, non è un cliché e nemmeno un’equazione. C’è solo da sperare in un sempre verde e complice dialogo,  così da non perder mai l’occasione di ballare sotto la pioggia e fare un meraviglioso bagno nel mare.
Normalità, che brutta parola. Mine vaganti
Ed è proprio questo il regalo che il regista lascia a chi decide di confrontarsi con la giostra dei suoi personaggi. Un continuo e trasformante flashback di frasi, sguardi e note musicali che, come un sasso lanciato in un lago, ogni volta amplia le domande e la visione sulle proprie persuasioni e sulla propria vita.
Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di correre dei rischi? Vincent van Gogh
La vita, forse, è  soltanto questo. Un bagno nel mare della Dea Fortuna dove il Cuore Sacro di tutti gli esseri umani che vagano per le città velate, possano ancora conoscere un giorno perfetto in cui le fate ignoranti spingono questa vita dolorosa, seducente e miracolosa in mezzo al mare. Esattamente come ci inducono gli uni verso gli altri, in una convulsa lotta contro la solitudine. Per poi, a volte, sentirsi solo più soli e raramente compresi.

Sì, avrei potuto andare altrove. Non dar fuoco a ogni emozione. Affezionarmi ad un cliché. Ma sei la vita che ora ho scelto. E di questo non mi pento, neanche quando si alza il vento. Che Vita Meravigliosa Diodato

Una vita  circoscritta in una voglia di ballare insonne, nonostante noi e la convinzione che gli altri risiedano sempre in un perpetuo e  verde giardino, anche sotto la nebbia invernale più gelida e pungente.  Sempre e comunque felici, come in una grande e fortunata favola.
E’ così nelle lunghe relazioni, la passione svanisce. […] Io ho una relazione molto lunga ma molto soddisfacente, molto. Niente delusioni. […] Con me stessa. la Dea Fortuna 
Ferzan Özpetek racconta la vita reale. La grande esclusa dei social in cui tutti sono sempre felici e gratificati. Un selfie controncorrente che non nasconde le perplessità di questo tempo bensì le condivide, proprio per sentirci meno dissimili ma non per questo, meno speciali.
Una dichiarazione all’amore universale. A tutti gli esemplari di affezione che l’essere umano può esperire quando decide di prendersi cura di sé e degli altri, approvato o no, omologato o differente. In fondo, quel che conta davvero, è approdare almeno una volta nella vita ad una qualsivoglia forma d’amore.
Ah, che vita meravigliosa, questa vita dolorosa, seducente, miracolosa. Vita che mi spingi in mezzo al mare. Mi fai piangere e ballare come un pazzo insieme a te. Che vita meravigliosa Diodato

Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive articoli sulla storia dell’arte.

Per ArteVitae Cristiana scrive nella sezione ARTE 


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