Etiopia: gli uomini dell’Omo River

Libere Divagazioni di Luca Tizzi. La tribù africana dell’Omo River attende ogni anno la stagione delle inondazioni portatrici di cibo e fertilità, senza sapere che queste non potranno avvenire. Racconto fotografico di un viaggio in Etiopia.

di Luca Tizzi

Molti credono che io sappia scrivere così da concedermi il privilegio di annoiarvi qua sopra. Molti altri credono che io sappia far di foto e così mi trovo a co-amministrare due gruppi fotografici su Facebook. Il farlo mi ha permesso di conoscere, virtualmente ma non solo, molte persone, tra le altre l’amico Franco Ferretti, grande viaggiatore e bravissimo fotografo, sul quale potete, se volete, leggere la chiacchierata che la redazione di ArteVitae ha fatto con lui.
Detto questo veniamo a quanto volevo scrivere.

L’amico Franco al ritorno dai suoi viaggi ha l’abitudine di mostrare le sue foto mostrandole pubblicamente nei circoli fotografici della Bassa Romagna, la proiezione è impreziosita dal racconto di quella esperienza che la moglie Doriana fa, rivelandosi viaggiatrice attenta, sensibile e senza pregiudizi, cosa questa non facile.

Franco Ferretti
Franco Ferretti
Franco Ferretti

Uno degli ultimi viaggi di questa fantastica coppia è stato in Etiopia, ed è così che in una fredda sera di dicembre ho preso la mia piccola utilitaria e attraversando la Romagna sono andato ad Alfonsine, località a pochi chilometri da Ravenna, dove i miei amici raccontavano il loro viaggio proiettando le immagini del grande stato africano.

L’Etiopia è situata in quello che viene chiamato “corno d’Africa” ed essendo grande, e abitato da oltre cento milioni di persone, è composto da un grande numero di popolazioni diverse tra loro per costume e tradizione. Non voglio fare il pappagallo e ripetere per filo e per segno il racconto di quel viaggio, sarebbe noioso e inopportuno, ma tra i racconti della Pasqua Etiope, della cerimonia del “salto del toro”, dove i giovani del villaggio diventano uomini, tra tutte quelle immagini e frasi su un paese lontano a me sconosciuto, una cosa tra le altre mi ha colpito.

Franco Ferretti
Franco Ferretti

Doriana ad un certo punto ha parlato di una piccola tribù che sopravvive sulle rive del fiume Omo attendendo le stagionali inondazioni portatrici di cibo e fertilità. Il problema di queste persone è che sul grande fiume sono state costruite alcune dighe per la produzione di energia elettrica che, regolamentando le acque, hanno tolto al fiume la possibilità di esondare e portare fertilità a quei villaggi. Non ho idea se qualcuno del governo si sia preoccupato di avvertire gli abitanti che quelle inondazioni non ci saranno più e che saranno quindi costretti ad andarsene o a soffrire la fame, quella vera, che nessuno di noi vuol più vedere.

Franco Ferretti
Franco Ferretti

A parte la drammaticità del caso nella mia mente è subito apparsa l’idea romantica dell’attesa, quella che spinge Vladimiro ed Estragone ad aspettare Godot, o Giovanni Drogo ad aspettare i “Tartari” nella fortezza Bastiani.
Subito dopo mi è apparsa l’idea filosofica dell’attesa, quella che spinge a credere nell’ineluttabilità del destino, che certe cose siano scritte e immutabili e ci costringano ad un torpore inconsapevole impedendo il rischio di un cambiamento. Mentre pensiamo che nulla cambi ecco che il mondo si trasforma, si globalizza, si arricchisce di merce e si impoverisce di umanità, esattamente il contrario di ciò che sta accadendo agli uomini dell’Omo river.

Tornato a casa e visto che il sonno ormai era andato e visto che mi permettono di scrivere qua sopra a patto che parli di musica, cinema e altre cose frivole, mi sono fatto un giro su YouTube ed ho cercato qualcosa sull’Etiopia.
Scrivendo “Pasqua Etiope” viene fuori un brano in latino di Franco Battiato tratto dall’album “l’era del cinghiale bianco” ,

Ovviamente la parola Ethiopia ha subito riportato alla mia mente Patti Smith ed il suo splendido album “Radio Ethiopia”.

Ma il girovagare cercando qualcosa sul paese africano mi ha fatto conoscere il jazz etiope nella figura di Mulatu Astatke, ascoltatelo per favore.

 


Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

 

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