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Non solo mare: la Puglia che non ti aspetti tra ulivi millenari e borghi fantasma

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Delania Margiovanni

Una strada bianca, il canto delle cicale, ombre larghe che si muovono lente: qui la Puglia non profuma di salsedine ma di erba secca e pietra calda. È una terra che non chiama a gran voce, e proprio per questo resta in testa più a lungo.

Non solo mare: la Puglia che non ti aspetti tra ulivi millenari e borghi fantasma

Chi pensa alla Puglia vede l’azzurro del Salento. È normale. Ma basta svoltare dalla litoranea per capire che un’altra regione inizia appena dietro le dune. La strada si fa stretta. I muretti disegnano trame antiche. L’aria cambia passo.

Compaiono i giganti. Gli ulivi millenari della piana tra Ostuni, Fasano e Carovigno sono sculture vive. Hanno tronchi torcigliati, pieni di cavità che sembrano occhi. Alcuni esemplari hanno età stimate oltre duemila anni. Non è folklore: qui la tutela degli olivi monumentali è reale, con registri e vincoli che salvano memoria e paesaggio. Camminarci in mezzo non è solo una gita. È un esercizio di tempo lungo.

Mi fermo a toccare una corteccia fredda. Penso ai frantoi ipogei scavati nella roccia, alle stagioni della raccolta, alle ferite recenti della Xylella in zone non lontane. Poi l’olfatto vince: una fetta di pane ruvido, olio extravergine verde e teso. Semplicità che regge ogni confronto.

Ulivi come archivi viventi

Questi alberi sono archivi. Raccontano rotazioni colturali, tecniche di potatura, annate magre e annate regine. A volte un tronco ingloba un sasso, un segno di confine, un chiodo antico. Non servono cartelli. Serve tempo. Le aziende agricole aprono i campi con visite lente, spiegano come si riconosce un’oliva sana, mostrano i muretti rifatti pietra su pietra. Il paesaggio è operativo, non da cartolina.

A pochi chilometri, la terra prende un tono severo. Le Murge sono un altopiano di calcari chiari, doline, lame. Le masserie fortificate sembrano bastioni. Da qui partivano i grandi tratturi, le vie erbose della transumanza che collegavano gli altipiani dell’Appennino al Tavoliere. Non è leggenda: quei cammini esistono ancora, riconoscibili come corridoi verdi che tagliano i campi e raccontano viaggi stagionali di uomini e greggi.

Borghi dimenticati e vie antiche

Sull’altra faccia del paesaggio stanno i silenzi. I borghi fantasma affiorano come fotogrammi sospesi. Monteruga, in pieno Salento agricolo, nacque nel periodo fascista come borgo rurale e oggi è abbandonato. Facciate nude, una chiesa che regge il cielo, finestre senza vetri. Ci si entra con rispetto, e con prudenza: è un luogo fragile. Non c’è spettacolo, c’è storia sociale. E fa pensare.

Poi l’Italia minuta torna viva nei paesi dell’entroterra. Nella Valle d’Itria, tra trulli e filari, senti il suono metallico delle reti durante la raccolta. Nei Monti Dauni il passo è corto, la piazza è misura di tutto. Si sta seduti fuori dall’uscio. Si discute della resa dell’olio come se fosse una finale. E in effetti lo è: da quelle drupe dipendono redditi, ricette, umori.

Il punto, a metà strada tra emozione e dato, è semplice: la Puglia “di terra” non è un retroterra. È un primo piano che aspetta solo che qualcuno lo metta a fuoco. Strade secondarie, orizzonti larghi, voci basse. Un invito a viaggiare senza fretta.

La prossima volta che il mare ti chiama, prova a rispondere più tardi. Gira la macchina verso una striscia di polvere chiara. Lasciati guidare da un’ombra di ulivo. Cosa succede se, per una volta, inseguìamo l’interno invece della riva?

Delania Margiovanni

Laureata in Giurisprudenza, cambio strada quasi subito e dal 2008 lavoro sul web. Un ambiente dinamico che mi ha insegnato il valore della ricerca continua, della curiosità e della capacità di rimettersi sempre in gioco. È proprio qui che ho scoperto quanto si possa imparare ogni giorno, esplorando temi nuovi e lasciandosi guidare da passioni che evolvono nel tempo. La lettura resta, da sempre, il mio hobby del cuore.

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