Non fumo, però… Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Non fumo, però… è  il nuovo racconto breve scritto da Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Prese la patata bollente e la sfrànse in mano con tutta la forza che aveva. Lo fece inavvertitamente mentre stringeva i pugni per non sferrare un cazzotto contro lo sportello del pensile della cucina. L’ultima volta che lo fece, rimase con la mano sinistra bendata per un mese, e ancora gli doleva. Istintivamente pensò che la patata bollente, al momento, fosse la scelta migliore. Era prioritario distogliere la concentrazione dall’incazzatura che gli era salita dalle gambe come una passata di lanciafiamme .

Maurizio aprì il rubinetto del lavandino e infilò la mano ustionata sotto il getto d’acqua gelido. Aprì il pugno e lasciò che il palmo si ripulisse da tutta quella patata che si era incollata alla pelle del palmo della mano.

Erminia, sua madre, gli si avvicinò  trascinando le ciabatte e con voce piagnucolosa disse: – Ecco, questi scatti d’ira, sempre i tuoi scatti d’ira quando ti chiedo qualcosa, per esempio di accompagnarmi fuori per il fine settimana, come se ti chiedessi la luna – .

La donna era rimasta vedova una decina di anni prima, quando Maurizio, figlio unico, era prossimo ai vent’anni. Era un gran bel ragazzo e, fino a quella data, aveva avuto una vita sociale e sessuale adeguata alla propria età. Purtroppo, con la scomparsa del capofamiglia, il ragazzo vide spostare su di sé tutte le attenzioni soffocanti che Erminia aveva riservato allo scomparso, finché la loro vita di coppia non si fosse interrotta. E con le attenzioni, anche le pretese.

Il termine scomparso esprime esattamente il destino del padre di Maurizio.

Probabilmente venne trascinato via dalla corrente di un fiume durante una delle sue mattutine e solitarie battute di pesca. Lui era un appassionato di pesca a mosca inglese e partecipava a tutte le competizioni di questa specialità. Proprio perché non tollerava perdere, si allenava almeno due volte a settimana e la domenica, spesso, si eclissava per qualche gara. In una mattina di quelle, di allenamento, intendo, non fece più ritorno a casa.

Le ricerche effettuate dai sommozzatori e dalle forze dell’ordine restituirono solo il cesto con pescato ed esche. La canna sottile, flessibile e leggera, fu ritrovata qualche centinaio di metri più a valle rispetto al luogo in cui vennero rinvenuti gli usuali attrezzi dell’uomo.

Fu dato per defunto, più che per disperso.

Non essendosi mai più recuperato il corpo, si credette fosse stato divorato da un branco di quei famelici e prolifici pesci esotici che vengono portati in patria da viaggiatori incauti e che, successivamente, si preferisce riversare nei fiumi nostrani.

Maurizio si guardò la pelle violacea del palmo ustionato. Si voltò verso Erminia e, fortunatamente, la scossa di rabbia aveva già trovato la sua strada fuori da lui. Erminia insistette:  – Tuo padre non batteva ciglio, mi portava il latte con le orecchie pur non essendomi neppure parente.  E tu, che sei mio figlio, fai un sacco di storie, sempre! –

-Mammaaaa – urlò Maurizio – sono tuo figlio, NON SONO TUO MARITO! –

-Ah, che figlio irriverente, con tutte le rinunce che ho fatto per te, tutti i sacrifici, ecco come mi ripaghi…-

La donna ricominciò la litania con quella vocetta indisponente e lamentosa mentre si aggiustava i capelli, rinvigorendo i ricci e avvolgendoli attorno al dito indice ed al dito medio.

Maurizio la guardava e sentiva che l’amore che nutriva per lei veniva pian piano soppiantato da un devastante senso di insofferenza con punte di odio. La tirannia che la donna esercitava su di lui gli impediva di vivere la sua vita con serena autonomia, come sarebbe stato giusto che fosse.

Erminia aveva cucito per Maurizio il vestito di suo padre, e tale ruolo si aspettava che ricoprisse, limitandolo anche nella professione che, nonostante tutto, egli esercitava in modo eccellente. Il povero, ma pur sempre piacente ragazzo, non ne poteva proprio più. La donna interferiva continuamente nella sua vita affettiva e tendeva ad isolarlo progressivamente dagli amici e dai legami sentimentali.

Maurizio sentiva che il pomo di Adamo lo stava soffocando. Quel ruolo maschile che non gli competeva gli stava modificando l’indole. Sotto la compressione che si auto infliggeva non poteva tenere a lungo. Doveva trovare una soluzione. Se lo sentiva, che prima o poi sarebbe successo qualcosa di brutto. Si, se lo sentiva che prima o poi avrebbe mancato di rispetto a sua madre.

Maurizio sapeva di dover chiarire una volta per tutte, e senza possibilità di appello, la propria posizione all’interno della famiglia e le sue esigenze di essere umano.

Lasciò la donna in cucina appoggiata allo stipite e si ritirò in camera da letto. L’indomani uscì da casa che era ancora notte,  con sé aveva una borsa, la appoggiò in macchina e vi caricò anche la sottile, flessibile, leggera e già nota canna da pesca col paniere, lo sgabello e le esche. L’oscurità fece appena in tempo a nascondere il percorso della vettura.  L’alba accolse Maurizio dove aveva deciso di vivere.

Le ricerche effettuate dai sommozzatori e dalle forze dell’ordine restituirono solo il cesto con il pescato e le esche. La canna sottile, flessibile e leggera, fu ritrovata qualche centinaio di metri più a valle rispetto al luogo in cui vennero rinvenuti gli attrezzi usati dal ragazzo. Fu dato per defunto, più che per disperso.

Non essendosi mai più recuperato il corpo, si credette fosse stato divorato da un branco di quei prolifici e famelici pesci esotici che vengono portati in patria da viaggiatori incauti e che, successivamente, si preferisce riversare nei fiumi nostrani.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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