NERO, AVORIO E CARTAPESTA: UNA MODA EUROPEA DELL’OTTOCENTO

Che sia legno o  papier-mâché  il nero appare come il simbolo del lusso più eclatante e diventa un nuovo codice di riconoscimento sociale. Questo colore assoluto permette a ciascuno di accedere alla sua personale “immagine” del lusso.

di Giusy Baffi

Frutto dei revival storicisti dove vengono riportati in auge gli stili del passato, assistiamo, più o meno dalla seconda metà dell’800 e fino alla fine del secolo, a una moda che si diffonde in tutta Europa, in particolare in Italia, Francia e Inghilterra: quella dei mobili neri, che siano nel pregiato ebano o in legno ebanizzato, ovvero tinto di nero.

Sinonimo di eleganza, il nero è considerato il colore del lusso: abbinandolo all’avorio o alla madreperla per il suo effetto luminoso si creano arredi di successo a un prezzo abbordabile.

Coppia di librerie – Firenze 1850 circa

 

A Milano vi erano diverse botteghe di ebanisteria specializzate nella produzione di questo tipo di arredi, il cui comune denominatore è il colore nero, sia che si tratti di pero ebanizzato che del più prezioso ebano, nonché l’accuratezza degli intarsi: in avorio trattato a seghetto o a graffito, in osso ed a volte in pietre dure.

Anche la Toscana non fu refrattaria a questa moda: numerose furono le botteghe dalle quali uscivano arredi interamente neri sui quali spiccavano, come punti luce, ricercatissimi intarsi in avorio, osso, madreperla.

Data la pregevolezza  degli intarsi e spesso anche dei legni, queste botteghe costruivano mobili per committenze blasonate e  la loro produzione era destinata ad un pubblico colto, esigente e facoltoso.

In Francia, negli anni 1860-70, riscontriamo una sorta di bulimia degli ornamenti, un horror vacui intenso, che invade ogni superficie. Prende il sopravvento una moda quasi maniacale, esaltata dall’esibizionismo della nuova borghesia che vuole nobilitarsi, per i mobili neri.

Credenza laccata e dipinta – Parigi 1860 circa – Museo Arti Decorative, Parigi

Anche l’Inghilterra vittoriana non è da meno e arredi in ebano con intarsi in avorio vennero esposti con successo alle grandi Esposizioni Internazionali di Parigi del 1867 e del 1878.

Credenza vittoriana in ebano Londra 1860 circa

I MOBILI IN CARTAPESTA: i papier mâché 

A lato della nobile produzione di mobili lignei neri, esiste una produzione, meno numerosa, di mobili neri in cartapesta.

L’uso della cartapesta è antico quanto quello della carta. Trae le sue origini in Cina per l’esigenza di recuperare la carta, considerata anticamente un materiale pregiato: in una tomba cinese sono stati trovati  degli elmi da guerra in cartapesta laccata.

In Italia la cartapesta arrivò con i mercanti veneziani che importavano dall’Oriente piccoli mobili laccati, specchi e giocattoli, ma il più vasto uso di questa tecnica decorativa e costruttiva ebbe luogo nell’Inghilterra e nella Francia del XVIII secolo.

La tecnica è piuttosto semplice: vengono fatti macerare  in acqua diversi pezzi di carta, impastati poi con della colla, fatti essiccare e successivamente decorati.

Inizialmente fu la Francia (da qui il nome papier-mâché ) che per tutto l’800 sino agli inizi del ‘900 produsse oggetti dalle più svariate fogge ed utilizzi.

Ma è nell’Inghilterra vittoriana che assistiamo al trionfo del papier-mâché o cartapesta.

Già nel 1772 l’inglese Henry Clay produsse pannelli con un’anima metallica impermeabili e resistenti al calore, ma fu nel  1874 che Theodore Jennens brevettò un sistema per trattare al vapore e successivamente pressare una serie di fogli di cartone incollati a più strati e modellati in stampi di diverse forme: vassoi, schienali di sedie ed interi pannelli.

Per la costruzione degli arredi venivano predisposti degli scheletri in legno o in metallo a guisa di sostegno, rifinendo poi il tutto con papier-mâché  laccato in nero e poi dipinto a motivi floreali, decorato a foglia d’oro e spesso intarsiato con inclusioni di madreperla.

Sia in Francia che in Inghilterra vengono prodotti interi arredi in papier-mâché: tavoli e tavolini, sedie, mobili da toeletta, piccole credenze.

Toilette vittoriana in cartapesta – Inghilterra 1850 circa

 

Coppia di poltrone vittoriane in cartapesta attribuite a Jennens con incrostazioni in madreperla – Inghilterra 1850 circa

Il risultato è sorprendente: se non fosse per la loro estrema leggerezza è difficilissimo poterli distinguere da quelli in legno; inoltre il papier-mâché si prestava a diversi utilizzi, sostituendo il più costoso legno ed anticipando con la sua duttilità i prodotti industriali successivi come il compensato stampato ed i materiali sintetici.

Arredo in cartapesta dipinta – Inghilterra 1850 circa – Londra Victoria and Albert Museum

© Si precisa che, dove non specificato, le foto sono state prese, a titolo esplicativo,  da internet, cataloghi e lbri  e possono essere soggette a copyright.  L’uso delle immagini è  esclusivamente a scopo divulgativo. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

© Giusy Baffi 2009 – revisione 2019

 

Note biografiche sull’autrice:

Giusy Baffi si occupa di antiquariato con la qualifica di perito d’arte nell’ambito di arredi antichi, ha collaborato con diverse testate di settore scrivendo numerosi articoli inerenti l’antiquariato e con una sua rubrica mensile dal titolo “L’esperto risponde”. Il suo interesse è l’Arte a tutto tondo. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri.
La sua passione è la fotografia, ha vinto il concorso fotografico Unicredit/Corriere della Sera 2013, le sue foto sono state pubblicate su prestigiose riviste e quotidiani anche internazionali, sul libro “E poi la luce” edizioni Fioranna, su calendari animalistici e su alcuni siti professionali. Le sue foto sono state presentate ad una mostra personale e a diverse mostre fotografiche collettive nazionali, alla mostra itinerante “Come look my town” organizzata dal gruppo Archiminimal  che in 10 mesi ha toccato le più prestigiose piazze italiane, a mostre internazionali ad Amsterdam, Copenhagen, Berlino, Barcellona, Atene, Vienna, Belgrado, al MIA Photo Fair di Milano 2018 e al  MIA Photo Fair di MIlano 2019.

 

 

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