“NASCITA DI UNA NAZIONE. Tra Guttuso Fontana e Schifano”. Palazzo Strozzi, Firenze.

Si è inaugurata il 16 marzo scorso a Firenze, nella cornice rinascimentale di Palazzo Strozzi, la mostra “NASCITA DI UNA NAZIONE. TRA GUTTUSO FONTANA E SCHIFANO”. A cura di Luca Massimo Barbero, l’esposizione terminerà il prossimo 22 luglio 2018.

Locandina della mostra

di Daniela Luisa Bonalume

“Tra Guttuso…”, e nella prima sala questo si vede subito. Il riferimento storico è una battaglia garibaldina del 1860, “La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio”, dipinta nel 1955. Domina dall’alto nella sala che apre la mostra “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano” a Palazzo Strozzi. Lo spazio d’ingresso ospita quest’opera, tra le più significative del realismo artistico. Rappresenta un punto di partenza nel dibattito con l’arte astratta, che ha contaminato il nostro Paese durante la ripresa economica del secondo dopoguerra. Proprio ai lati della “Battaglia”, viene proiettato senza interruzione un filmato sul costume dei tempi, una puntuale panoramica a beneficio del visitatore, che può contestualizzare meglio la mostra.

Guttuso

Quello di Guttuso è l’unico lavoro esposto riconducibile al realismo artistico contemporaneo. Dopodiché inizia il gioco della scoperta dell’arte astratta, concettuale, povera, informale, che sembrava aver cancellato la nostra millenaria tradizione artistica.  “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso Fontana e Schifano“.: nella speranza di essere smentiti, si inizia fiduciosi un percorso di divertimento. Chi fa cosa e perché lo fa? Quali attinenze hanno i tagli di Lucio Fontana con la nostra ripresa industriale? Barbero ce lo rappresenta benissimo sia attraverso i pannelli esplicativi appesi alla parete di ciascuna sala, sia attraverso l’ascolto dell’audioguida, disponibile anche per i più piccoli, che ho visto divertirsi molto.

Nella sala appresso alla “Battaglia” sono visibili le bandiere che Giulio Turcato dipinse già nel 1946 in “Comizio” (quello esposto è del 1950) e che piacque pochissimo, per non dire per nulla, a Palmiro Togliatti. L’opera originaria, che presenta una serie di triangoli rossi acutissimi e brevi linee oblique parallele e puntinate, fu esposta a Bologna nel 1948 insieme ad altre tele e sculture di artisti che muovevano i loro passi oltre la cortina dell’espressione realistica o accademica. Tra l’altro, erano quasi tutti militanti nel Partito Comunista Italiano. Però a Togliatti piaceva Guttuso. E da quel quadro di Guttuso, esposto alla Biennale di Venezia nel 1962, il curatore Luca Massimo Barbero, credo abbia deciso di partire per proporre un percorso illuminante sulla storia dell’arte nostrana, dal dopoguerra al 1968 circa, in relazione soprattutto al contesto economico sociale ed al nostro costume.  E proprio sull’opera di Turcato cade la scelta iconografica per rappresentare “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano” perché scatenò il dibattito ideologico tra realismo narrativo e sintesi astratta.

Mimmo Rotella. Particolare de “L’ultimo re dei re”
Enrico Baj. Il Generale

Attraverso la porta che conduce alla seconda sala si possono intravedere due opere, una di Enrico Baj e l’altra di Mimmo Rotella. Tanto basta per mettere le cose in chiaro. Quanto è esposto, nasceva nel clima dissacrante e contestativo alimentato dal Piano Marshall, che presagiva ad una sudditanza politica nei confronti degli Stati Uniti. Anche se nel titolo della mostra “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano” i due artisti non vengono citati, trovano la perfetta collocazione con “Il Generale incitante alla battaglia” di Baj, realizzato a colpi di passamaneria e fiocchetti, e con “L’ultimo re dei re” di Rotella, performance raggiunta a suon di strappi. E qui non si capisce perché Togliatti non gradisse. Forse che la propaganda politica debba essere realistica a tutti i costi?

Alberto Burri. Legno, nero e rosso

Le stanze non sono molte, ma diventano ampie, e le opere sono davvero ben esposte. E’ sicuramente una delle mostre meglio allestite tra quelle che ho visto. Il curatore de “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso Fontana e Schifano” si è preoccupato di rendere il tutto molto comprensibile anche ad un pubblico meno appassionato grazie all’esaustività dell’audioguida. La quale, comunque, si pregia di togliere tutte le curiosità sui pezzi esposti.

Lungo il percorso della mostra “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso Fontana e Schifano“, viene chiaramente illustrato lo spirito di coloro che tendevano a manifestare il loro pensiero politico. Per esempio il già citato Turcato in compagnia di Baj, Schifano, Rotella. Il disagio postbellico di Burri, che trova espressione attraverso la tela di sacco bruciata, viene accompagnato all’informalità di Emilio Vedova con “Scontro di Situazioni ’59-II-1”, che più informale di così si muore.

Lucio Fontana

In “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso Fontana e Schifano”, trova anche ampio rilievo la ricerca spaziale di Lucio Fontana, aliena da qualsiasi ingabbiamento socio-politico, qui presente con “Concetto spaziale New York 10″: una lastra di rame con lacerazioni e graffiti.

Molte opere provengono dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, privata, ma solo per il tempo necessario alla mostra, anche del popolarissimo barattolo contenente “Merda d’Artista” di Pietro Manzoni, che si fa giustamente largo nella “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano”.  Barattolo accompagnato alle rosette ricoperte con calcestruzzo, sempre dello stesso Manzoni.

 Le rosette introducono la libertà e la leggerezza della monocromia in una sala ad essa dedicata. Il Bianco! Tutto bianco con qualche piega, e ripiega, e bozzo. Dovrebbe essere tutto così ridicolo ed incomprensibile? Oltraggioso e solo scarabocchi, come venivano brutalmente definiti? Agostino Bonalumi è presente con una teoria di concavi e convessi formati da una suggestiva tela bianca, che sembra quasi un altorilievo. Sarà, ma io ci ho ritrovato il Borromini di Sant’Ivo alla Sapienza.

 

Angeli, Stelle

Quindi proprio qui viene ignorato tutto ciò che è stata la negazione della storia nazionale, sia sociale che artistica. Schifano esplicita il suo “NO” alla colonizzazione dell’Italia da parte degli Stati Uniti insieme a Franco Angeli. Ribadiscono che non siamo un Paese senza passato e senza cultura. Bandiere rosse che sventolano ed aquile che volano dialogano con la sintesi delle figure di Krusciov e di Kennedy o con le sculture di Ceroli. “Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano”, proponendo molte altre opere scaturite dalle contraddizioni di questa articolata Nazione per il periodo preso in esame, ci rivela quale fosse il fermento culturale. Fornisce una chiave di lettura di quasi tutto ciò che ci sembrava criptico. Opere che parlano di guerre, nel Vietnam in particolare, e del desiderio di tenere riservata la propria anima fornendo agli altri una visione specchiata del mondo circostante (Giuseppe Penone: Rovesciare i propri occhi). Dulcis in fundo la stanza dedicata ad Alberto Biasi ed alle sue fluorescenze irradiate con la luce di Wood, dove ognuno di noi può essere la propria opera d’arte per qualche istante.

Alberto Biasi, Fluorescenze irradiate con luce di Wood

 


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

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