Minimalismo: dall’Arte Figurativa alla Fotografia

Il minimalismo in fotografia basa su una concatenazione di regole da dispiegare in termini di correttezza compositiva, bilanciamento dei pesi visivi, giustapposizioni cromatiche. Il punto di Franco Sondrio.

di Franco Sondrio

Frank Stella. Harran II, 1967

L’arte figurativa degli anni Sessanta rappresenta una tappa significativa dell’identità culturale americana in relazione all’arte europea. Con il successo della Pop Art (1962-1963) New York celebra il suo primato mondiale come città dell’arte contemporanea, fino a quel momento appartenuto a Parigi. La Grande Mela, con le sue Gallerie, diviene teatro di innumerevoli mostre collettive che legittimano gli artisti, ma soprattutto le tendenze che via via hanno delineato i punti salienti dell’arte americana del periodo.

Robert Ryman – 1968, Classico IV.

Il nuovo clima artistico vede il simultaneo sviluppo di tendenze come la Colorfield Painting (pittura a campi di colore, che esclude qualsiasi interesse per il valore del segno, della forma o della materia), la Hard Edge Abstraction (pittura caratterizzata da bruschi e netti contrasti tra diversi campi di colore, secondo precisi schemi geometrici) e soprattuto il Minimalismo, quella tendenza avviata da Donald Judd, Robert Morris, Sol Lewitt – nel campo della scultura – e da Frank Stella, Robert Ryman e tanti altri in campo pittorico. Questi artisti rifiutano gli eccessi dell’espressionismo astratto del decennio precedente e puntano la loro attenzione a favore di un’arte, tra l’oggettuale e il formalista, che prende spunto dalla lezione razionalista europea di Mies van der Rohe, per poi esprimersi secondo modalità e linee di ricerca concettuali assolutamente innovative.

Le prime mostre newyorkesi ospitano soprattutto installazioni di sculture scelte per la loro “insignificanza espressiva”, per approdare al “grado zero” del significato formale, operazione questa che lascia spazio alla sola comprensione e valorizzazione dell’opera concettuale svolta.
Le sculture minimaliste si distinguono per l’immediata riconoscibilità delle forme geometriche elementari, per la loro serialità, modularità e per la scelta dei materiali legati alla moderna produzione industriale (lastre di vetro, legno, metallo e poi ancora travi, tubi fluorescenti…).

Donald Judd. Untitled, 1977

Di fondamentale importanza, nella fruizione di queste opere, è lo stretto legame relazionale con lo spazio che le ospita. Gli artisti creano i loro oggetti immaginando lo spazio espositivo come componente fondamentale dell’opera d’arte; si punta, quindi, l’attenzione su una sorta di ambientazione teatrale che ha il solo scopo di far emergere le qualità primarie dell’oggetto d’arte.

In campo pittorico il minimalismo rimane spesso nei confini del supporto, anche se non mancano esempi di interazione tra pittura e ambiente.
Frank Stella, considerato l’ispiratore della Minimal Art, ebbe una rilevante importanza per lo sviluppo del Minimalismo in pittura. I suoi Black Paintings (Strisce nere parallele divise da sottili linee bianche), segnano il superamento dell’espressionismo astratto di Pollock, nel quale egli stesso si era formato.

Frank Stella. Black Paintings
1959

Stella, per i suoi quadri, rinuncia alla cornice, quale inutile orpello, ed elabora un tipo di pittura impersonale e oggettuale, tanto da far sembrare assente la mano dell’autore. In Harran II (del 1967), l’artista si affida ad una schematicità rigorosa della composizione e decide di approdare ad una stesura del colore assolutamente compatta, rinunciando al gesto espressivo in favore di un’azione del tutto mentale.

L’architettura, in questo contesto, rappresenta un capitolo a parte che certamente anticipa, con van der Rhoe, la Minimal Art.

Mies van der Rhoe. Padiglione di Barcelona. 1929

L’architetto europeo, insieme a Le Corbusier, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto – viene ricordato come maestro del Movimento Moderno. Famoso per uno dei suoi motti: “less is more”, cerca di creare spazi contemplativi, neutrali, attraverso un’architettura basata su un’onestà materiale ed integrità strutturale, con uno studio esemplare del particolare architettonico.

Mies dan der Rhoe. Padiglione di Barcelona. 1929

Il Minimalismo in fotografia trova i suoi sviluppi in tempi recenti abbracciando il passaggio epocale dall’analogico al digitale per sfociare nell’era della globalizzazione, caratterizzata dall’incessante consumo e continua ricerca di nuove immagini. La Minimal Art Photography, se da un lato fa propri gli sviluppi dell’Arte Figurativa americana ed europea degli anni ’60, dall’altro si rapporta formalmente alle peculiarità espressive della fotografia, volte a riprodurre brani della realtà visibile entro i limiti di un frame bidimensionale, lasciando, tuttavia, intuire le capacità spaziali, la trama delle geometrie modulari e la ripetizione seriale degli elementi compositivi eventualmente compresi nella cattura.

A differenza di ciò che avveniva per scultura e architettura, la fotografia – al pari della pittura –  fa necessariamente a meno dell’aspetto strettamente legato alla materialità e fisicità dell’opera e punta tutto su una concatenazione di regole da dispiegare in termini di correttezza compositiva, bilanciamento dei pesi visivi, giustapposizioni cromatiche.

Franco Fontana. Basilicata. 1995

La relazione tra le regole ha come obiettivo primario l’esaltazione dell’elemento minimo (o dell’elemento seriale) e presta massima attenzione alla semplificazione dell’intera composizione, spesso espressa in chiave grafica.

Tra i più apprezzati maestri della fotografia internazionale spicca il nome di Franco Fontana. L’arte del poco lo ha reso famoso in tutto il mondo. Attraverso l’uso di obiettivi di lunga focale ha sapientemente eliminato la terza dimensione (profondità), quasi a voler piegare i suoi paesaggi e i suoi ritratti urbani all’istanza di una rappresentazione piana, che meglio si addice al processo di riduzione minimale, affidando alla brillantezza dei campi di colore contrapposti la perfetta riuscita e il successo delle sue opere.

Franco Fontana. Venice. 1990

Razionalizzare, semplificare, ridurre, astrarre …. sono solo alcune delle parole chiave che occupano un posto speciale nel vocabolario del fotografo minimalista. Nulla è lasciato al caso; ogni scatto è preceduto da una sorta di “preview concettuale” che si traduce poi in termini di limpidezza di linguaggio e valorizzazione di “quel poco” spesso sfuggente ad un occhio distratto.


Bibliografia: Francesco Poli, Minimalismo, Arte Povera, Arte Concettuale. Editore La Terza

Note biografiche sull’autore

Franco Sondrio nasce a Messina nel 1963 dove attualmente vive svolgendo la sua attività lavorativa a Catania. Compie gli studi superiori nella città dello Stretto, per poi laurearsi in Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Successivamente, consegue il titolo di Dottore di Ricerca presso la Facoltà d’Ingegneria dell’Università di Messina sviluppando una tesi su “La rappresentazione del paesaggio nelle opere di Antonello da Messina”. Ha svolto attività didattica presso la Facoltà di Architettura di R.C. ed è stato correlatore di numerose tesi di laurea negli ambiti del Restauro e della Storia dell’Architettura. É autore di saggi e articoli su libri e riviste scientifiche e, a tutt’oggi continua la sua attività di ricerca, con particolare riferimenti al corpus pittorico antonelliano, agli apparati prospettici quattrocenteschi, agli sviluppi artistici e architettonici di Messina a partire dall’epoca rinascimentale.

La tua opinione ci interessa. Facci sapere cosa ne pensi. Grazie!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: