Dal MIA Photo Fair, Spiritus, un progetto fotografico di Marco Beretta

La VII edizione di MIA Photo Fair, l’atteso appuntamento milanese dedicato alla fotografia si è concluso lo scorso 13 Marzo con un significativo successo di pubblico e vendite. L’ampio programma espositivo ha riservato tante novità. ArteVitae ne parla avvalendosi della collaborazione di un’inviata davvero speciale.

di Giusy Baffi

L’inaugurazione del MIA Photo Fair di Milano, è stata senza dubbio una serata esclusiva che ha avuto un incredibile successo. E’ stata caratterizzata da una grande affluenza di pubblico selezionato, al punto che perfino il sindaco di Milano, Beppe Sala, si confondeva tra gli invitati. Di grande entità sono state le vendite, quasi tutte perfezionate già durante l’inaugurazione.

Un’occhiata veloce ai vari stands e la decisione di ritornarci con più calma. Ci ritorno il giorno dopo, all’apertura, poca gente ancora, il tempo per vedere, scoprire, parlare con gli autori e con i galleristi. Vengo attratta da foto in grande formato quadrato, un formato che personalmente amo moltissimo, il bianco e nero è morbido, dal sapore antico, come se fossero foto scattate anni fa, in effetti sono tutte stampate ai sali d’argento con viraggio al selenio.

I soggetti sono dei monaci buddisti, e già qui la mia curiosità aumenta, normalmente i monaci sono fotografati a colori proprio per il tono ocra e arancione delle loro tonache, in questi scatti il colore è totalmente assente, i monaci sono spesso ritratti in movimento, lasciando ferma la messa a fuoco solo su un dettaglio del corpo, una mano, un gomito, un piede. Tutto il resto è evanescente, le kesa, il nome giapponese della loro tonaca, svolazzanti in un’intima danza.

L’occhio di chi guarda non viene così distratto da dettagli superflui, ma entra immediatamente nell’essenza stessa dell’immagine. Ed è così che conosco l’autore di questi scatti meravigliosi. Vado a trovarlo nella sua “Stamberga” il locale dove lui espone i suoi lavori e non solo. Si tratta di uno spazio contenitore dove trovano la loro giusta collocazione libri e riviste inerenti alla fotografia ed al design provenienti da ogni parte del mondo, i gioielli artigianali firmati da Anthozoa Jewels, uno spazio che ospiterà il prossimo Fuorisalone, eventi di arte e design distribuiti in diverse zone di Milano che avvengono in corrispondenza del Salone Internazionale del Mobile.

Il nome Stamberga è stato scelto nella sua più pura accezione: nel 300 a.c. il fondatore di Milano, la Mediolanum di allora, il principe dei Galli Insubri Belloveso, utilizzava il termine “stamberga” per definire un luogo chiuso ed al riparo dove riposarsi e decidere le azioni con i suoi più fidati soldati, un significato, quindi, positivo.

Incontro così il titolare di Stamberga nonché l’autore delle foto, una persona disponibile ed eclettica: Marco Beretta, ex manager di grosse imprese, che per il suo lavoro ha girato il mondo.

Mi racconta dei suoi scatti, rigorosamente analogici, realizzati con una vecchia Hasselblad, utilizzando pellicole a bassissimi asa. Mi spiega, con una semplicità disarmante, che da 20 anni si reca nei vari monasteri buddisti dell’Asia, aiutando i monaci in tutte le maniere possibili, dall’acquisto di acqua alla riparazione delle loro strutture. Vive con loro, mangia con loro, respira con loro; lo scatto arriva dopo, dopo che è entrato e si è immerso completamente nell’atmosfera del luogo. Alla fine i monaci, si abituano alla sua discreta presenza e lui inizia a scattare. Realizza al massimo un paio di scatti per scena e da qui il suo progetto Spiritus prende forma.

Per poter meglio capire ed approfondire il suo lavoro, devo però citare queste parole, il cui copyright è di Stamberga: “Marco Beretta fotografa monaci buddisti da oltre 20 anni. Scatta nel silenzio di monasteri spesso irraggiungibili, con una vecchia Hasselblad analogica. Le pellicole sono negative a bassa sensibilità, il diaframma è chiuso a catturare un punto di fuoco, l’esposizione lunga a raccogliere lo scorrere del tempo. Le immagini che ne escono non sono quasi mai statiche: il movimento è parte stessa del significato. Ogni foto è infatti sbilanciamento, metamorfosi. L’intento affatto narrativo, contemplativo piuttosto. Lontano da ogni logica di reportage, gli scatti non raccontano ma osservano e fissano il fluire delle forme catturando oltre la soglia del razionale.

Osservatore paziente, lascia che attraverso il suo occhio la pellicola si impressioni. Impressionare è il verbo adatto per definire la sensazione di una realtà impressionante. Nelle immagini di Marco risuona un silenzio musicale. Il tentativo è quello di trasferire il magnetismo di ogni gesto, degli sguardi, di ogni singola azione quotidiana. Guardi la foto e questa energia ti cattura, ti fa entrare, al di là della soglia razionale. I monaci meditano e tu mediti. Loro camminano e tu cammini. In ogni scatto c’è la potenza della preghiera, della meditazione e i rituali del quotidiano. Ora gioia, ora sgomento: i monaci appaiono trasfigurazioni di sé. Ciò che ne esce portentoso è lo spirito che anima e trasfigura.”

Marco Beretta sarà presente, con una serie di foto ancora più ampia, nella prossima edizione del Photofestival che si terrà a Milano dal 20 aprile al 20 giugno.

 

Note biografiche dell’autore.

 

          Marco Beretta

Scatta la prima fotografia a 15 anni e scopre giovanissimo i segreti della camera oscura lavorando a fianco di un fotografo professionista. Osservatore attento di uomini e luoghi, viaggia solitario in Asia da oltre 20 anni con la sua inseparabile Hasselblad. Da free-lance a professionista, si dedica da tempo a un personale progetto fine-art, la ricerca di una fotografia silenziosa.

Oggetto delle immagini sono i monaci buddisti, i loro simboli, i luoghi sacri e i momenti di preghiera. Un disegno che l’ha portato a muoversi senza pause attraverso Tibet, India, Birmania, Mongolia, Laos, Cina e altri Paesi ancora, raccogliendo testimonianze di un Oriente lontano, che ne hanno ispirato la mano e modellato la sensibilità. Il suo ultimo lavoro “Spiritus” è stato esposto in Cina, Birmania e India. Vivere sempre in viaggio per il mondo risponde alla sua idea di libertà e di conoscenza ed è scrutando l’Oriente dall’alto di un aereo o avvolto nel silenzio di un monastero inaccessibile che le sue idee prendono forma. Rappresentato da Stamberga Art Photography in Italia vive e lavora a Milano.

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