Memorie dal sottosuolo, cronache dalla pandemia.

Memorie dal sottosuolo, cronache dalla pandemia è l’evento curato da Nanni Spano, Presidente del Daydreaming Project, che avrà luogo a Trieste all’interno di ESOF  dall’1 al 6 settembre. Si tratta di una raccolta di opere di oltre 80 artisti provenienti da diverse parti del mondo, che hanno prodotto i loro lavori durante e subito dopo il lockdown cimentandosi nelle più svariate discipline quali fotografia, pittura, disegno, video, e varie installazioni saranno in mostra dal 31 agosto al 21 settembre nella città di Trieste.

di Luigi Coluccia

Quando ci costringono a stare fisicamente fermi in un luogo è la mente che comincia a viaggiare. Il periodo che ci siamo appena lasciati alle spalle ha fatto sì che tutti noi fossimo costretti a sospendere le nostre vite e a fare nostri termini per noi nuovi, oggi tristemente noti come: pandemia, Covid 19 e “distanza sociale”. Quest’ultimo fra i tanti è sicuramente quello più inquietante. La distanza non è solo fisica quindi, ma sociale. Ciò ha implicato una rivalutazione delle relazioni umane per come fino a quel momento le avevamo concepite.

Dice Spano curatore della mostra e Presidente del Daydreaming Project: “questa particolare e inaspettata nuova condizione dell’uomo, ha spinto a una profonda riflessione che ha abbracciato tutti i campi e nello specifico per noi, sullo stato dell’arte. Dietro una sigla o una associazione, come per noi del Daydreaming Project e CUT, ci sono persone che hanno fatto dell’arte uno strumento di comunicazione, di socialità, di scambio di esperienze, di condivisione di idee, una esigenza che ogni artista sente sua, che gli occorre come fosse un bene primario.

La mostra sarà una vera e propria “chiamata alle arti”, continua Spano, in cui gli artisti esprimeranno ognuno con i propri talenti, che spaziano dalla pittura al disegno, dalla fotografia alla grafica e alla scultura, quello che per loro ha rappresentato questo blocco forzato, ben consci che nulla poteva arrestare la loro parte creativa.

La mostra sarà esposta alla sala Greco Ortodossa e al Bar Libreria Knulp di Trieste e sarà composta dalle opere di oltre 80 artisti provenienti sia dalla scena triestina che da tutto il territorio nazionale e internazionale. 

Le mostre, come detto,  inquadreranno  vari settori di diverse discipline artistiche. Spazieranno dalla pittura al disegno  di artisti della regione che collaborano con l’associazione da diverso tempo, un nutrito gruppo di illustratori che appartengono al mondo della graphic novel e della street art, una accurata selezione di street photographers proveniente da ogni parte del globo a cura di Roberta Pastore, che gestisce da oltre 10 anni  il progetto “ Street photography in the world”con 195.000 fotografi iscritti, un progetto video che vede  coinvolti gli alunni dell’istituto comprensivo  Max Fabiani di Trieste, a cura di Antonio Freni, insegnante e artista,  e la selezione di un gruppo di artisti a cura di Giada Caliendo e Massimo Premuda. Partecipa anche l’Associazione ALT (associazione cittadini e familiari per la prevenzione e il contrasto alla dipendenza) presentando due numeri del suo free press VOLERE VOLARE prodotti durante il Lockdown.

Durante la prima settimana espositiva si terranno due performance legate a pitture, suoni e danza presso la Sala Xenia, Riva III Novembre, 9, Trieste. Il 3 settembre alle ore 19, Rouge Maudit  e Zoe Pernici Fili che ci uniscono e che ci tolgono il fiato” e il 5 Settembre alle ore 19, “Lontano” Tribal Urban Shaani abient Opera. 

Partecipa all’evento anche il noto gruppo fotografico di respiro internazionale ideato da Roberta Pastore “Street Photography in the World”. Vi partecipa esponendo le fotografie di dieci Street Photographer sapientemente selezionati da Roberta, che a proposito di questa opportunità dichiara: I fotografi di strada hanno questa capacità di osservare nella realtà quotidiana le situazioni insolite e di catturare il momento decisivo, in cui l’uomo è il protagonista inconsapevole di eventi a volte drammatici. Per più di due mesi hanno dovuto reinventare un genere nuovo, forse mai sperimentato; scattare tra le mura domestiche cercando di evitare qualsiasi contatto con l’esterno o scattare nei rari momenti in cui si poteva uscire per necessità. Qualcuno ha messo da parte la macchina fotografica, ma altri hanno trovato nuovi stimoli confrontandosi con questo nemico invisibile: il Covid 19. 

Questa che io stessa presento – continua Roberta – è una selezione di 10 autori frutto di una ricerca accurata, i quali hanno portato avanti progetti fotografici durante la fase di lock down causata dal Covid 19. Attraverso i loro occhi, le loro sensazioni e le loro emozioni hanno raccontato in modo diverso la fase di isolamento e quella del distanziamento sociale, lasciando una testimonianza importante di questo particolare e inaspettato momento storico. Dalla fotografia intimista raccolta fra le mura delle loro abitazioni durante la cosiddetta “fase uno”, alla fotografia di strada che testimonia il contenimento dell’emergenza Covid 19 durante la “fase due.

Concludiamo con due profondi ed interessanti pensieri degli altri due protagonisti dell’evento:

Giada Caliendo: “MEMORIE DAL SOTTOSUOLO – cronache dalla pandemia” documenta il lavoro di chi ha voluto raccontare, con differenti linguaggi, la propria riconosciuta inadeguatezza ad una emergenza mondiale. Cosa era davvero necessario? Creare, per respirare ancora, camminare, per entrare dentro sé stessi e conoscere percorsi mai esplorati, tenersi con tutto ciò che ne derivava. Guardarsi per non riconoscersi e continuare a cercarsi. Gli artisti si sono immersi in quel silenzio che non narrava calma ma vuoto ed hanno tenuto gli occhi bene aperti. La morte aleggiava ma la vita premeva. L’arte salverà il mondo? In un sottosuolo di esistenza umana si è operata una scelta. L’azione negata al corpo si è demandata al cuore e questo ha vagato senza paura di giudizio perché non esisteva il domani. La riorganizzazione del tempo si è dilatata a favore di chi ha saputo farne tesoro. L’arte salverà il mondo? Mi piace pensare che l’abbia già fatto.

Andrea Freni: ho deciso che niente deve essere una vera limitazione e varco la soglia  della DAD (didattica a distanza), per  andare oltre le difficoltà del momento. La soglia si può varcare con delle azioni ripetibili che mettono a nudo il di-segno delle proprie scelte. La DAD diventa il punto di contatto con gli studenti e le loro famiglie; le cose avvengono in un reale fittizio, mantenendo il contatto tra un dentro e un fuori, ridefinendo i contorni spaziali e sociali, progettando nuovi campi d’azione della propria vita di fronte a un limite imposto. Con la DAD gli studenti e le famiglie mi hanno aperto le porte di casa loro, mostrandomi la quotidianità e la loro natura “umana”. E’ arrivata una pandemia che ci ha fatto rispettare le normative e riporre la nostra fiducia nelle istituzioni. Ho pensato con gli studenti prossimi agli esami di maturità, di costruire ponti di speranza, di unione e forza; l’intento era quello di portare un messaggio comunque positivo, indipendentemente da tutto.

Alcune delle opere in mostra

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