Matteo D’Agostino, un tocaor di grande talento

ArteVitae vi propone oggi un approfondimento sulla storia ed il lavoro di Matteo D’Agostino, un musicista appassionato ed appassionante che impreziosisce con il suono della sua chitarra una danza davvero suggestiva, il Flamenco.

di Luigi Coluccia

Oggi chi capisce davvero il Flamenco è colui che ha un cuore grande. –  Antonio Canales, ballerino e coreografo.

Portare nel cuore questa musica suadente, coinvolgendo attraverso le proprie emozioni trasformate in musica, la sensibilità di chi l’ascolta, è una capacità davvero straordinaria che Matteo D’Agostino realizza con la semplicità di cui solo i grandi talenti sono dotati. Già, proprio con quella semplicità, che è caratteristica tipica delle persone che posseggono un’anima profonda e vera.

Matteo D’Agostino studia jazz negli anni novanta e solo nel decennio successivo si avvicina al Flamenco, che studia con il maestro Manuel Santiago. Comincia così la sua attività musicale in ambito teatrale, come compositore e interprete delle musiche per gli spettacoli di Ascanio Celestini. E’ autore infatti delle musiche di moltissimi suo spettacoli teatrali di successo. Compone ed esegue inoltre, le musiche per alcuni documentari prodotti dalla Fandango. Nel 2010 firma le musiche di La Pecora Nera, il film d’esordio di Ascanio Celestini, in concorso alla 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ha collaborato tra gli altri con: Sabina Guzzanti, Paola Cortellesi, Frankie Hi Nrg, Vincenzo Cerami, Moni Ovadia.

Il flamenco è forse il simbolo più noto e più popolare del folclore spagnolo, più precisamente dell’Andalusia, regione della Spagna meridionale. Nel tempo, grazie al calore, alla passione ed al ritmo suadente, questa fascinosa danza ha superato ampiamente i limiti del ballo, influenzando anche il cinema, la pittura ed anche la letteratura. La bellezza, il fascino, il valore artistico e la difficoltà del flamenco hanno fatto sì che, come poche altre forme di folclore, si sia diffuso lontano dalla frontiera del paese di origine. In tutto il mondo esistono infatti le scuole di flamenco e la Spagna meridionale viene letteralmente presa d’assalto da chi, proveniente da tutto il mondo, vuole impararne la tecnica di ballo. I teorici della musica inoltre, esaminano le sue euritmie e i ritmi sofisticati, i letterati studiano poi la poesia contenuta nei testi delle canzoni che l’accompagnano.

Possiamo immaginare il Flamenco come un bouquet composto da tre fragranze principali: il ballo, baile; il canto, cante; la chitarra “toquè”. Quest’ultima, serviva sempre e soprattutto come uno strumento di accompagnamento al cante e al baile. E’ diventata strumento solista solo negli ultimi decenni insieme allo sviluppo, senza precedenti nella storia, della tecnica relativa al suono e allo sviluppo del flamenco dal punto di vista armonico e ritmico. Matteo, suona appunto la chitarra.

AVB: Matteo, per cominciare, qual’è la differenza tra una chitarra classica ed una utilizzata per suonare il Flamenco?

MDA: La differenza è nei materiali e nella costruzione. Per la chitarra flamenca tradizionale si usa il cipresso che è un legno facilmente reperibile in Andalusía. Questo legno conferisce alla chitarra un suono più penetrante, con delle frequenze che gli permettono di uscire in maniera chiara in un ensemble in cui sono presenti palmas, accompagnamento col battito di mani, cajon e danza. La caratteristica costruttiva principale è il ridotto spessore del piano armonico, che permette alla chitarra di avere un attacco più pronunciato e rapido, in definitiva queste caratteristiche rendono la chitarra più ritmica e “vivace” di una chitarra classica.

AVB: Matteo, grazie di averci concesso l’opportunità di capire a fondo il valore della tua arte. Di accompagnarci in questo affascinante viaggio alla scoperta di una musica davvero molto intrigante e sensuale. Come nasce questa tua grande passione per la chitarra e per la chitarra nel Flamenco.

MDA: La passione per la chitarra nasce nel 1990 a 16 anni. Stavo vedendo la televisione e c’era un programma che rendeva omaggio a Jimi Hendrix, nel ventennale della sua scomparsa, trasmettendo il concerto di Woodstock. Sono rimasto ammaliato dalla maniera in cui Hendrix suonava l’inno americano, dai suoni sinuosi e aspri che tirava fuori da quella piccola chitarra. E’ stato subito amore e ho deciso di spendere tutti i miei risparmi per comprare una chitarra elettrica. Da li ho capito che quello che non potevo esprimere a parole lo potevo esprimere con la musica, mi si è svelato un mondo!

Il flamenco l’ho conosciuto per caso. Una sera mi sono fermato in un locale e c’era un concerto di flamenco di colui che poi sarebbe diventato il mio maestro, Manuel Santiago. Anche lì sono rimasto folgorato! – Manuel Santiago, oltre ad essere stato il principale chitarrista e direttore della compagnia Flamenco Andaluz è stato per molti anni il chitarrista di Antonio Canales, un bailaor famosissimo. E’ nato a Malaga da una famiglia di artisti gitani, e si è esibito in tutto il mondo. – Da quel momento ho fatto di tutto per capire questo mondo musicale e culturale, molto complesso e diverso dal nostro. Ho passato lunghi periodi in Spagna, sono andato lì dove la cultura del flamenco è viva per poter assorbire le sfumature e la profondità di quest’arte.

AVB: Quali sono le difficoltà che si incontrano sulla strada del successo e cosa ti sentiresti di consigliare a chi volesse intraprendere la strada che tu hai già egregiamente percorso?

MDA: Consiglierei sicuramente di ascoltarsi, per capire cosa ci emoziona veramente. Focalizzarsi su ciò che ci emoziona, ci pone nella condizione ideale per superare i nostri limiti e per continuare ad andare avanti anche nelle avversità. Nel percorso artistico, ci possono essere molti momenti di sconforto, in cui abbiamo come la sensazione di non riuscire ad andare avanti, in quei momenti dobbiamo fermarci e rientrare in contatto con le nostre emozioni per poi rilanciarci con rinnovata energia, dopo aver riorganizzato le idee. Inoltre, consiglierei di darsi dei piccoli obiettivi tangibili, delle scadenze con cui confrontarsi, per rendere il proprio lavoro “pratico” e condivisibile.

AVB: Raccontaci come nasce la tua musica, quali alchimie e quali atmosfere sono necessarie perché questa gestazione sia la più proficua possibile. Dove componi, quando e cosa foraggia la tua vena artistica?

MDA: Alla base della mia composizione c’è sempre un idea, un nucleo centrale, intorno a cui si sviluppa la il brano, una volta che ho chiara questa idea, il brano esce fuori da solo, come se esistesse già. A volte mi sembra di essere soltanto un tramite, attraverso cui la musica si può esprimere. Penso che in una certa misura, sia così per tutti quelli che compongono.

Sicuramente mi sento più fecondo di idee quando sono in contatto con altri artisti, mi sento nutrito dall’emozione che crea la relazione. Un altro elemento, forse il più importante, che facilita il processo creativo è il rilassamento. Ho notato che più sono rilassato e più le idee escono fuori fresche e fluenti. Ultimamente ricerco proprio il rilassamento e il silenzio interiore, attraverso l’uso di alcuni esercizi di rilassamento e pratiche meditative, devo dire che funziona!

AVB: Sei davvero un talento, ho avuto modo di ascoltare la tua musica diverse volte grazie a delle amicizie comuni, devo dire che spesso e volentieri il soave e coinvolgente suono della tua chitarra toglie la scena alle meravigliose ballerine e ai melodiosi cantanti, diventando il vero punto d’attrazione del palcoscenico. Cosa si prova nell’essere in scena, cosa si prova nel suonare dovendo determinare con la propria musica le movenze degli artisti protagonisti dello spettacolo?

MDA: Oddio, in realtà non dovrei togliere la scena agli altri, ma coadiuvarli, sostenerli,forse sto sbagliando qualcosa!! A parte gli scherzi, ti ringrazio per i complimenti, sono sempre un bel riscontro per capire se si è nella direzione giusta. La sensazione principale che provo è quella di responsabilità, sono responsabile di essere attento e sensibile a quello che mi succede intorno, per poter interagire e sostenere gli artisti con cui collaboro.

Un’altra sensazione che provo sul palcoscenico è quella di gratitudine, soprattutto quando suono i miei brani da solista, sono grato di avere questa opportunità di condividere con gli altri le mie emozioni. Penso che gli artisti debbano regalare al mondo una visione e una possibilità, quella di essere immersi nella bellezza e nell’armonia, è una grande responsabilità e sono grato della parte che mi spetta nel comunicare questa visione.

AVB: A proposito di gratitudine e di talento, vorrei raccontassi l’incredibile storia e le forti emozioni che sono di fatto racchiuse in questo scatto di Rosalia Filippetti. L’intensità di un emozione infatti, non può che rimanere indelebile nei nostri ricordi.

MDA: Si, era il settembre dello scorso anno. Ricevo una chiamata da un amico flautista che vive a Sevilla, il quale mi propone di suonare con Farru che doveva esibirsi ad Ancona. I suoi musicisti infatti avevano avuto un imprevisto e non sarebbero arrivati in tempo per lo spettacolo. Mi sono letteralmente tremate le gambe, perchè Farru, è quello che io considero “IL BAILAOR” flamenco, esponente della più importante dinastia di ballerini flamenco, nonchè membro dell’ultimo gruppo del mio idolo Paco De Lucia. Di li a poco mi chiamò anche lo stesso Farru in persona, giuro che ho dovuto fare più di un respiro profondo per dirgli di si! Sono arrivato ad Ancona appena in tempo per fare un minimo di soundcheck e salire sul palco, senza aver fatto neanche una prova con il gruppo. E’ stata una serata emozionante, condividere il palco con degli artisti di siffatta levatura è stato per me l’avverarsi di un sogno. Alla fine dello spettacolo Farru mi ha ringraziato più volte sia sul palco che fuori, abbiamo poi cenato insieme, ed ho avuto l’occasione di ascoltare tanti aneddoti sulle tourneé fatte con Paco De Lucia. Sono stato molto fortunato!

Con Farru, Antonio Villar e Paco Vega – Foto di ©Rosalia Filippetti

AVB: Ho provato a fissare i momenti salienti della tua brillante biografia artistica, ma al di là di quello che è stato il tuo straordinario percorso, quali sono i progetti futuri che danno linfa alla tua attività adesso?

MDA: Sicuramente in questo momento quello che è centrale e che mi sprona ad impegnarmi è il mio progetto solista. In questi anni ho composto vari brani che fanno parte di un mio spettacolo, “Aquí Me Encuentro”, con cui sto cominciando a girare proprio in questi giorni. In questo spettacolo c’è tutto il mondo musicale che ho esplorato fino ad ora e di cui mi sento permeato, le composizioni sono di forma e stile flamenco, ma nell’interno ci sono il Blues, il Jazz, la Musica Classica, una interessante miscela di stati d’animo. La formazione con cui la porto in giro ora è ridotta all’osso, chitarra e cajon, ma sto cominciando a scrivere brani per un ensemble più ampio, vorrei aggiungere un contrabbasso e uno strumento melodico, forse un violino. Mi piacerebbe anche arrangiare i miei brani per chitarra e quartetto d’archi, prima o poi lo farò!

AVB: Quali sono le musiche che hai composto a cui sei più profondamente legato e perché?

MDA: Non sono legato in maniera particolare a nessuna musica che ho composto, mi sento tendere verso nuove composizioni, sono queste a cui mi sento legato e, anche se non esistono ancora, le sento già nel cuore, le sento come emozione.

AVB: Quando lavoro con una personalità, qualunque essa sia ed in qualunque campo si sia distinta, mi piace molto metterne in luce anche le peculiarità umane, quelle che riguardano la vita di tutti i giorni. So che nel mondo del flamenco, il tuo amore, la tua passione, hai trovato l’amore e la passione della tua vita. Quanto gli affetti, le passioni e gli amori che viviamo nella vita di tutti i giorni determinano o possono determinare il successo di un momento, artisticamente parlando.

MDA: La mia compagna, Sara Vallucci, è una artista e una ballerina di grande levatura, nonché la mia musa ispiratrice! E’ lei che sente nascere i brani ed è lei che mi consiglia e mi sprona, le devo molto. Quando lei è in casa mentre compongo è sicuramente più facile che mi venga l’ispirazione.

Per quanto riguarda la vita di tutti i giorni, traggo notevoli benefici nella pratica meditativa, mi aiuta a conoscermi meglio e mi allena ad affrontare i momenti più intensi e impegnativi.

Sara Vallucci © Luigi Coluccia

AVB: Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo in cui ti muovi e quali invece gli artisti che hanno determinato la tua formazione?

MDA: I miei artisti di riferimento nel flamenco sono Paco de Lucia, il maestro assoluto, genio e innovatore, Vicente Amigo e Diego Del Morao. Ultimamente poi ascolto molto Bach, ha un effetto distensivo, mi sembra che resetti la mia mente musicale. Quando lo ascolto sento il mio bagaglio culturale musicale più presente ed interconnesso, sento che si creano collegamenti tra i mondi musicali che mi abitano. 

AVB: A noi non resta che salutarti Matteo, ma subito dopo averti augurato le migliori fortune personali ed artistiche, vorremmo chiederti un regalo per i nostri lettori, il video di quella che tu consideri la tua più bella creazione. Ciao, grazie e Mierda Mierda Mierda!

MDA: Grazie a te caro Luigi e grazie a tutti i lettori di ArteVitae. Sono grato per questa opportunità di raccontarmi agli altri e perchè no, anche a me stesso! Il brano che vi propongo è uno Zapateado, una delle mie ultime esecuzioni, registrato in collaborazione con AMA Cajon e con il meraviglioso cajon di Attilio Celona.


Riferimenti dell’autore – Matteo D’Agostino

 

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