Marisol. Il nuovo racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

 Marisol  è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume

“La tovaglia era verde con le ciliegie, Giulia si asciugò il sudore e si rilassò.” – Marisol, il nuovo racconto di Daniela Luisa Bonalume

Il semaforo sarebbe scattato a secondi e Giulia non aveva altra strada da percorrere se non quella che passava davanti al posto di blocco della Polizia. Una leggera ubriacatura le stava condizionando la guida. Una ubriacatura procurata dalla massiccia dose di adrenalina che era stata rilasciata proprio alla vista delle forze dell’ordine. Se fosse passato vicino a lei un cane, la bestia avrebbe avvertito pesantemente lo stato di paura nel quale Giulia versava.

Mentre guardava la luce rossa, non perdeva di vista lo scooter alla cui guida c’era la badante di sua madre che, alla bisogna, si occupava anche delle pulizie delle due case. La donna, una formosa ecuadoregna col volto nascosto dal casco ed il fisico evidenziato da un abbigliamento in micro fibra elasticizzata a colori fluorescenti, le stava a venti centimetri dal paraurti posteriore. Marisol, così si chiamava, era divertente e sempre allegra. Al contrario il marito, invece, bilanciava questa attitudine alla vita con una costante atmosfera funesta e distratta. Proprio per questo Marisol intratteneva relazioni gratificanti con uomini più compatibili con la sua solarità.

Giulia ripensò alle ultime quattro ore trascorse. Alla telefonata ricevuta dalla badante mentre stava tornando a casa. Le mettevano sempre una certa ansia perché temeva qualche disastro occorso alla madre. Non quella volta, però. Quando Giulia rientrò a casa propria, la trovò già lì in cucina davanti al lavandino, in piedi, con il volto stravolto dalla paura. Come la vide varcare la soglia del vano, Marisol aprì entrambi gli sportelli del vano sottostante. In una gigantesca cassetta della frutta, e parzialmente avvolto in una tovaglia colorata, giaceva il cadavere di un uomo iper-crinito con la fronte bassa, moro, con lunghi baffi interrotti da due incisivi bianchi e sporgenti che spezzavano la spessa linea scura sotto il naso. Non era più alto di un metro e venti.

-E’ l’Alvaro, seniora Giulia! Ho ricevuto una telefonata che mi diceva di venire qui, avrei trovato l’Alvaro ad aspettarmi sotto il lavandino. Non capivo e mi sono affrettata. Eccolo qui tutto stecchito, seniora Giulia! Stecchito! – Marisol si spiegava muovendo le mani e la testa come se stesse lottando contro un calabrone.  Giulia guardava la cassetta della frutta: – Marisol, ma come è possibile una cosa del genere qui a casa mia? Chi è potuto entrare nella mia casa? Perché proprio qui? Cosa facciamo? Chiamiamo la Polizia…

-No Seniora! L’Alvaro era il mio amico. Lo so, è stato il mio marito che lo ha voluto togliere dal mezzo! – Marisol non riusciva più a parlare un italiano corretto, ed iniziava a fare un po’ di confusione tra le due lingue, quella spagnola e quella del paese dove ora viveva.

-Ma cosa stai dicendo Marisol, chiamiamo la Polizia, qui abbiamo un cadavere, anche se è un mezzo cadavere, e gli assassini sono entrati in casa mia, hanno le chiavi! –

Marisol era sempre più agitata, piangeva con il viso tra le mani:

– No, è stato il mio marito, è stato l’Enrique, lo ha matato lui, l’Enrique! No Seniora, buttiamo via l’Alvaro, buttiamolo via al casonetto di giù al portone, quello marone dello umido! Seniora la prego, seniora te prego! Sennò l’Enrique va in galera. Seniora mi aiuti! Se l’Enrique va in galera debo tornare in Ecuador –.

Giulia, dopo aver ripassato velocemente nella testa il turn over delle badanti prima di trovare Marisol, accondiscese alla richiesta della sudamericana. Col piglio di chi la sa lunga impartì istruzioni alla sottoposta la quale, vedendo la risolutezza di chi stava prendendo in mano la situazione, si mise a disposizione senza aprire più bocca.  Tutto sommato, l’Alvaro era molto piccolo, come uomo, quindi facilmente occultabile.

-Marisol, copriamo l’Alvaro con quella tovaglia vecchia con le ciliegie che sta nel cassetto. Togli il sacco dal carrello della spesa e mettiamo la cassetta con l’Alvaro lì sopra. Prendi gli elastici coi ganci dalla cassapanca degli attrezzi, ecco brava, così. Fissiamola bene al carrello così quando passiamo sotto in cortile l’Alvaro non scivola! –

E questo fecero. Così imballato, poteva sembrare un carico di cocomeri. Marisol trascinava il carrello con lo scottante carico, e Giulia controllava da dietro che la tovaglia con le ciliegie non si muovesse. Contrariamente a quanto proposto dalla badante, Giulia decise di sistemare il carico nel bagagliaio della macchina.  Aprì il portellone della Panda ed insieme le due donne cercarono, con molta fatica, di posizionare la cassetta di legno nel migliore dei modi all’interno del vano della vettura.

Concertarono che avrebbero lasciato il tutto all’ingresso dei mercati generali. La confezione non avrebbe destato alcun sospetto e casomai, quando l’Alvaro sarebbe stato individuato, probabilmente parecchie ore dopo il rilascio dell’incomodo carico, nessuno avrebbe pensato a loro.

E adesso la Polizia, a cinquanta metri dal semaforo, sulla strada attorno ai mercati generali, proprio non ci voleva. Scattò il verde, Giulia ingranò la prima e la paletta del poliziotto la invitò ad accostare qualche metro dopo le strisce pedonali. La Panda si fermò sul ciglio destro senza che Giulia scendesse, e si fermò anche Marisol dietro di lei. Il poliziotto le chiese come mai non avesse proseguito. Marisol replicò:

-Accompagno la mia Seniora ai mercati della spesa perché lei ci ha la sciatica e non può portare i pesi, poi vado a curare la nonna, la sua mamma – il poliziotto si avvicinò a Giulia, che aveva preso il colore dei gechi, e la invitò a proseguire sul suo tragitto, seguita dalla sua intraprendente scorta sudamericana.

Giunte nei pressi del luogo prescelto, le due donne si fermarono. Giulia aprì il cofano. Era vuoto. L’Alvaro era sparito con tutta la cassetta di legno e la tovaglia con le ciliegie. -Marisol, Marisol, Marisooool – iniziò ad urlare disperatamente.

Marisol accorse al capezzale di Giulia con una bevanda fresca ed il termometro – Seniora Giulia, tranquila tranquila che va tutto bene.

– Marisol, non c’è più l’Alvaro morto nel cofano! –

-L’Alvaro è a qui, Seniora. L’Alvaro ha apena finito de agiustar el sifone del lavandino in cucina che perdeva. Seniora beve questa cosa fresca, che ci hai la febbre alta. E’ una aluscinazione! Non urla più, Seniora! –

Marisol aveva coperto il vassoio con una vecchia tovaglia che era piegata nel cassetto. La tovaglia era verde con le ciliegie, Giulia si asciugò il sudore e si rilassò.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo

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