Marinella “in veritas divino”! – Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Marinella “in veritas divino”!  è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Era completamente intontita.
Mise, con cautela, il naso fuori dalla porta a bussola dell’albergo nel quale alloggiava. Un freddo tremendo. Uscì.

La bora fischiava attraverso le maglie della sciarpona a righe verde bosco e blu oltremare confezionata dalla zia Rita. Marinella era quasi vicina ai cinquanta.

Ancora qualche mese ed avrebbe festeggiato il traguardo del mezzo secolo. Carina ma non troppo, tondetta ma non troppo, bassa ma non troppo, seria ma non troppo, intelligente e creativa: troppo!

Probabilmente la sbornia di quarant’anni prima, presa col cuginetto, aveva lasciato tracce indelebili nelle sue sinapsi.

In quel periodo, sotto capodanno, si trovava a Trieste per il controllo di un inventario. Non gliene importava nulla di passare la festa in albergo a vedere la tv, o a leggere qualcosa. Anzi, preferiva così. Era una scelta, quella della solitudine.

Da quando la sua storia con Alessandro era finita, non gliene fregava proprio niente di niente, di acchiappare. Odiava frequentare quei posti nei quali si spera, o si dispera, di incontrare qualcuno che sembri almeno interessante. Quei posti dove gli aperitivi sono il pretesto per esibire il lavoro del dentista e favorire un principio di elefantiasi, a causa delle ore passate in piedi.

Petto in fuor’
Pancia in dent’
“Ci vuole un fisico bestiale, e anche una pasiensa……”

Ci era andata due o tre volte. Era rientrata a casa con un forte senso di frustrazione. La sua fisicità non le consentiva di essere notata, e non vi era mai tempo a sufficienza per imbastire una conversazione sensata. Inoltre era astemia, proprio a causa di quei quarant’anni fa, e quindi non poteva neppure tentare “l’alegria” indotta da qualche grado in più.

La sua battuta più riuscita, quando la canzonavano per l’astensione dall’alcool era:
“Sono creativa già di mio, con additivi potrei essere ‘esondante’!”.

Qualche invito le era arrivato, ma solo l’idea di apparecchiarsi per la serata di gala le aveva procurato un herpes simplex sul labbro. Croce e delizia. Pungeva, ma l’escrescenza le sdoganava l’elusione dei festeggiamenti.

Il primo giorno dell’anno, dopo una salutare dormita ed una prima colazione in camera conclusasi nel primo pomeriggio, aveva deciso di andare a fare due passi sul colle.

Una sbirciatina alla Cattedrale di San Giusto era un richiamo alle sue passioni. Lo stile romanico era il suo preferito. Nel caso specifico la Cattedrale, impreziosita ma non snaturata da interventi in stile gotico, era ancora più suggestiva. La camminata nel freddo la rese allegra. Iniziò a balenarle l’idea di godersi una cenetta seria in quel ristorantino particolare che aveva si e no cinque o sei tavoli, dove era praticamente impossibile trovarne uno libero senza prenotazione.

Giunta davanti al portale, prima di entrare nel luogo sacro, cercò il numero del piccolo locale e diede concretezza alla sua idea. Poi entrò nella Basilica, si sedette su una panca e si godette appieno la sua solitudine e libertà, guardando fissamente l’imponente lampadario. Un’onda di calore la pervase. Era serena, se non addirittura felice, di trovarsi in quel momento in quel luogo. Non v’era traccia di una melanconica solitudine. Si sentiva libera ed appagata.

Marinella amava il suo lavoro e le sue passioni la assorbivano completamente durante il tempo libero. Non le mancava proprio nulla. Si. L’unica cosa che mancava, al momento, era uno sguardo ai mosaici bizantini dei due sacelli laterali. Si alzò e onorò l’opera delle maestranze, poi infilò il corridoio centrale ed uscì, sistemandosi bene la sciarpa.

Mentre ritornava verso la città, la voce di un uomo si insinuò nelle sue orecchie. Non era italiano, era al telefono e camminava qualche metro dietro a lei. Stava forse litigando con qualcuno, il tono era basso ma incalzante “ma sceghì, adieò! ma sceghì, adieò! ma sceghì, adieò!”.
Marinella aveva capito solo che egli stava cercando di liberarsi dell’interlocutrice e che la erre non era tra le sue consonanti più riuscite.

Si voltò per vedere e capire. Odiava sentirsi insicura, uno sguardo allo sconosciuto le avrebbe chiarito se il passo dovesse essere sveltito oppure no. Era alto, sulla
cinquantina abbondante.

Non era interessato a lei e la cosa la tranquillizzò, anche se un passo di lui erano due dei suoi.
Pensò “però, non male!”, e continuò per la sua strada.

Godette del gelo crepuscolare. L’aria pungente le dava l’illusione che le calorie che sarebbero state ingurgitate durante la serata non avrebbero lasciato traccia sul suo giro vita. Lo sanno tutti, camminare al freddo fa bruciare parecchio…si fece avvolgere dalle spire dei suoi pensieri dimenticando completamente il contesto esterno. Camminò a lungo per la città bassa senza curarsi delle strade, dei palazzi, delle persone.

Quando lo stomaco le ricordò la prenotazione del tavolino, le gambe lo assecondarono conducendo la loro proprietaria verso l’ambita meta. Prese posizione in veranda, accanto alla stufa, senza togliersi il pesante cappotto. Si liberò solo della sciarpa e dei guanti. Guardare il passaggio sulla piazza, assolutamente disadorna data la temperatura, era uno spasso. Il ristorante era comunque pieno. I pochi tavoli erano già occupati da alcune coppie di turisti che tubavano mano nella mano.

La mente di Marinella fece un salto all’indietro, quando anche lei tubava con Alessandro, ma questa volta il suo stomaco rimase in attesa della cena, ne si strinse ne si chiuse. Segno, questo, che, della sua relazione con lui, erano rimaste solo le cose belle e nessun dolore e la consapevolezza di aver vissuto una storia piena ma conclusa. Ora era pronta a godersi la vita, il cibo e ciò che la nuova condizione era disposta a regalarle.

Tutto si sarebbe immaginata tranne quello che …

Mentre il cameriere si dimenava nel recitarle il ricercato menù, l’occhio di Marinella cascò sull’uomo che stava chiacchierando col proprietario. Era solo, alto e sulla cinquantina abbondante. Parlava italiano ma non era italiano, la erre non era tra le sue consonanti più riuscite. Probabilmente cercava di ottenere un tavolo.
Però, non male! Pensò lei, e ordinò la sua cena al cameriere che si allontanò velocemente.

L’uomo si voltò verso la sala/veranda. I loro sguardi si incrociarono. E come cantano gli inglesi, Marinella suddenly sorrise. Gli sorrise. I due uomini parlottarono ancora qualche secondo ed il proprietario del ristorante si avvicinò al tavolo di lei.
Imbarazzato ma divertito, le chiese se fosse disposta ad ospitare lo sconosciuto, che però non era a lui sconosciuto. Era un saltuario avventore del locale che, quando capitava in città, era spesso cliente dell’esercizio.

Marinella lo guardò incredula. Poi spostò lo sguardo verso l’altro, che aspettava una risposta poco lontano. Marinella sorrise. Gli sorrise.

Lui, René, si accomodò al tavolo ed ordinò la propria cena, e ordinò anche una bottiglia di Collio Sauvignon Russiz Superiore.
Non riuscì a berne un bicchiere intero, di quel vino.

Marinella, sull’onda dell’euforia dell’imprevisto, si scolò quasi l’intera bottiglia. Lo trovò fresco, gradevole, genuino, frizzante e fermo, corposo e leggero, inebriante: il vino!

E anche Renè trovò fresca, gradevole, genuina, frizzante e ferma, corposa e leggera, inebriante ed irresistibilmente ‘esondante’ : Marinella.

Un proverbio popolare recita che “quello che fai il primo giorno dell’anno, lo farai per tutto l’anno”.
Non manca mai, nel loro frigorifero, una bottiglia di Collio Sauvignon Russiz!


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

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